Ccnl farmacisti, l’Ordine di Roma: “Va introdotta l’indennità di specificità sanitaria”

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Roma, 12 giugno – Lo stallo delle trattative per il rinnovo del Ccnl delle farmacie private, interrotte giusto un mese dai sindacati dei lavoratori di fronte a un’offerta di aumento retributivo (120 euro nei tre anni) ritenuta irricevibile ha segnato l’avvio di una mobilitazione dei collaboratori di farmacia che si è già sostanziata in una serie di presidi e pubbliche manifestazioni di protesta in diverse città d’Italia (RIFday ne ha riferito il 10 giugno in questo articolo), che continueranno – in assenza di novità – nei prossimi giorni.

L’argomento, ovviamente, è al centro del dibattito di categoria, soprattutto sui social, dove sui gruppi di confronto e discussione trova larga espressione il malcontento dei farmacisti dipendenti per una situazione contrattuale che – dopo una vacanza contrattuale lunga otto anni chiusa nel 2021 (in piena era Covid) da un rinnovo contrattuale molto deludente per i collaboratori soprattutto sul piano salariale, con un aumento di soli 80 euro e nessun riconoscimento per gli otto anni di periodo di transizione  – continua a rimanere sempre difficile e contrastata, con buona pace delle aspettative e degli auspici della vigilia. Che erano ben altri: in questa tornata negoziale si confidava infatti in un salto di qualità delle relazioni sindacali e nella possibilità di chiudere un contratto che, guardando ovviamente anche ai profili di sostenibilità del sistema farmacia, riconoscesse tangibilmente ai collaboratori il loro indiscusso profilo di professionisti sanitari e le crescenti responsabilità  di cui si fanno carico in ragione del rilevante impatto della ‘farmacia dei servizi’ sull’evoluzione dell’esercizio professionale.

La proposta di Roma: riconoscere formalmente nel Ccnl il ruolo sanitario                del farmacista collaboratore introducendo l’indennità di specificità sanitaria

Un elemento di discussione e riflessione importante è sicuramente rappresentato dalla suggestione che il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, Giuseppe Guaglianone (nella foto), ha sottoposto alla Federazione degli Ordini in occasione dell’ultimo Comitato centrale federale.

In una lettera indirizzata al presidente Andrea Mandelli, il presidente dell’Ordine di Roma  – facendosi portavoce della sempre più pressante esigenza rappresentata ormai quotidianamente  dai collaboratori delle farmacie di comunità della Capitale e provincia – ha chiesto l’impegno delle rappresentanza professionali a valutare e, se del caso, sostenere il percorso per un formale riconoscimento, a livello contrattuale, del ruolo sanitario dei farmacisti collaboratori. E di farlo non mettendo nel mirino problematici (e poco realistici) passaggi dall’area contrattuale attuale (servizi e commercio) all’area sanità, ma molto più pragmaticamente attraverso l’introduzione nel Ccnl di categoria di una voce ad hoc, l’indennità di specificità sanitaria, sulla falsariga di quanto avvenuto in occasione del recente rinnovo del contratto di lavoro dell’Area Medica e Veterinaria del Comparto Sanità pubblica, dove appunto è stata inserita questa voce.

“Credo, insieme a tutti i colleghi del Consiglio direttivo, che un riconoscimento esplicito della natura sanitaria del ruolo professionale del farmacista collaboratore non sia più procrastinabile” argomenta Guaglianone “soprattutto alla luce delle inedite e crescenti responsabilità che derivano dalla progressiva affermazione del modello della farmacia dei servizi”.

La questione, del resto, è di palmare evidenza e chiarezza: il futuro della professione farmaceutica e la piena realizzazione del potenziale della farmacia come pilastro del sistema sanitario non possono che passare, inevitabilmente, anche dal formale riconoscimento, a livello contrattuale, del ruolo intrinsecamente sanitario dei farmacisti collaboratori. E l’introduzione di una voce come l’indennità di specificità sanitaria (facendo leva anche sul fatto che essa è già stata adottata in altri comparti) sembra in effetti essere la via più semplice e diretta per raggiungere l’obiettivo.

“Un obiettivo che a mio modo di vedere è cruciale, per molte e intuitive ragioni, tra le quali voglio citare quella di citare quella di ridurre per quanto possibile i motivi di conflitto intra-professionale, riportando un clima più sereno nelle relazioni interne alla comunità dei farmacisti” spiega ancora Guaglianone. “Non possiamo in alcun modo ignorare che la farmacia moderna ha cessato di essere una semplice struttura di dispensazione di farmaci per evolvere in un vero e proprio presidio sanitario di prossimità, punto di riferimento essenziale per la salute dei cittadini. In questo contesto dinamico, il farmacista collaboratore non è un mero intermediario commerciale, bensì un professionista sanitario a pieno titolo, che con le sue competenze specialistiche, la sua autonomia professionale e la sua responsabilità decisionale contribuisce attivamente alla tutela della salute pubblica. E questa incontestabile realtà” aggiunge il presidente dei farmacisti romani “deve essere formalmente riconosciuta, con un riconoscimento che comporti la valorizzazione economica delle competenze specialistiche, delle responsabilità assunte e dei rischi professionali del farmacista collaboratore che – da professionista sanitario – opera quotidianamente al servizio della comunità”.

Il ruolo del farmacista collaboratore nella farmacia di oggi

Guaglianone, per sostenere con più forza la necessità del riconoscimento formale in sede contrattuale del ruolo dei farmacisti collaboratori, non esita a richiamare le mansioni che svolgono quotidianamente con impegno e professionalità nelle farmacie di comunità pubbliche e private, dalla dispensazione consapevole e sicura del farmaco alla consulenza terapeutica personalizzata e basata sull’evidenza, dalla gestione delle complesse interazioni farmacologiche alla preparazione di farmaci galenici, dal supporto cruciale all’aderenza terapeutica agli interventi di prevenzione, screening e promozione della salute: un bouquet di competenze e prestazioni che delineano inequivocabilmente la natura sanitaria della loro attività.

“L’avvento e la progressiva implementazione della farmacia dei servizi” aggiunge il presidente dell’Ordine romano “hanno ulteriormente enfatizzato e ampliato le responsabilità sanitarie del farmacista collaboratore, investendolo di nuove e delicate funzioni -somministrazione di vaccini, esecuzione di test diagnostici di prima istanza, erogazione di servizi di telemedicina, gestione proattiva di percorsi assistenziali per pazienti cronici, solo per citarne alcuni. Trasformazioni impensabili fino all’altro ieri, che rendono ancora più urgente e imprescindibile un riconoscimento certo e solido che valorizzi adeguatamente la crescente complessità del ruolo e le sempre più rilevanti responsabilità sanitarie che ne discendono. E francamente nessuna risposta sembra essere più adatta a questa necessità dell’introduzione dell’indennità di specificità tra le voci del Ccnl”.

Da qui la proposta avanzata alla Federazione nazionale di adoperarsi – per quanto è nelle sue possibilità e consenta il suo ruolo istituzionale – per l’introduzione dell’indennità di specificità sanitaria nei contratti di lavoro dei farmacisti dipendenti di farmacie aperte al pubblico. “È imperativo che l’indennità non solo riconosca il valore strategico del contributo dei farmaci di comunità al sistema sanitario nazionale” sottolinea Guaglianone “ma tenga altresì in debita considerazione il significativo incremento delle responsabilità sanitarie direttamente connesse all’implementazione e al pieno sviluppo della Farmacia dei Servizi, sancendo a livello contrattuale il ruolo sanitario del farmacista al pubblico”.

“È ragionevole ritenere che un segnale concreto in questa direzione rappresenterebbe un tangibile e meritato riconoscimento della professionalità sanitaria dei farmacisti collaboratori” argomenta Guaglianone “e sarebbe un incentivo fondamentale per attrarre e trattenere talenti in un settore che al momento manifesta invece preoccupanti segnali di perdita di capacità attrattiva. Un trend, quest’ultimo, che va subito arginato, e l’indennità di specificità sanitaria può certamente essere uno strumento di grande efficacia per farlo e garantire i livelli di organico necessari per una piena realizzazione del potenziale della farmacia dei servizi a beneficio della salute dell’intera collettività”.

L’auspicio espresso da Guaglianone è non solo che l’indennità di specificità sanitaria trovi posti tra le voci del Ccnl, ma che il suoi valore economico possa allinearsi ai principi di riconoscimento già affermati per altre professioni sanitarie, come nel già ricordato contratto dell’Area Medica e Veterinaria del Comparto Sanità pubblica, pur tenendo ovviamente nella dovuta considerazione le diverse caratteristiche del settore privato e la sostenibilità economica delle farmacie.

La proposta arrivata dall’Ordine di Roma è stata oggetto di una prima valutazione da parte del Comitato centrale Fofi, dove è stata accolta con l’interesse che merita e con l’annunciata disponibilità a prossimi approfondimenti, peraltro necessari: proporre l’introduzione di una nuova voce nel contratto di lavoro comporta ovviamente un confronto con le parti istituzionalmente preposte a negoziare e firmare il Ccnl. Ma, dando per scontato il rispetto del principio dell’unicuique suum, è del tutto evidente che in questo caso ci sono in gioco questioni che attengono alla natura e alla dimensione professionale del farmacista, nelle quali gli enti di diritto pubblico che tutelano e vigilano sulla professione non possono fare a meno di intervenire.

La strada forse sarà accidentata e non proprio agevole, ma – per arrivare in fondo – bisognerà pur iniziare a percorrerla. L’Ordine di Roma ha fatto il primo, necessario passo. L’auspicio è che comincino subito a seguire gli altri.

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