Garattini: “Governance farmaceutica, bene il documento delle Regioni”

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Roma, 16 maggio – Se i maggiori player del settore farmaceutico (Farmindustria, Assogenerici e Federfarma) sparano ad alzo zero contro la proposta di nuova governance della farmaceutica approvata dalle Regioni il 5 maggio scorso, giudicandola in buona sostanza la rimasticatura di idee vecchie, miopi e del tutto inadeguate a garantire, in particolare, l’accesso all’innovazione, c’è chi la pensa in maniera diametralmente opposta.

Al documento della Conferenza delle Regioni, in particolare laddove prevede la revisione dei criteri di “innovatività” dei nuovi farmaci, arriva infatti l’endorsement degli esperti dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, con in testa lo storico fondatore e direttore Silvio Garattini (nella foto).

A proposito delle scelte sui farmaci, gli esperti del “Mario Negri” sollecitano un confronto che affronti la questione dal punto di vista etico e clinico, prima di guardare agli aspetti di regolazione ed economici. Ha senso, chiede ad esempio Garattini,  immettere in terapia nuovi farmaci che – è il caso di molti antitumorali – prolungano di poche settimane una vita di cattiva se non pessima qualità?

Prima che farmaco-economico, il problema è appunto clinico etico” afferma Garattini, per il quale ridurre la questione al solo aspetto della negoziazione del prezzo dei nuovi farmaci a livello nazionale è un grave errore. Una prima soluzione al problema, secondo il farmacologo, potrebbe essere trovata già in sede di Agenzia europea dei farmaci: “Dovrebbe essere la stessa Ema ad approvare per il mercato comunitario soltanto farmaci che abbiano un autentico e dimostrato valore terapeutico aggiunto rispetto a quelli già disponibili” spiega Garattini.

Una posizione ribadita e precisata da Vittorio Bertelè, responsabile del Laboratorio Politiche

regolatorie del farmaco  del Mario Negri, che ricorda come tra le proposte avanzate dall’istituto di ricerca vi sia sempre stata quella della valutazione centralizzata a livello comunitario del grado di innovazione e del prezzo dei nuovi farmaci. “Un conto è trattare il prezzo a nome di 500 milioni di cittadini europei” spiega Bertelè “un altro farlo per i cinque o 50 milioni dei singoli Stati membri: i rapporti di forza al tavolo negoziale sarebbero ben diversi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il coordinatore scientifico del  Mario Negri Bergamo, Giuseppe Remuzzi:
“Se in sede di approvazione di nuovi farmaci  l’approccio dell’Ema fosse più focalizzato sull’innovazione autentica, l’industria sarebbe stimolata e spinta a sviluppare farmaci davvero utili” afferma il ricercatore “anziché  molecole-copia che non offrono reali benefici clinici e terapeutici ma, per contro, spingono in alto la spesa dei servizi sanitari.”

Tra le misure proposte dalla Conferenza delle Regioni nel suo documento sulla governance farmaceutica, Remuzzi evidenzia quelle finalizzate a sviluppare l’impiego di equivalenti e biosimilari come strumento per aumentare la concorrenzialità nel mercato del farmaco:  “Una soluzione che il Mario Negri  propugna da sempre” afferma il ricercatore, osservando come la sostenibilità della spesa farmaceutica non possa prescindere (anche nei Paesi economicamente più sviluppati) da serie politiche di contenimento dei prezzi dei farmaci.

A questo proposito, gli esperti del Mario Negri ritengono (ribadendo quanto Garattini aveva già sostenuto al riguardo nella memoria presentata in occasione dell’audizione informale in Commissione Affari sociali per l’approfondimento sugli accordi stipulati dall’Aifa con le case farmaceutiche sull’epatite C, nel febbraio scorso)  tornano sul tema della trasparenza, auspicando un’adeguata informazione dell’opinione pubblica, che soltanto così potrà comprendere la ragione delle scelte del Ssn in materia di accesso al farmaco ed essere quindi più consapevole e responsabile: “Non si può chiedere sempre tutto, a qualsiasi costo e a prescindere dal vantaggio che si ottiene” affermano al riguardo i ricercatori dell’Istituto Mario Negri. “Bisogna invece imparare a distinguere i veri benefici da quelli semplicemente vantati, anche perché  soltanto così diventa possibile capire quali siano le vere ragioni del prezzo di alcuni farmaci, a volte centinaia di volte superiore al costo di produzione”. 

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