Cattani: “Nel 2026 +1,3% per l’export, ora subito un tetto al payback per poi abolirlo”

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Roma, 12 ottobre – Ancora e sempre il payback, fin da quando è stato introdotto bestia nera dell’industria farmaceutica nazionale. Sull’argomento,  in un’intervista al quotidiano Il Messaggero, è tornato ancora una volta il presidente di Farmindustria Marcello Cattani (nella foto), per evidenziare come, in base alle regole attuali, quello che le aziende farmaceutiche considerano un iniquo balzello peserà sui loro bilanci per oltre tre miliardi. scaricando sulle spalle delle industrie lo sfondamento (ormai strutturale) della spesa farmaceutica pubblica per gli acquisti diretti.

“Ma gli sfondamenti attuali dipendono da un finanziamento ancora molto inferiore alla domanda” precisa Cattani. “Basti pensare che il tetto di spesa per gli acquisti ospedalieri 2026 è più basso della spesa effettiva del 2022. Rispetto al 2013 c’è stato un aumento del 500%. Il governo ha fatto passi importanti per adeguare le risorse e contenere il payback, ma pensiamo che si debba introdurre un tetto ragionevole e sostenibile ai costi per le imprese, non oltre il 10-12% per poi arrivare alla sua abolizione. E, visto che dobbiamo valorizzare l’innovazione, crediamo possa essere riconosciuta una parziale compensazione alle aziende che investono nella ricerca clinica, nella produzione industriale, nella partnership con le imprese o che sostengono l’occupazione”.

Per Cattani, “la sanità, non soltanto la farmaceutica, si muove oggi in una dimensione globale: per esempio, il 10% del personale sanitario è straniero. E globali sono spesso le tecnologie, lo scambio di dati, gli algoritmi o la produzione di farmacie vaccini”. In questo quadro, spiega il presidente delle aziende del farmaco, “ogni euro in più per un maggiore finanziamento del sistema sanitario è benvenuto. Ma ogni mossa deve andare nella direzione di riconoscere maggiormente il valore aggiunto dei farmaci, considerare gli impegni nella prevenzione come spesa per investimenti e non solo spesa corrente, incentivare la produzione sfruttando meccanismi come la Zes, che hanno portato il farmaceutico a essere il primo motore industriale del Centro e del Sud. Credo che alcune questioni regolatone come l’early access debbano essere già affrontate in manovra”.

Ma è anche necessario  garantire ai cittadini l’accesso all’innovazione. “In media, in Italia, ci vogliono 441 giorni per rendere disponibile un nuovo farmaco. Invece va introdotto un percorso accelerato per farmaci e vaccini, a partire da quelli più innovativi” sostiene il presidente di Farmindustria. “Ma sono lunghi anche i tempi dei rimborsi dei prodotti. E tutto questo colpisce la nostra competitività maggiormente nello scenario internazionale del quale parlavo prima”.

Nella legge delega  per il riordino della legislazione farmaceutica c’è un richiamo a tutelare i principi attivi brevettati in Italia, “un primo passo importante. Ma anche questo tema, credo andrebbe affrontato in manovra. Siccome c’è anche una questione di sovranità industriale, i farmaci con principi attivi prodotti in Italia dovrebbero ottenere un premium price“ afferma Cattani, per poi concludere ricordando i numeri positivi del fatturato estero dello scorso anno, confermati anche nel 2026: “Tra gennaio e luglio del 2026 l’export è cresciuto dell’1,3%, garantendo quasi il 40% dell’avanzo alla bilancia commerciale italiana. Ma siamo anche i primi per il livello di spesa in innovazione per addetto (25mila euro, ndr) e quattro volte superiore alla media italiana oppure per ‘Open Innovation’, cioè la collaborazione pubblico privata. L’ultimo Documento di programmatico di finanza pubblica, non a caso, identifica il nostro e quello dell’aerospazio come i settori manifatturieri che stanno cambiando il modello industriale“.

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