Antiflu, la scorsa stagione vaccinati meno del 50% di over 65, Fimmg: “Più spazio ai medici”

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Roma, 12 ottobre – La grande maggioranza dei casi gravi di influenza, compresi quelli che richiedono un ricovero ospedaliero, riguarda persone non vaccinate e, nell’ultima stagione, la copertura antinfluenzale tra gli over 65 è stata inferiore al 50%.

Il dato, preoccupante, è stato evidenziato da Anna Teresa Palamara (nella foto), direttrice del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, nel suo intervento da remotto all’incontro La prevenzione vaccinale tra innovazione, sostenibilità e fiducia: scenari globali e ruolo della medicina generale, svoltosi nell’ambito dell’85° Congresso nazionale Fimmg-Metis di Villasimius, in Sardegna.

“La medicina generale può fare la differenza perché conosce la storia clinica dei pazienti, individua le condizioni di rischio e può proporre una prevenzione personalizzata” ha detto nel corso dell’incontro Tommasa Maio, responsabile nazionale dell’Area vaccini Fimmg (nella foto) “ma servono strumenti organizzativi adeguati e regole omogenee su tutto il territorio nazionale”. Per la Fimmg “resta centrale anche la necessità di costruire una strategia vaccinale capace di tenere insieme sorveglianza epidemiologica, innovazione scientifica, sostenibilità del sistema e fiducia dei cittadini, valorizzando il ruolo della medicina generale”.

Uno dei temi affrontati nel corso del convegno è la crescente complessità dello scenario epidemiologico. La circolazione contemporanea di influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale rende sempre più importante rafforzare i sistemi di sorveglianza, anche attraverso il contributo dei medici di famiglia. L’integrazione tra cartelle cliniche, strumenti diagnostici e flussi informativi potrebbe consentire di conoscere meglio la diffusione delle infezioni e orientare tempestivamente le strategie di prevenzione. Accanto alla sorveglianza, il tema dell’innovazione: dai vaccini combinati alle nuove piattaforme tecnologiche, fino alle opportunità di protezione contro Rsv e pneumococco. Progressi che pongono tuttavia interrogativi sui tempi di accesso, sulle risorse disponibili e sulle possibili differenze nell’offerta vaccinale tra le Regioni. “Non possiamo permettere che l’innovazione viaggi a velocità diverse a seconda del territorio in cui vive il paziente” ha detto ancora Maio. “È necessario superare la frammentazione organizzativa, garantire un accesso semplice alle anagrafi vaccinali e mettere i medici di famiglia nelle condizioni di programmare la prevenzione, anche attraverso la chiamata attiva dei pazienti più esposti al rischio”.

Sul rapporto tra innovazione, accesso e sostenibilità, Guido Di Donato, coordinatore del Gruppo di lavoro Prevenzione vaccinale di Farmindustria, avverte: “La prevenzione rappresenta una risposta sociale sempre più necessaria, soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione. Garantire un accesso tempestivo agli strumenti di prevenzione è fondamentale, anche considerando che gli investimenti nelle vaccinazioni dell’adulto possono generare un ritorno fino a 19 volte la spesa sostenuta. Occorre inoltre valorizzare il legame tra accesso a farmaci e vaccini e investimenti in R&S delle aziende farmaceutiche per rendere disponibili nuovi strumenti di prevenzione” ha dettto ancora il rappresentante dell’industria farmaceutiche, per poi concludere che la sfida è creare un circolo virtuoso tra ricerca, innovazione e prevenzione, “riconoscendo il ruolo centrale del medico di medicina generale nell’anticipare l’insorgenza delle patologie, anziché intervenire soltanto quando si manifestano». Un ulteriore elemento riguarda la valutazione dei risultati. La sostenibilità della prevenzione vaccinale non può essere misurata esclusivamente attraverso il costo delle dosi o il numero delle somministrazioni, ma deve considerare anche le complicanze evitate, la riduzione dei ricoveri e i benefici sulla qualità della vita”.

Un forte richiamo al tema della fiducia, infine, è arrivato da Anna Lisa Mandorino (nella foto), segretaria generale di Cittadinanzattiva, che ha ricordato come questa si costruisca attraverso la relazione con il medico di medicina generale. “Nessuno meglio del medico di famiglia, infatti, conosce il vissuto e la situazione dei propri pazienti, che non sono semplicemente categorie di persone, ma individui in carne e ossa, ciascuno con la propria storia e le proprie esigenze” ha detto Mandorino. “Un altro aspetto fondamentale è quello dell’accesso alla vaccinazione. È necessario organizzare i servizi in modo da garantire la massima accessibilità e rendere il più semplice possibile il percorso di prevenzione vaccinale”.

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