Camera, via libera in prima lettura alla legge delega sulle professioni sanitarie

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Roma, 29 ottobre – Con 143 voti favorevoli, 113 contrari e 3 astensioni, la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge A.C. 2700-A, che delega il Governo a intervenire sulla disciplina delle professioni sanitarie, introducendo anche nuove norme in materia di responsabilità professionale e una misura destinata a scatenare uno tsunami di polemiche (come peraltro ha già cominciato a fare all’interno della stessa maggioranza), ovvero il reintegro dei professionisti sanitari radiati durante la pandemia di Covid.

Il punto forse di maggiore interesse del provvedimento è rappresentato dalle misure che disegnano una nuova disciplina per  la responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie, resa necessaria dal fenomeno della medicina difensiva, alimentato dal timore di denunce e azioni legali da parte degli assistiti e dall’aumento delle aggressioni subite dai professionisti della salute, ma anche – a loro giudizio – da un sistema che “scarica” sui singoli professionisti responsabilità che molto spesso sono invece imputabili alle criticità organizzative della sanità pubblica. Il testo approvato ieri alla Camera modifica in particolare l’aspetto più critico, ovvero la disciplina relativa ai casi di omicidio colposo e lesioni personali colpose commessi nell’esercizio dell’attività professionale, intervenendo sui presupposti di esclusione della punibilità.

Più in dettaglio, il disegno di legge estende la disciplina anche alle condotte caratterizzate da negligenza e imprudenza, oltre che da imperizia, nei casi previsti dalla norma e con esclusione delle ipotesi di colpa grave. La valutazione della colpa dovrà anche tenere conto di una serie di fattori come la complessità del quadro clinico, le condizioni di urgenza o emergenza, le risorse effettivamente disponibili e le eventuali carenze organizzative non evitabili dal professionista.

Il nuovo provvedimento interviene anche sulla responsabilità civile, attribuendo rilievo alle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali e introducendo criteri specifici per valutare la condotta del sanitario e il grado della colpa.

Ma il capitolo più robusto della delega al Governo è quello delle norme destinate a ridefinire alcuni  fondamentali aspetti delle professioni sanitarie, come la formazione specialistica, la valorizzazione delle competenze, la semplificazione delle procedure amministrative e il rafforzamento della sicurezza degli operatori. Il testo prevede anche specifiche misure per la formazione continua e manageriale, per lo sviluppo delle competenze digitali e l’impiego dell’intelligenza artificiale in sanità. Previsti anche interventi sulla pianificazione del fabbisogno di personale in formazione, sul riordino di alcuni percorsi specialistici e sulla disciplina degli ordini professionali e delle relative federazioni nazionali. Per questi ultimi, sono previste nuove norme che ridefiniranno le competenze degli organi e quelle sulla scadenza dei mandati, insieme a misure per la valorizzazione del ruolo degli ordini professionali come organi sussidiari dello Stato.

Reintegro dei professionisti sanitari radiati durante Covid, la norma più controversa

A infiammare il dibattito nell’Aula di Montecitorio è stata la disposizione che consente, in presenza di specifiche condizioni, la re-iscrizione all’Albo professionale di sanitari radiati per fatti non dolosi commessi durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19, nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 marzo 2022- La norma riguarda anche i casi relativi ai professionisti radiati per le posizioni assunte rispetto alle misure sanitarie dell’epoca. La re-iscrizione è subordinata a una serie di requisiti previsti dal testo e, per alcune fattispecie connesse a condanne penali, all’intervenuta riabilitazione.

La misura è stata contestata con forza dalle opposizioni, che fin da subito hanno tentato di eliminarla durante l’esame parlamentare. Ma sulla norma sono state molte le perplessità e i mal di pancia anche all’interno della maggioranza, con l’aperta condanna di Forza Italia, peraltro materializzatasi nell’esiguo scarto di 13 voti con il quale è stato confermato il suo mantenimento nel testo.

L’argomento ha continuato a tenere banco anche in occasione del voto finale sul provvedimento e subito dopo, come attestano le accese dichiarazioni della presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi: “La disposizione votata alla Camera, che introduce un percorso straordinario per riammettere agli Albi i professionisti sanitari radiati negli anni del Covid, non ci convince e non può restare così com’è” ha affermato perentoria l’esponente azzurra, annunciando subito l’intenzione del suo partito di “lavorare per modificarla” nel corso del passaggio a Palazzo Madama. “Voglio essere netta, perché su questioni di questa delicatezza le ambiguità non servono a nessuno. Il diritto di esprimere opinioni, anche critiche, sulle scelte sanitarie è sacrosanto e nessuno intende metterlo in discussione. Altro discorso sono i doveri professionali e deontologici di chi indossa un camice. Non spetta al legislatore azzerare per legge, con un colpo di spugna, decisioni che competono agli Ordini e che riguardano condotte individuali” ha quindi aggiunto la senatrice di Forza Italia, ricordando che non possono essere dimenticate “le  migliaia di medici, infermieri e operatori che negli anni della pandemia hanno tenuto in piedi il Paese in condizioni estreme, e molti di loro hanno perso la vita per assistere i malati“. Per questo,  “quando il testo arriverà a Palazzo Madama“ha concluso Craxi “il nostro gruppo farà la sua parte per correggerlo perché la salute dei cittadini e la credibilità della professione medica vengono prima di ogni bandiera ideologica”.

E dunque il passaggio del disegno di legge delega al Senato in seconda lettura si annuncia non privo di qualche asperità. In ogni caso, se il provvedimento le superasse indenne e venisse approvato in via definitva nel testo pervenuto dalla Camera, il Governo avrà sei mesi di tempo per approntare i decreti legislativi che renderanno operative le nuove norme, con la possibilità di disporre di tre mesi ulteriori ove si rendessero necessari i pareri delle Commissioni parlamentari. L’iter del provvedimento prevede anche l’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

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