Farmindustria: “Plasmaderivati farmaci strategici, in Italia un sistema all’avanguardia”

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Roma, 7 ottobre – I plasmaderivati “hanno un valore importantissimo, pochi sanno che in Italia l’80% del plasma che viene raccolto all’interno del sistema di autosufficienza nazionale, poi conferito alle aziende per essere frazionato e produrre i plasmaderivati. E soltanto un 20% è dedicato alle emergenze”.

A ricordarlo è la Farmindustria, con Francesco Carugi (nella foto), presidente del Gruppo Emoderivati dell’associazione degli industriali del farmaco, che sull’agenzia Adnkronos Salute accende un riflettore su questi farmaci biologici salvavita prodotti a partire dalla lavorazione del plasma umano, la parte liquida del sangue donata da volontari.

Si tratta di un settore importante, con caratteristiche peculiari sul piano della produzione. “Il plasma è una materia prima di origine biologica quindi non è sintetizzabile in laboratorio e conseguentemente è legato esclusivamente alla donazione” continua Carugi. “In Italia esiste un sistema per l’autosufficienza molto all’avanguardia che ha raggiunto negli ultimi anni delle cifre assai importanti, oltre 900 mila chili di plasma raccolto”.

Tra i plasmaderivati ci sono immunoglobuline, albumina umana, l’alfa 1-antitripsina, fattori della coagulazione. “Sono farmaci indirizzati prevalentemente a malattie rare, spesso non hanno alternative terapeutiche” precisa il presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria, “quindi per migliaia di pazienti, la disponibilità del plasma coincide con l’opportunità di avere una continuità terapeutica e una migliore qualità di vita”.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento, continua Carugi ,“in Italia esiste una legge che dovrebbe portare alla totale autosufficienza nazionale. Purtroppo la quantità di plasma che viene raccolto nel nostro Paese non basta a coprire l’intero fabbisogno”. Le aziende, quindi, “intervengono con un secondo canale”, continuando a fornire i farmaci necessari ma derivati “da plasma non italiano, proveniente dagli Stati Uniti o da altri Paesi europei”.

I processi di produzione in questo campo, evidenzia ancora il rappresentante di Farmindustria “sono molto sofisticati, tecnologicamente avanzati, sono processi industriali molto lunghi. Addirittura dal momento in cui c’è una sacca che arriva da un donatore al momento in cui un plasmaderivato diventa disponibile per una terapia possono passare anche 12 mesi”

Il ruolo dell’industria, però, non si ferma soltanto alla produzione di plasmaderivati c’è anche “un’attività significativa di ricerca e sviluppo: da un lato per aumentare il paniere delle plasma proteine disponibili, dall’altro lato anche per sviluppare nuove indicazioni per i farmaci già esistenti mediante la ricerca clinica”. E infine c’è anche

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