Morbillo, preoccupante aumento dei casi nel 2026, le raccomandazioni del Ministero

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Roma, 19 luglio – La circolazione del morbillo nel nostro Paese, malattia che a partire dall’autunno del 2023 ha registrato un rilevante aumento dei casi, con un picco di 1.045 casi segnalati nel 2024, continua a preoccupare le autorità sanitarie. Dopo la flessione del 2025 (539 casi in totale) nel solo primo semestre del 2026 si contano già 609 segnalazioni, pari a un aumento di quasi l’80% (78,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In alcune Regioni del Paese, come la Campania e la Calabria,  gli incrementi sono praticamente esponenziali: la prima passa d passa da 18 a 100 segnalazioni di casi di contagio, la seconda addirittura da 17 a 265, Ma è rilevante anche l’aumento registrato in Toscana, che passa da 6 a 49 segnalazioni, moltiplicano per 8 il dato dello scorso anno, Più contenuto (da 47 a 54) l’aumento del Lazio.

I dati sono quelli della circolare trasmessa a tutte le autorità e gli operatori sanitari dalla Direzione generale delle Emergenze sanitarie, guidata da Maria Rosaria Campitiello (nella foto), che rende disponibili le risultanze dell’analisi epidemiologica condotta sulla malattia negli anni 2024–2026, accompagnati dalle raccomandazioni operative per contrastare la recrudescenza dei contagi.

I contagi del 2026, emerge dal documento, colpiscono in prevalenza i giovani, nella fascia dì età tra i 15 e i 39 anni (età mediana 30 anni), anche se l’incidenza più alta si registra nei bambini sotto i 4 anni (49,4 casi per milione). Di particolare rilevanza il dato che rileva che –  su 417 casi con professione nota  registrati nel 2026 – ben 55 (pari al 13,2%) sono operatori del settore. E suscita fondate perplessità il fatto che tra questi, 40 su 45 con stato vaccinale noto, risultano non vaccinati (88,9%): che se da una parte il dato conferma il rischio di trasmissione nosocomiale, dall’altro solleva interrogativi sulla presenza di quote non proprio residuali di operatori la cui osservanza delle misure di prevenzione nei contesti assistenziali è a dir poco discutibile.

Ma il dato che desta maggiori preoccupazioni diffuso dalla circolare è quello delle  coperture vaccinali, che mette di fronte a una realtà sulla quale le autorità sanitarie centrali e regionali dovrebbero urgentemente interrogarsi e approntare le giuste contrarie: per la seconda dose di vaccino,  nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge la soglia raccomandata del 95%. La copertura nazionale per la seconda dose è ferma all’84,45%, con punte minime in Sicilia (67,88%), Calabria (76,80%) e Lazio (77,81%). E tra i casi con stato vaccinale noto nel 2026, la quasi totalità (93,3%) dichiara di non essere vaccinata. Lo stato vaccinale non è noto per 115 casi (pari al 18,9%) dei 609 casi segnalati nel primo semestre 2026.

A fronte del preoccupante quadro epidemiologico, il Ministero della Salute non si può dunque esimere dal rivolgere alcune importanti  raccomandazioni a istituzioni sanitarie interessate e operatori professionali “al fine di rafforzare il controllo e favorire il ripristino dell’interruzione della trasmissione endemica di morbillo”. Le riportiamo qui di seguito, così come formulate nella circolare ministeriale:

  1.  Potenziare i sistemi di sorveglianza, assicurando un’accurata indagine epidemiologica dei casi sospetti e la conferma di laboratorio sia dei casi sporadici sia dei focolai.  In particolare, si raccomanda la massima tempestività nel condurre l’indagine epidemiologica, la segnalazione del caso sospetto su sistema PREMAL entro 24 ore e nella raccolta dei campioni biologici, già al primo contatto con il caso sospetto, sia per la conferma diagnostica sia per la caratterizzazione virologica. I campioni dovranno essere inviati al proprio Laboratorio regionale di riferimento della rete MoRoNet o, in assenza di questo, al Laboratorio nazionale di riferimento.
  2. Promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, e rafforzare le attività di recupero (catch-up) per garantire il completamento della seconda dose. In particolare, rafforzare gli interventi rivolti agli operatori sanitari (verifica dello stato immunitario, offerta attiva della vaccinazione, eventuale screening sierologico).
  3. Implementare attività di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, al fine di aumentare la fiducia e l’adesione vaccinale, con il coinvolgimento strutturato di Mng e Pls.
  4. Implementare attività di formazione strutturata degli operatori sanitari sulle competenze comunicative sulla comunicazione in ambito vaccinale.
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