Roma, 4 settembre – Mettere a punto un vaccino universale contro l’influenza, con una protezione così ampia da rendere inutili e mandare in pensione le iniezioni annuali necessarie ancora adesso alla vigilia della stagione fredda per garantire una copertura ‘aggiornata’ in particolare ai gruppi più a rischio, rappresenta il sogno di tutti i ricercatori (oltre che, comprensibilmente, quello di ogni azienda produttrice di farmaci). Il problema è che – dopo anni e anni passati a inseguirlo senza mai riuscire a raggiungerlo). qualcuno ha cominciato a pensare che si tratti di un sogno impossibile, anche alla luce delle straordinarie capacità. varietà e velocità di mutazione dei ceppi influenzali.
Le scoperte di un team di ricercatori USA, però, si candidano a spazzare via il paradigma mission impossible e avvicinare al tanto agognato traguardo del super-vaccino, modernizzando anche lr modalità di produzione dei vaccini antinfluenzali, ancora oggi in gran parte affidate a un metodo vecchio di 80 anni, un processo che parte dalle uova di gallina ed è – spiegano gli esperti – lento e costoso, e fatica inoltre ad adattarsi rapidamente ai nuovi ceppi mutanti.
I ricercatori dell’University of Michigan Engineering hanno invece sviluppato un procedimento per produrre vaccini antinfluenzali nel lievito di birra che – sostengono – è rapido, economico e sicuro. I primi risultati degli studi sui topi – presentati alla fine di agosto in occasione del meeting autunnale dell’American Chemical Society (Acs Fall 2026) tenutosi a Chicago – suggeriscono inoltre che il nuovo approccio potrebbe rendere obsoleto il vaccino antinfluenzale annuale, fornendo una protezione di lunga durata contro molteplici ceppi virali stagionali.
“Sembra fantascienza, ma siamo davvero entusiasti del potenziale di questo sistema di produzione di vaccini basato sul lievito” assicura Fei Wen, professoressa di Ingegneria chimica dell’ateneo USA (nella foto). Nonostante intense ricerche, un vaccino antinfluenzale universale in grado di offrire una protezione ampia e duratura contro più ceppi e sottotipi virali rimane ancora irraggiungibile. La maggior parte dei vaccini ha come target l’emoagglutinina (Ha), una proteina di superficie del virus che innesca una forte risposta immunitaria, prerequisito fondamentale per l’efficacia dell’iniezione scudo. Tuttavia, questa proteina muta rapidamente, rendendo necessaria ogni anno la progettazione di un nuovo vaccino (e la somministrazione annuale).
Trang Hoang (nella foto), studentessa laureata dell’università, ha deciso quindi di cambiare direttamente il target, puntando su una diversa proteina virale: la M2, essenziale per la produzione di nuovi virus. “La proteina M2 dell’influenza è molto meno soggetta a mutazioni rispetto all’Ha” spiega Hoang. “È rimasta relativamente conservata dalla pandemia influenzale del 1918 e mostra un’elevata conservazione della sequenza tra i ceppi di influenza A umani, suini e aviari”.
Questo elemento, osserva Wen, che è supervisore di Hoang, “è molto importante, perché le pandemie di solito iniziano quando i ceppi saltano da un ospite all’altro”. In precedenza, i ricercatori si erano concentrati sull’Ha per lo sviluppo del vaccino per via della risposta anticorpale più forte che si ottiene in questo modo. Ma prendendo di mira una proteina virale altamente conservata come la M2, la speranza del team è che il vaccino risultante riesca a fornire una protezione ampia che duri più di un anno, forse anche per tutta la vita. Wen e Hoang si sono prefissati anche l’obiettivo di sviluppare un sistema più economico e rapido per la produzione di grandi quantità del nuovo vaccino, che non richieda l’incubazione in uova di gallina.
Da qui il nuovo approccio, che utilizza il lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) per produrre particelle simil-virali (Vlp) che presentano la proteina M2 sulla loro superficie. Le Vlp imitano le dimensioni, la forma e il comportamento del virus, ma non contengono il materiale genetico che causa l’infezione. I ricercatori hanno ipotizzato che l’inclusione di elevate quantità di M2 su queste particelle potesse aumentare la capacità della proteina virale di innescare una risposta immunitaria. Hoang ha trasformato dunque il lievito comune in vere e proprie ‘fabbriche’ di Vlp modificando il genoma del lievito per produrre grandi quantità della proteina M2 dell’influenza. Dopo aver incubato il lievito in un liquido ricco di nutrienti, la scienziata lo ha trattato con reagenti blandi per rimuovere delicatamente la sua rigida parete cellulare – passaggio essenziale per consentire alle Vlp di gemmare dalla membrana plasmatica – e successivamente ha separato e purificato le Vlp di M2 dal lievito mediante centrifugazione.
Il banco di prova è stata la vaccinazione di 18 topi con queste particelle purificate per verificare se fossero in grado di stimolare una forte risposta immunitaria. Risultato: il siero sanguigno prelevato dai topi vaccinati conteneva abbondanti anticorpi contro la proteina M2 di 5 ceppi influenzali. I ricercatori hanno quindi esposto i topi vaccinati a 3 di questi diversi ceppi virali, e hanno osservato una protezione del 100% dall’infezione. I risultati, spiegano, indicano che il nuovo vaccino ha attivato il sistema immunitario e protetto i topi contro molteplici ceppi influenzali.
È però doveroso precisare che, sebbene i risultati ottenuti sui topi siano promettenti, è ancora necessario molto lavoro prima che il vaccino universale contro l’influenza sia pronto per i test sull’uomo. In particolare, gli autori intendono studiare la durata dell’immunità indotta dalle M2 Vlp nei topi.
Wen si dice in ogni caso ottimista: “Mi aspetto sicuramente che il vaccino M2 fornisca una protezione più ampia e duratura rispetto agli attuali vaccini incentrati sull’Ha. Potrebbe essere anche più duratura, ad esempio con una sola dose nell’arco della vita? Forse – ipotizza la ricercatrice – oppure le persone potrebbero aver bisogno di una dose di richiamo con l’avanzare dell’età”.
Wen ha anche annunciato di voler esplorare nuove tipologie di vaccini per persone con una risposta immunitaria debole. Il team ha concesso in licenza la tecnologia a un’azienda che sviluppa sistemi a base di lievito per la produzione di vaccini orali e la scienziata ipotizza che un giorno ceppi di lievito geneticamente modificati potrebbero essere davvero “preparati” come vaccini orali contro l’influenza e altre malattie. Il potenziale c’è, conclude Wen.


