Corte dei Conti, aumenta il peso dei ticket sui farmaci

Corte dei Conti, aumenta il peso dei ticket sui farmaci

Roma, 30 marzo – È quasi vicina ai quattro miliardi di euro l’asticella dei soldi che gli italiani tirano fuori dal portafoglio per sostenere i costi dei ticket sanitari che sono chiamati a corrispondere (voce che costa 2,85 miliardi) e per pagare le prestazioni private intramoenia chieste ai medici Ssn (1,02 miliardi).

Sono alcune delle cifre che emergono spulciando nel  Rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti,  già segnalato qualche giorno fa dal nostro giornale. I 2.857,4 milioni di ticket sanitari (questa la cifra esatta) sborsati dagli italiani per i ticket su farmaci, specialistica e accesso in codice verde al pronto soccorso registrano, è vero, una leggera flessione dello 0,9% (pari a 26 milioni) sull’anno precedente, ma il dato rimane alto e – in ogni caso – la leggera diminuzione non riguarda i ticket sulle medicine, che nel 2015 hanno raggiunto i 1.454,3 milioni di euro (+1,3% sul 2014)  tra quote fisse e quote differenziali tra generico e branded  in caso di scelta di quest’ultimo.

Considerando l’intero ammontare dei ticket, la spesa procapite per ogni italiano (considerando nel conto, quindi, anche i moltissimi esenti)  è pari a 47 euro, la metà  o poco più dei quali (23,9 euro, per l’esattezza) dovuta ai farmaci e il resto (23,1 euro) per le altre prestazioni. Ma se si considera che – secondo stime forse anche troppo circa la metà dei pazienti che si rivolgono in un anno al sistema sanitario sono esenti, si fa presto a concludere che chi paga i ticket li paga deve in realtà sborsare almeno un centinaio di euro, più di 50 dei quali per i farmaci.
A pagare più ticket sono i cittadini del  Veneto (61,6 euro a testa) e della Valle d’Aosta (59,5 euro), praticamente il doppio di quanto spendono gli assistiti della Sicilia (32,4) e della Calabria (36,7).

Confermato l’andamento della spesa per macroaree: nel Nord la spesa media procapite per i ticket è la più alta (51,4 euro), scende leggermente nelle Regioni del Centro (48,4) e più sensibilmente al Sud (40,3 euro a testa .

Dal rapporto dei magistrati contabili emergono anche altre conferme, come quelle relative all’andamento della spesa per i farmaci: se la spesa farmaceutica territoriale (ovvero quella che “passa” attraverso i farmaci acquistati in farmacia) è in calo di 172 milioni, quella ospedaliera continua a crescere sensibilmente, sforando  il tetto di ben +1,7 miliardi di euro.  Ma aumenta anche la spesa per gli acquisti di beni e servizi (17,26 miliardi, con +8,6% di aumento in un anno, l’incremento massimo registrato tra tutte le voci).  Scendo invece i costi del personale, che si fermano a 34,6 miliardi (-1,08% sull’anno precedente) e resta stabile la spesa ospedaliera (8,77 miliardi, appena lo 0,75% in più rispetto all’anno prima).

Resta il giudizio complessivo dei “giudici dei conti” sulla nostra sanità, che fa fatica ma che non è il pozzo senza fondo raccontato da una certa pubblicistica: l’esercizio del 2015 ha segnato perdite (prima delle coperture locali) appena superiori al miliardo, non molto di più quindi degli  870 milioni di rosso del 2014, e comunque dimezzate rispetto al 2013. E se i tavoli di monitoraggio confermassero le coperture contabilizzate nei conti economici, si arriverebbe pure a registrare un saldo positivo di 346 milioni. E tutto questo nonostante le terapie d’urto somministrate al Ssn negli ultimi anni, con veri e propri salassi che  hanno portato il nostro Paese a spendere per la salute la metà di quanto spendono i tedeschi  e il 20% in meno dei francesi.

Il problema, semmai, è la quota crescente di spesa che i cittadini debbono sopportare di tasca propria e che sta allontanando dalle cure sempre più persone: il contributo richiesto agli italiani sulla spesa complessiva aumentava nel 2013 (anno dell’ultimo raffronto) al 3,2%,  a fronte dell’1,8% richiesto ai tedeschi e all’1,4% ai francesi.

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