Roma, 11 maggio – Dopo quello di Farmindustria (cfr. RIFday Mattinale di ieri), contro la proposta di nuova governance della farmaceutica approvata il 5 maggio scorso dalla Conferenza delle Regioni arriva a strettissimo giro anche il pollice verso di Assogenerici, l’associazione dei produttori di farmaci equivalenti. “Soluzioni già viste e non applicabili, oltre che inutili per i pazienti e dannose per il sistema industriale italiano”: questo il giudizio liquidatorio pronunciato dal presidente Enrique Häusermann (nella foto) in una nota diffusa ieri alla stampa.
Pur ritenendo “comprensibile” quella sorta di riflesso pavloviano che porta Stato e Regioni a intervenire sulla spesa farmaceutica tutte le volte che bisogna realizzare economie per far tornare i conti pubblici, essendo la posta di spesa più aggredibile, dal momento che, a differenza di tutti gli altri capitoli della spesa sanitaria, “qui è facile determinare quanto si è pagato e a chi“, Assogenerici stigmatizza l’incapacità di stimare in modo congruo la quantità di risorse necessarie al Ssn per garantire ai cittadini un’adeguata assistenza farmaceutica.
“L’azione dello Stato non può limitarsi a contrattare il prezzo più basso possibile, senza programmazione, senza cercare di prevedere un orizzonte sia in termini temporali sia in termini quantitativi in cui le aziende possano operare in costanza di condizioni e quindi potendo programmare investimenti e produzione” afferma Häusermann, rilevando la “sostanziale incapacità del sistema di mettere a frutto la possibilità offerta dalla presenza dei farmaci equivalenti e dei biosimilari”.
Sotto accusa, in particolare, c’è il “freno sistematico all’utilizzo dei farmaci generici e dei farmaci biosimilari, attraverso una cristallizzazione delle procedure di acquisto dei medicinali fuori brevetto che ritarda il loro ingresso in commercio e il conseguente dispiegarsi della concorrenza a beneficio del contenimento della spesa” spiega il presidente di Assogenerici, che poi va oltre, puntando l’indice contro la strategia di creare una “concorrenza speciosa” tra farmaci non più coperti da brevetto e innovazione. “Niente di più scorretto” afferma Häusermann “quanto viene risparmiato grazie a equivalenti e biosimilari deve essere reinvestito nell’assistenza farmaceutica”.
Per Assogenerici, insomma, concentrare gli interventi sulla variabile prezzo, per ridurlo quanto più possibile, è una strategia sbagliata e perdente, “una foglia di fico che non risolve il problema di una spesa pesantemente sottofinanziata, ma che ha messo in difficoltà le aziende del settore.”
Ciò che servirebbe, per Häusermann, è un cambio di paradigma, partendo dalla consapevolezza che lo scenario è radicalmente cambiato per l’irruzione di farmaci innovativi, “capaci di modificare radicalmente il destino di milioni di malati”.
“Vogliamo continuare a far finta che non questo non stia accadendo?” chiede Häusermann, sottolineando la necessità di investire su questi farmaci, facendo leva sulle economie possibili all’interno dello stesso capitolo di spesa. “Tra il 2017 e il 2023 andranno a scadenza brevetti di farmaci che generano, conservativamente, una spesa di oltre 3,7 miliardi di euro annui pari a oltre 22 miliardi di euro in 6 anni” spiega il presidente di Assogenerici. “Solo nei prossimi 30 mesi con l’arrivo dei farmaci equivalenti di diverse molecole in scadenza di brevetto, si raggiungeranno risparmi pari a quasi un miliardo di euro. Non solo, entro i prossimi cinque anni scadranno brevetti e certificati complementari di protezione su farmaci biotecnologici che valgono circa 53 miliardi di euro di spesa a livello globale, per i quali il Servizio sanitario italiano spende circa 1,5 miliardi di euro all’anno. Con un quadro legislativo uniforme per quanto riguarda le procedure di acquisto di questi farmaci alla scadenza brevettuale, lo Stato potrebbe ottenere un risparmio di 500 milioni di euro all’anno.”
Le proposte di Assogenerici, conclude Häusermann, sono “in linea con i bisogni del Servizio sanitario nazionale e con la sostenibilità delle industrie del comparto. Chiediamo, quindi, di poter portare tali proposte ai decisori politici per giungere a un governo della spesa farmaceutica capace di assicurare un’assistenza adeguata ai cittadini e la sopravvivenza di aziende che, malgrado le annose e mai risolte difficoltà, ogni anno generano un fatturato di oltre 3,5 miliardi di euro e impiegano 10.000 addetti più un indotto altamente specializzato.”


