Roma, 4 aprile – I dazi sui farmaci? Sarebbero un danno sia per l’industria statunitense sia per quella europea, ma soprattutto danneggerebbero i pazienti. Lo afferma il presidente di Eguali
a Stefano Collatina (nella foto), dopo la decisione del presidente USA Donald Trump di applicare quelle che egli chiama reciprocal tariffs negli scambi commerciali con il resto del mondo.
Il presidente dell’associazione italiana delle aziende produttrici di equivalenti, biosimilari e value added medicine, in un comunicato stampa diffuso ieri, ricorda che l’esenzione da dazi per i prodotti farmaceutici “era stata concordata dalle economie avanzate aderenti all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) proprio per garantire il massimo accesso alle cure essenziali a livello planetario. Se l’esenzione fosse confermata sarebbe una bella notizia perché confermerebbe un principio e un valore etico condiviso da decenni dai Paesi del mondo avanzato”.
In attesa di capire se gli USA, su una materia così sensibile, addiverranno a più ragionevoli consigli, Collatina sottolinea che, in ogni caso, “il reale impatto delle misure per i comparto farmaceutico potrà essere valutato appieno solo nei prossimi giorni”. Anche se è certo che i timori sugli effetti che potrà produrre non mancano davvero e sono giustificati.
L’ordine esecutivo pubblicato subito dopo l’annuncio dalla Casa Bianca (disponibile qui) conferma un dazio aggiuntivo del 10% su tutti i prodotti di importazione, declina tassi differenziati per i Paesi elencati nell’Annex I (20% per l’Europa) ma reca anche un Annex II che elenca prodotti – anche farmaceutici – che “non saranno soggetti alle aliquote di dazio ad valorem ai sensi del presente ordine”, anche se si specifica che “le descrizioni dei prodotti contenute nell’Allegato sono fornite solo a scopo informativo e non intendono in alcun modo delimitare l’ambito dell’azione”.
Collatina sottolinea la specificità del settore dei farmaci generici-equivalenti e biosimilari, che “opera in un mercato altamente competitivo, con volumi elevati e margini molto bassi. Negli USA i farmaci generici rappresentano circa il 90% dei farmaci distribuiti e il valore complessivo delle vendite è diminuito di 6,4 miliardi di dollari in cinque anni, nonostante una crescita in volumi. In una situazione del genere, l’introduzione di dazi sui medicinali e sui princìpi attivi in ingresso negli Stati Uniti va ad incidere su una catena di fornitura già stressata e può tramutarsi in un boomerang”.
Il presidente di Egualia supporta l’affermazione con altri dati significativi: “Gli Usa importano il 70% dei princìpi attivi in volumi (15% da Cina, 25% da Ue e 30% da India) e per circa 700 molecole di larghissimo utilizzo per le malattie croniche l’Europa (e l’Italia e tra i principali attori europei) è l’unico fornitore, il resto proviene da India e Cina. Se non si conferma l’esenzione per i prodotti farmaceutici, gli eventuali dazi imposti anche su questi beni all’Europa finirebbero per aumentare la dipendenza degli USA dalla Cina per i medicinali essenziali. Riportare le produzioni da una regione del globo a un’altra richiede molti anni e non sempre è praticabile” spiega Collatina, a giudizio del quale non deve peraltro essere dimenticato ” il ruolo della produzione farmaceutica italiana in conto terzi (Cmo/Cdmo): insieme al Governo italiano e alle istituzioni europee dobbiamo fare il possibile per tutelare questa specificità italiana dalla guerra commerciale che si sta scatenando. Non vorremmo che indirettamente i dazi generalizzati penalizzino questo settore cruciale per la nostra industria”.
“Che gli Stati Uniti vogliano rafforzare la propria manifattura farmaceutica e le proprie catene di fornitura è comprensibile” riconosce il presidente delle aziende produttrici di farmaci accessibili. “Ed è lo sesso obiettivo che si è posta l’Unione europea con l’avvio della riforma farmaceutica, del Critical Medicines Act e il Biotech Act, ma questo andrà a vantaggio e non a danno del diritto dei pazienti ad accedere ai medicinali di cui necessitano. L’obiettivo dell’Europa e del Governo italiano – conclude Collatina – deve essere quello di puntare sul mantenimento e sulla crescita di competitività e capacità manifatturiera (il Critical Medicines Act è un’opportunità, se ben implementato) mantenendo al contempo la massima apertura al commercio e alla cooperazione internazionale”.
Perché, alla fine, quel che non deve essere mai dimenticato quando si assumono decisioni (politiche o commerciali che siano) in materia di farmaci è che le vulnerabilità in campo farmaceutico si ripercuotono direttamente e subito sui cittadini. E ciò dovrebbe bastare ed avanzare per spingere tutti verso scelte e decisioni responsabili.


