Roma, 21 maggio – L’individuazione di un nuovo bersaglio molecolare da inibire tramite un peptide sintetico potrebbe aprire nuove prospettive al trattamento delle neuropatie, condizioni croniche causate da una lesione o dal malfunzionamento del sistema nervoso centrale o periferico che provocano molto dolore e la conseguente necessità di contrastarlo e mitigarlo facendo ricorso a farmaci oppioidi, con i connessi rischi di dipendenza ed effetti collaterali. Uno studio condotto da un team internazionale di ricerca all’Università Statale di Milano potrebbe però aver messo a punto un approccio innovativo per il trattamento del dolore neuropatico in grado di superare i limiti delle terapie a base di oppioidi.

Lo studio è stato coordinato da Andrea Saponaro, ricercatore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, e condotto con la collaborazione del team di ricerca di Anna Moroni, docente di Fisiologia della Statale (nelle foto a lato), con il contributo dell’Università della Florida. Pubblicata su The Journal of Physiology, la ricerca ha individuato un bersaglio molecolare specifico, il cAMP (adenosina monofosfato ciclico), una sorta di “interruttore chimico” che modula il comportamento dei neuroni del dolore e che è direttamente correlato a specifici canali presenti in questi neuroni, chiamati canali HCN2. Il cAMP potenzia l’attivazione dei neuroni e li rende più suscettibili, aumentando la trasmissione dei segnali dolorosi e la loro persistenza nel tempo.
È quindi proprio il legame tra la molecola cAMP e il neurone HCN2 a rappresentare un meccanismo chiave alla base del dolore neuropatico: intervenire su questa interazione, impedendone l’azione, consente di ridurre l’iperattività dei neuroni e, di conseguenza, il dolore.
Per bloccare selettivamente questa interazione e ridurre l’iperattività neuronale, i ricercatori hanno sviluppato un peptide sintetico, che ha eliminato il potenziamento del dolore, producendo effetti analgesici senza le conseguenze collaterali date dall’uso di oppiodi e suggerendo quindi la possibilità di sviluppare approcci farmacologici innovativi in grado di agire in modo selettivo sui meccanismi alla base del dolore.
“Uno degli aspetti più rilevanti di questa ricerca è la possibilità di intervenire sul dolore neuropatico agendo in modo mirato sui meccanismi che lo generano, senza ricorrere agli oppioidi” spiega Saponaro. “Oggi queste terapie rappresentano una risposta diffusa ma problematica, per via degli effetti collaterali e del rischio di dipendenza: il nostro approccio apre quindi la strada a una nuova generazione di trattamenti, capaci di affrontare il dolore cronico in modo più sostenibile, agendo sulle cause biologiche e non solo sui sintomi”.
La ricerca ha ottenuto il sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione Telethon.


