Milano, la ‘ndrangheta si infiltra in farmacia per investire i proventi delle attività illecite

Milano, la ‘ndrangheta si infiltra in farmacia per investire i proventi delle attività illecite

Roma, 2 marzo – La notizia, riportata ieri con grande evidenza dalla stampa di informazione milanese, è che si fanno sempre più precise le evidenze dell'”attenzione” che la malavita organizzata rivolge al settore delle farmacie per investire i proventi delle sue attività illegali.

Ad affermarlo nel corso di una conferenza stampa indetta per illustrare gli esiti delle indagini che hanno portato all’arresto del direttore delle Poste di Siderno (Reggio Calabria), Giuseppe Strangio, sospettato di appartenenza alla ‘ndrangheta, è stata il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini (nella foto).

Strangio nel 2006 avrebbe acquistato una farmacia in piazza Caiazzo, a Milano, utilizzando – questa l’ipotesi dell’accusa – soldi provenienti da attività illecite. E proprio per l’ipotesi di reato di impiego in attività economiche o finanziarie di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto (articolo 648 ter), punito in caso di condanna con la reclusione da 4 a 12 anni, è finito in carcere.

Secondo quanto reso noto in conferenza stampa da Boccassini, nella farmacia di piazza Caiazzo lavorano la figlia di Strangio, fresca di laurea in farmacia, e il figlio di Giuseppe Calabrò, anch’egli coinvolto in indagini per sequestro di persona, traffico di droga e altro. I due giovani, è bene precisarlo, non risultano indagati nell’indagine condotta dal procuratore aggiunto insieme ai pm Paolo Storari e Cecilia Vassena.

“Le colpe dei padri non ricadano sui figli, ma ci ha stupito constatare come diversi giovani appartenenti a famiglie mafiose scelgano di laurearsi in Farmacia” ha affermato Bocassini, sottolineando la tendenza che risulterebbe in atto nel mondo della criminalità organizzata. Quello dei giovani Strangio e Calabrò non sarebbe infatti l’unico caso di giovani di famiglie vicine alla ‘ndrangheta che hanno scelto di laurearsi in Farmacia: “Alcune delle tante farmacie da poco aperte nel territorio milanese appartengono a giovani anch’essi parenti di famiglie coinvolte in indagini su attività criminali” ha infatti affermato ancora Boccassini. Un fenomeno che, secondo il pm Storari, può essere facilmente spiegato con una considerazione elementare: “La farmacia garantisce un reddito e un posto di lavoro sicuri” ha detto il magistrato “ma offre anche una rispettabilità sociale”.

Secondo gli inquirenti, per acquistare la farmacia di Piazza Caiazzo (che per ora non è stata posta sotto sequestro), Strangio “non ha esercitato nessuna pressione illecita, ha solo messo molto denaro”. La farmacia sarebbe stata acquista per circa 220mila euro, secondo quanto riferito da Boccassini (anche se la somma appare decisamente bassa) e ilsospetto è che si tratti di soldi provenienti dal traffico di droga delle cosche Marando, Romeo e Calabrò.

Nonostante siano emersi versamenti in contanti di Strangio per 800mila euro solo negli ultimi 10 anni, nella sua ventennale attività di direttore delle poste di Siderno Strangio non è mai stato oggetto di segnalazioni da parte dell’antiriciclaggio.  “Oggi le Poste funzionano come una banca ed esaminano i conti bancari di svariate persone” ha detto al riguardo Boccassini. “Ci ha sorpreso che non ci sia mai stata una segnalazione di antiriciclaggio e il fatto che una persona potesse gestire con un monopolio assoluto, anche di potere, una struttura come un ufficio postale che è al servizio della collettività, ma che potrebbe essere anche al servizio di organizzazioni mafiose”.

La vicenda – probabilmente destinata ad avere sviluppi: perquisizioni sono ancora in corso in Lombardia, Piemonte e Calabria – riporta d’attualità l’allarme-denuncia che lanciò il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti nel dicembre scorso, in occasione della sua audizione davanti alla Commissione Industria e Attività produttive del Senato sul ddl Concorrenza.

“Negare la presenza delle mafie ha fatto sì che si radicassero profondamente in alcune Regioni del nord” disse Roberti in quell’occasione, sostenendo che “oggi abbiamo non più l’infiltrazione ma il radicamento in molte regioni, un radicamento silente, la mafia non ha bisogno di sparare, le basta portare la forza dei soldi. Se si vuole aprire il mercato ai capitali privati va bene, ma non si attenuino i controlli. Tutta la filosofia del decreto concorrenza obbedisce alla semplificazione, e questo va bene, ma deve esserci un controllo preventivo effettivo: in Italia c’è una criminalità organizzata che non si riscontra nel resto d’Europa” aveva sottolineato con forza il procuratore antimafia “ e non è dunque possibile attenuare i controlli e arrivare a quel tipo di semplificazione. Il rischio altrimenti è incoraggiare la criminalità.”

Proprio a Roberti, oltre che alla vicenda di Milano, ha fatto riferimento ieri il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, chiedendo l’introduzione nel ddl Concorrenza di “vincoli più severi e meccanismi di controllo efficienti”, nel capitolo sulle srl semplificate che, secondo il testo approvato dalla Camera, potranno essere costituite da professionisti senza l’obbligo di rivolgersi ad un notaio.

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