Avezzano, arrestato dopo dieci anni presunto rapinatore di una farmacia comunale

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Roma, 27 ottobre – Può una rapina di dieci anni fa tornare a far notizia? La risposta sarebbe certamente sì, nel caso si si trattasse, solo per fare due esempi tra i tanti che fecero scalpore, quella messa a segno nel 2013 all’aeroporto di Bruxelles da otto uomini armati che, travestiti da agenti di polizia, aprirono una recinzione aeroportuale raggiungendo un aeroplano che stava per essere caricato con 50 milioni di pietre preziose dirette a Zurigo, delle quali si impadronirono per poi sparire, senza mai essere individuati e catturati (almeno finora).

Oppure quella, nel febbraio del 2005, compiuta in un altro aeroporto, quello di Amsterdam, da due ladri travestiti da impiegati della compagnia Royal Dutch Airline, che intercettarono e bloccarono un camion carico di diamanti, riuscendo a fuggire con un bottino del valore di 172,4 milioni di dollari. Anche loro non sono mai stati catturati. In casi come questi, la notizia dell’arresto di ladri rimasti sconosciuti e liberi per anni di godersi il frutto della loro criminale destrezza riempirebbe comprensibilmente ore di palinsesti televisivi e migliaia di pagine di giornali in tutto il mondo.

Desta comprensibile sorpresa, invece, che a tornare alle cronache (anche se soltanto quelle locali, anzi: localissime) sia stata una rapina messa a segno dieci anni fa, nell’agosto del 2016, ai danni di una farmacia comunale di Avezzano, in Abruzzo, che fruttò in tutto 3300 euro. Un “colpo” organizzato e messo a segno, secondo le indagini, da tre malviventi con compiti distinti: uno sarebbe rimasto all’esterno della farmacia, a bordo di un’automobile rubata, pronta per la fuga; gli altri due entrarono invece in farmacia per compiere la rapina, con modalità intimidatorie e brusche fino alla violenza. Puntarono infatti la pistola in faccia a una delle farmaciste per costringerla a consegnare l’incasso (i 3300 euro i cui si è detto) e scaraventarono a terra con una spinta una sua collega, subito raggiunta da una cliente costretta anch’ella a sdraiarsi sul pavimento sotto la minaccia della pistola.

Le pagine di cronaca di siti e giornali locali informano ora, a poco più di dieci anni da quell’evento, che uno dei banditi sarebbe stato individuato e arrestato: si tratta di un uomo di 33 anni residente nel capoluogo marsicano. Sia pure lento pede, insomma, le indagini hanno alla fine portato all’identificazione di uno dei presunti autori della rapina, che però – forse perché dopo tanto tempo deve aver completamente scordato il crimine di cui è accusato  – ha scelto per ora di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti, presumibilmente finalizzate (anche) a conoscere l’identità dei complici.

L’eventualità che i responsabili di un crimine predatorio ai danni di una farmacia possano essere stati individuati è in ogni caso sempre una buona notizia, perché – come si dice – “fa deterrenza” e può quindi scoraggiare eventuali emuli. E poco importa se il colpo risale a 10 anni fa: finire in prigione dopo aver maturato per un decennio la convinzione di averla fatta franca, è probabilmente molto più doloroso che essere stati “beccati” e subito condannati e rinchiusi in galera a scontare una pena che – nell’ipotesi più favorevole prevista dal codice penale (sei anni, ma anche meno con eventuali attenuanti e successivi sconti) – oggi sarebbe abbondantemente alle spalle. E non davanti, come invece può accadere al 33enne marsicano appena arrestato se verrà accertata la sua colpevolezza. D’altra parte, come si suol dire, prima o poi  la giustizia presenta il conto. Che va pagato.

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