Roma, 13 luglio – Con “esitazione vaccinale”, definizione rubata dalla lingua inglese (vaccine hesitancy), si indica quel sentiment purtroppo ancora abbastanza diffuso nell’opinione pubblica fatto di indecisione, incertezza, ritardo e riluttanza, frutto di convinzioni individuali sulla percezione del rischio, che spinge le persone a ritardare o rifiutare la somministrazione dei vaccini nonostante la disponibilità dei servizi vaccinali. Si tratta di un sentimento complesso e e multi fattoriale difficile da contrastare, perché prodotto da una serie di diversi determinati e strettamente legato a differenti contesti: periodo storico, aree geografiche, situazione politica.
L’esitazione vaccinale è, di fatto, il pericolo pubblico n. 1 delle politiche di prevenzione sanitaria, tanto da essere considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità una delle principali minacce alla salute globale, poiché concorre in modo importante a mettere a rischio l’immunità di gregge favorendo così il ritorno di malattie infettive prevenibili. Che il fenomeno sia capace di generare problemi seri è dimostrato da fatto che negli ultimi anni i dati delle coperture vaccinali non solo non salgono, nonostante i poderosi sforzi e investimenti delle autorità sanitarie mondiali, ma addirittura flettono.
Sul tema ha fatto il punto in un’intervista ad Adnkronos Salute l’epidemiologo Massimo Ciccozzi (nella foto). “Le ragioni dietro l’esitazione vaccinale sono tante: una bassa percezione dei rischi legati alle malattie infettive, spesso considerate ormai scomparse o non gravi, ma anche a volte la difficoltà di accesso ai centri vaccinali, ma alla fine purtroppo ci sono i dubbi più comuni come la paura degli effetti collaterali (sia immediati che a lungo termine) e la velocità con cui vengono sviluppati i nuovi vaccini, e questo grazie alla disinformazione durante la pandemia di Covid” spiega l’epidemiologo, che sul tema ha condotto insieme ad altri specialisti uno studio in corso di pubblicazione.
“Il rifiuto dei vaccini ha radici storiche profonde, che risalgono fin dall’introduzione del vaccino contro il vaiolo nel XIX secolo. Poi l’era digitale e i social network hanno amplificato notevolmente la diffusione di teorie del complotto e notizie false” argomenta Ciccozzi, con un riferimento diretto al caso Wakefield, la teoria (falsa) di un presunto legame tra il vaccino Mpr e l’autismo diffusa nel 1998 dal medico inglese (poi radiato) con uno studio fraudolento pubblicato da The Lancet e poi ampiamente smentito, in primis dalla stessa rivista.
“La pandemia Covid-19 ha messo in luce e amplificato le fratture preesistenti nel rapporto tra cittadini e istituzioni” continua l’epidemiologo “creando un’eredità di scetticismo istituzionale che si estende oltre i vaccini anti-Covid ai programmi di immunizzazione di routine, campagne di vaccinazione stagionale e futura preparazione alla pandemia, abbiamo una fiducia compromessa. Invece, ricostruire la fiducia nei vaccini richiede investimenti sostenuti, trasparenza istituzionale, coinvolgimento della comunità e governance responsabile. Alla fine l’era post-pandemica richiede una ri-concettualizzazione fondamentale dell’esitazione vaccinale”.
Il suggerimento dell’epidemiologo riguarda la sfida che ha davanti la sanità pubblica. “Richiede di andare oltre le campagne di comunicazione verso strategie a lungo termine che servono a ripristinare la fiducia istituzionale e rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari pubblici” afferma Ciccozzi. “Il quadro istituzionale dell’esitazione fornisce una base concettuale per questo lavoro,ma la sua realizzazione richiede un impegno costante, una volontà politica e un autentico impegno istituzionale. Mentre ci prepariamo per future emergenze sanitarie, il Covid ci ha insegnato che la fiducia è l’infrastruttura invisibile della sanità pubblica, e senza di essa, gli interventi più efficaci non riusciranno a raggiungere il loro potenziale. Ripristinare quella fiducia” conclude l’epidemiologo “non è semplicemente una sfida comunicativa ma un obbligo fondamentale della salute pubblica”.


