Roma, 3 settembre – Al netto di ogni orgogliosa rivendicazione del Governo in ordine ai finanziamenti della sanità, destinataria di una quantità di risorse mai erogata prima, la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil continua pericolosamente a scendere, subendo una flessione anche nel 2025, anno in cui è passata dall’incidenza del 6,3% registrata nel 2024 al 6,2%. Un calo in apparenza infinitesimale, ma che in realtà è drammatico, anche perché conferma un ormai annoso trend negativo e ci spinge sempre più in basso nel raffronto internazionale: la differenza dell’incidenza della spesa sanitaria sul Pil in Italia (pari come appena ricordato al 6,2%) è inferiore di quasi un intero punto percentuale a quella della maggior parte dei Paesi europei (7,1%), così come a quella media dei Paesi Ocse. Per dirla senza troppi giri di parole, siamo desolatamente ultimi tra i Paesi del G7.
A tornare sull’argomento, alla vigilia della definizione della Legge di bilancio 2027, che monopolizzerà il dibattito politico delle prossime settimane e vedrà il ministro della Salute Orazio Schillaci (che ha già rappresentato la sua richiesta) nella mission (quasi certamente impossible) di strappare cinque miliardi di euro aggiuntivi per la sanità pubblica, è la Fondazione Gimbe, con un’analisi indipendente realizzata proprio in vista dell’avvio del confronto sulla manovra finanziaria del prossimo anno.
Il senso e il significato della ricerca Gimbe sono riassunti da una cifra che restituisce plasticamente la situazione: in termini di spesa pro-capite, a parità di potere di acquisto, la nostra spesa per la salute è inferiore di più di 36 miliardi a quella dei Paesi comparabili. Cifra che corrisponde e anzi supera (a prendere per buone le anticipazioni giornalistiche) l’intero importo dell’appena ricordata manovra 2027, che dovrebbe “valere” appunto un po’ più di 30 miliardi.
“Il sotto-finanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale” osserva il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto).
Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe, basata su dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia andata allargando negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi cinque punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa tre punti da Francia, Svezia, Regno Unito. L’Italia è drammaticamente indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite, che nel 2025 è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto a quella dei Paesi europei.
“Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie” sottolinea ancora Cartabellotta, precisando che “davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.
Osservando retrospettivamente l’andamento della spesa per la salute, Gimbe osserva come il distacco dell’Italia dagli altri Paesi europei abbia cominciato a verificarsi nel 2011 e da allora non sia stato più colmato. “Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Per colmare la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche serve un deciso cambio di rotta” conclude Cartabellotta, a partire da “risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei Lea”,.


