Gizzi (Assofarm): “Remunerazione, la filiera esca dall’immobilismo”

Gizzi (Assofarm): “Remunerazione, la filiera esca dall’immobilismo”

 

Roma, 11 novembre – Mettere mano, e subito, al dossier remunerazione, accelerando anche il percorso del rinnovo della convenzione, prima che giunga a scadenza la data del 31 dicembre, data oltre la quale la questione passerà al ministero della Salute che, con il concerto del MEF, potrebbe anche “prendere decisioni che molto difficilmente terrebbero conto delle necessità impellenti delle farmacie.”

Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, la federazione delle farmacie pubbliche, ribadisce nell’editoriale pubblicato ieri sull’ultimo numero del notiziario associativo quanto già dichiarato in un’intervista al nostro giornale dieci giorni fa (cfr. RIFday Mattinale del 2 novembre): i termini per trovare una soluzione condivisa per uno dei temi fondamentali per la filiera del farmaco, ovvero la riforma della retribuzione del servizio reso dalle farmacie di comunità, stanno per scadere senza che nessuno (con l’eccezione della sola Assofarm) sembri preoccuparsene, quasi si trattasse di una sinecura.

“L’industria farmaceutica ha una posizione di pura difesa dei propri margini e nessuna visione di sistema, farmacie private e distributori non si sono ancora espressi in alcun modo” scrive al riguardo il presidente Assofarm. “Perché tutto questo immobilismo di fronte a questioni di grandissima importanza per il futuro del settore?

Gizzi si da due risposte: la prima è nella rassegnazione che si è ormai diffusa all’interno della filiera. “Abbiamo prodotto così tanti fallimenti, abbiamo vissuto così tante revoche e proroghe, siamo finiti in troppi vicoli ciechi perché oggi i più possano ancora credere di poter davvero incidere sulla situazione” scrive Gizzi.

La seconda risposta – a giudizio del presidente Assofarm “quasi più pericolosa della prima” – potrebbe risiedere “nel calcolo utilitaristico del tirare a campare. La speranza che dopo Capodanno, come per incanto, tutto possa continuare come adesso.”

Ma osserva Gizzi, le cose potrebbero andare diversamente e il Governo – come la legge prevede e gli consente – potrebbe decidere di affrontare e risolvere la questione remunerazione “dall’alto”: in quel caso, “la filiera avrebbe perso la propria occasione per dire la sua.”

Da qui lo “squillo di tromba” di assofarm, convinta che in una questione così importanti gli atteggiamenti passivi non paghin e siano anzi molto pericolosi. “Non intendiamo perdere tempo e già dai prossimi giorni cercheremo di attivare un canale con Federfarma, sperando di trovare nel sindacato dei titolari di farmacia un alleato per sollecitare anche imprese e distributori a riprendere il confronto” scrive Gizzi, precisando che la riforma della remunerazione delle farmacie è “una questione di immagine e di sostanza: se i tempi tecnici per raggiungere un accordo non è detto che ci siano, almeno dimostriamo che ci stiamo lavorando. Se non produrremo nemmeno questo livello minimo di impegno, come possiamo sperare in un rinvio dei termini di legge?”

La proposta che Assofarm continuerà a sostenere nell’auspicato confronto tra le sigle della filiera che è fondamentale far partire fin dai prossimi giorni, è quella già da tempo illustrata e sostenuta: centrare la riforma sulla “remunerazione di servizi che siano in grado di produrre risparmi per il Servizio sanitario nazionale. Come a dire: pagateci per le efficienze che riusciamo a produrre.”

“Da quanto appena detto è facilmente desumibile che per la nostra federazione il capitolo Nuova Remunerazione deve accompagnarsi al rinnovo della Convenzione con le Regioni” chiarisce il presidente Assofarm nel suo editoriale. “Sono i due pilastri su cui basare la costruzione della riforma del settore. A nostro parere, confortato da analisi e riflessioni già ampiamente illustrate negli ultimi anni, è questa l’unica via perseguibile in grado di mantenere in vita una concezione di farmacia degna di questo nome.

Ogni altra alternativa annullerebbe le già limitate prospettive economiche di sviluppo” conclude Gizzi “e svuoterebbe la professionalità del farmacista dei suoi tratti sanitari peculiari. I prossimi mesi, o forse è più preciso dire i prossimi giorni, ci diranno quanto questo senso di necessità e questa volontà di farcela siano condivisi dagli altri attori della filiera.”

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