Roma, 4 novembre – La mobilitazione dei farmacisti dipendenti delle farmacie private torna ad alzare il volume: dopo la giornata unitaria di informazione e mobilitazione dei farmacisti marchigiani dello scorso 31 ottobre, con presidi e volantinaggi organizzati da Filcams, Fisascat e Uiltucs in diverse città della Regione, la protesta seguita in Sardegna, con l’avvio del Tour Sardegna – Farmacisti in movimento, iniziativa on the road promossa dalle stesse sigle sindacali per far sentire all’opinione pubblica, nelle piazze di tutta l’Isola, la voce di migliaia di lavoratori che chiedono certezze sul proprio futuro e dignità retributiva e per questo reclamano l’immediato rinnovo del contratto di lavoro, fermo a causa delle resistenze e delle rigidità della Federfarma, spiegano i sindacati. Che accusano la parte datoriale di rifiutare il confronto su punti ritenuti ormai inderogabili.
Secondo i segretari regionali Nella Milazzo (Filcams) Monica Porcedda (Fisascat) e Andrea Lai (Uiltucs), la posizione assunta della sigla dei titolari di farmacia non è in alcun modo sostenibile, alla luce dell’evoluzione che la professione farmaceutica ha conosciuto negli ultimi anni sulla spinta della “farmacia dei servizi”, con un aumento esponenziale di competenze, responsabilità e carichi di lavoro rispetto al passato. Un surplus qualitativo e quantitativo di lavoro che però non solo non viene premiato, ma non trova alcun riscontro né riconoscimento in aumenti salariali o nel miglioramento delle condizioni di lavoro, lasciando i dipendenti delle farmacie private imprigionati in una gabbia contrattuale assolutamente inadeguata, sospesi tra frustrazione e rabbia. Sentimenti che – oltre al permanente stato di mobilitazione dei dipendenti, con iniziative sindacali che si susseguono ormai da più di un anno – si traducono anche in criticità molto gravi per la professione e per le stesse farmacie. Il malcontento e l’insoddisfazione hanno infatti prodotto e continuano a produrre delusione e disaffezione nei confronti dell’esercizio professionale in farmacia, con la conseguente “fuga” dal banco delle farmacie territoriali di numeri crescenti di farmacisti collaboratori verso altri sbocchi professionali, imitati in parallelo dai giovani laureati che, scartando a priori la farmacia di comunità, preferiscono cercare fin da subito percorsi più gratificanti altrove.
Inevitabilmente, la farmacia italiana si trova così a fare i conti con un grave problema di carenza di farmacisti laureati negli organici. Una situazione paradossale: i farmacisti sono la prima e la più importante risorsa della farmacia, oggi ancora più di ieri, vista la loro progressiva trasformazione in piccoli hub sanitari multifunzione del territorio. La stessa Federfarma, nelle sue comunicazioni e narrazioni, non manca di sottolineare il ruolo fondamentale dei farmacisti collaboratori delle farmacie, prima garanzia di un servizio professionale, competente e primo riferimento professionale sanitario a garanzia e tutela della salute dei cittadini. Peccato che poi, quando si tratta di trasferire questo pensiero in misure contrattuali coerenti e conseguenti, il pensiero finisca per essere messo da parte.
Tornando alla mobilitazione sarda, le iniziative programmate da Filcams, Fisascat e Uiltucs prevedono un’intera settimana di iniziative, con i delegati e i lavoratori che aderiscono alla protesta impegnati in presidi stabili davanti alle sedi istituzionali e (dove presenti) alle sedi delle articolazioni locali di Federfarma, con attività di volantinaggio di fronte alle farmacie private di tutte le province dell’Isola.
Il tour parte da Cagliari, per poi spostarsi il giorno successivo verso Sassari e Olbia. I “farmacisi in movimento” (di protesta) proseguiranno poi verso le aree interne toccando Nuoro e Oristano, prima di concludere il proprio percorso nel territorio del Sulcis Iglesiente con tappe previste nei centri maggiori, Iglesias e Carbonia.
Duplice l’intento dell’iniziativa sindacale: il primo è quello di informare e sensibilizzare direttamente i cittadini e l’opinione pubblica sul valore del lavoro svolto dai farmacisti dietro i banconi delle farmacie, l’altro quello di esercitare una forte pressione sulle istituzioni e sulla stessa Federfarma affinché quest’ultima si decida finalmente a riaprire il tavolo delle trattative per il rinnovo del Ccnl con un atteggiamento di maggiore apertura e disponibilità alle istanza dei dipendenti di quello mantenuto fin qui.
Perché un adeguato riconoscimento del valore economico, professionale e sociale del servizio essenziale garantito giorno dopo giorno alla collettività dai farmacisti collaboratori “è una priorità non è più rinviabile”concludono Milazzo, Porcedda e Lai”.


