Roma, 8 luglio – Ogni euro investito in vaccinazioni può farne risparmiare fino a 30, aspetto da valutare con estrema attenzione in un Paese che, come l’Italia, conta oggi 3,5 milioni di persone immunodepresse. Questo uno dei temi al centro della prima edizione di iCube – Infezioni nei pazienti immunodepressi: approccio integrato laboratorio e clinica, il congresso scientifico che ha riunito al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli, il 6 e 7 luglio, infettivologi, clinici, microbiologi, farmacologi e specialisti della prevenzione italiani e di altri Paesi per un confronto su una questione – l’aumento per una serie di concause dei pazienti in condizione di depressione immunitaria, più esposti a infezioni gravi – di grande e attualissima rilevanza medico scientifica.
“iCube nasce dalla necessità di integrare le cure in un mondo sempre più complesso” spiega Ivan Gentile (nella foto), ordinario di Malattie infettive all’Università Federico II di Napoli, direttore della UocE di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II e responsabile scientifico del congresso. “Le tre ‘i’ sono infezioni, immunodepressione e integrazione. I pazienti immunodepressi rappresentano oggi circa il 6% della popolazione italiana, oltre 3,5 milioni di persone. Per garantire loro le migliori cure non basta che il microbiologo identifichi il germe o che l’infettivologo prescriva un antibiotico: serve un approccio integrato tra più figure professionali”.
Per quanto paradossale possa apparire, la crescita dei pazienti fragili è legata anche ai progressi della medicina, che hanno migliorato la sopravvivenza ma aumentato la platea dei soggetti esposti a infezioni gravi. “La prevenzione è fondamentale” sottolinea al riguardo Gentile. “I vaccini hanno dimostrato efficacia e sicurezza e oggi hanno anche una forte valenza economica: per ogni euro investito si possono recuperare fino a 30 euro grazie a minori ricoveri, meno terapie, meno terapia farmacologiche, meno visite senza considerare la migliore qualità di vita”.
Ma – per quanto l’immunizzazione abbia inequivocabilmente dimostrato di essere l’arma più efficace di prevenzione – le coperture vaccinali continuano a restare lontane dagli obiettivi. “Per herpes zoster e pneumococco siamo intorno al 10%, mentre sull’antinfluenzale siamo mediamente al 50%, a fronte di un obiettivo minimo del 75%. Ogni anno l’influenza continua a riempire i Pronto soccorso e a provocare decessi. Questa battaglia non si vince solo con decreti o leggi, ma comunicando meglio e producendo evidenze sempre più solide” evidenzia Gentile, richiamando la criticità della cosiddetta “esitazione vaccinale”, fenomeno fluido e articolato prodotto da dinamiche sociali, psicologiche e demografiche molto diverse tra loro – che deve essere affrontata con con maggiore impegno ed efficacia.
Nel congresso napoletano ha trovato ampio spazio anche l’Hiv, responsabile di un’infezione della quale si parla ormai poco ma che, osserva Gentile, “è ancora presente e continua a diffondersi”, nonostante un quadro più favorevole di nuove terapie e prevenzione farmacologica. “I farmaci sono eccellenti, ma il problema resta la diagnosi tardiva” spiega l’infettivologo della Federico II. “Oggi esistono anche nuove armi di prevenzione, comprese formulazioni a lunga durata d’azione, in grado di ridurre quasi a zero il rischio di contrarre l’infezione nelle persone a rischio. E la cura può avvenire con fiale o pillole da somministrare addirittura due o anche una sola volta l’anno”.


