Schillaci: “Il pharma merita un dialogo onesto, ma anche scomodo, propongo un patto”

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Roma, 24 giugno – La farmaceutica “è un settore che merita attenzione, un dialogo onesto, ma anche scomodo. È una delle eccellenze assolute del Made in Italy, per la crescita e la sicurezza della nostra nazione”.

Queste le parole del ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), nel suo intervento all’Assemblea privata di Farmindustria tenutasi ieri all’Auditorium della Conciliazione a Roma. a Roma, nel corso della quale il titolare della Salute ha lanciato la proposta di “un patto preciso” con il settore.

“Sto proponendo un patto. Preciso. Verificabile”  ha detto il ministro. “Il Governo fa la sua parte: legge delega entro fine anno, semplificazione reale, dialogo internazionale con fatti sul tavolo, trasparenza nei processi regolativi, equità sull’intero territorio nazionale. L’industria farà la sua: investimenti in innovazione, trasparenza dei dati, partenariato autentico con le istituzioni, presenza nelle catene del valore strategico europeo”.

“Non sto chiedendo un applauso di convenienza” ha chiarito Schillaci. “È un percorso che vogliamo continuare insieme a voi e a tutti coloro che ogni giorno animano questo settore veramente di eccellenza. E resteremo al vostro fianco perché siamo certi, e lo vediamo, che voi investite sul futuro, sulla salute e anche su un’occupazione di qualità. Ma al centro di tutto questo rimane per me una bussola che non è il mercato, non è il bilancio, sono i pazienti e soprattutto quelli più fragili che sono e vengono prima di tutto e che sono la ragione di tutto quello che facciamo”.

Sollecitato dai giornalisti, il ministro ha poi rilasciato altre dichiarazioni significative, a partire da quella relativa all’importanza di “continuare ad offrire ai pazienti tutto ciò che l’industria farmaceutica produce. Se in questi anni l’aspettativa di vita è aumentata in Italia, se tante malattie che non erano curabili oggi lo sono, lo si deve la ricerca farmaceutica. Quindi è importante che i pazienti italiani, indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano, abbiano l’accesso più rapido ai farmaci, anche quelli più innovativi” ha chiarito Schillaci ai giornalisti, perfettamente consapevole di toccare un tasto strettamente correlato alla madre di tutti i problemi, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e segnatamente – nel caso di specie – della spesa farmaceutica, sulla quale come è noto è in corso di definizione un piano di intervento dell’Aifa concentrato sulla revisione del Prontuario terapeutico nazionale.

L’idea dell’agenzia regolatoria nazionale, per quanto se ne sa, sarebbe quella di  verificare se, per alcune categorie di farmaci di impiego ormai consolidato nella pratica clinica, il prezzo riconosciuto dal Ssn sia ancora coerente con il valore terapeutico espresso e con il mutato contesto delle alternative disponibili sul mercato. Sulla base degli esiti delle verifiche (e questa è la “ciccia” del discorso), verrebbe introdotta una clausola di salvaguardia, puntando a definire i prezzi di riferimento non più solo per singolo principio attivo ma per gruppi terapeutici omogenei broad.

In buona sostanza, i prezzi di rimborso dei farmaci Ssn verrebbero ridefiniti  allineando i prezzi non  più soltanto all’interno dello stesso principio attivo, ma attraverso l’individuazione di gruppi terapeutici omogenei più ampi, con la conseguente definizione di prezzi di riferimento cross-molecola. Tra le prime categorie destinate a finire sotto osservazione per il loro elevato impatto prescrittivo, ci sono gli inibitori di pompa protonica, le statine e altri farmaci cardiovascolari ad alta diffusione.

Un’idea – quella della clausola di salvaguardia – che Schillaci però, a prestar fede dichiarazioni prima riportate, sembra non gradire più di tanto. Pur non potendo certamente denegare l’esistenza di un problema di sostenibilità, Schillaci ha espresso con nettezza – parlando con i giornalisti – di ritenere importante “avere nuovi strumenti, una nuova visione”, sottolineando però che “il punto non è solo capire quanto paghiamo i farmaci, ma inserirli in un contesto diverso e collaborare con chi li sviluppa e li produce, cioè l’industria”, ha detto Schillaci ai giornalisti a  margine dei lavori dell’assemblea, senza però rispondere alle domande di merito su quella revisione del prontuario terapeutico. “Credo che ne discuteremo, ripeto nell’interesse soprattutto dei cittadini” ha detto il ministro, scandendo anche di non volere che “i cittadini paghino di più per avere dei farmaci. E non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai medicinali”.

Mettendo insieme la posizione del ministro, quella del sottosegretario Gemmato (riportata in altra parte del giornale) e la netta contrarietà espressa dall’intero fronte industriale durante i lavori dell’assemblea Farmindustria sia sulla revisione del Prontuario sia sulla clausola di salvaguardia,non ci sarebbe da meravigliarsi se Aifa (a meno di non voler deliberatamente correre il rischio di entrare in rotta di collisione con il Ministero di riferimento e la componente più potente del settore) decidesse di scegliere altre strade per arrivare a quella conciliazione dei bisogni di sostenibilità, innovazione e diritto all’accesso ai farmaci che – parole del presidente dell’agenzia, Robert Nisticò  – è indispensabile raggiungere. Solo che – probabilmente – bisognerà farlo cercando stra diverse da quelle alle quali Aifa stava pensando.

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