Roma, 12 settembre – Era nell’aria, ma la notizia ha comunque un impatto che per Menarini, la più grande azienda farmaceutica italiana, rischia di essere devastante. Il tribunale di Firenze ha infatti condannato in primo grado a 10 anni e sei mesi la presidente Lucia Aleotti e a 7 anni e sei mesi il fratello Alberto Giovanni Aleotti, vicepresidente (nella foto), ritenendoli colpevoli di aver riciclato ingenti somme provenienti da una serie di frodi fiscali. Questa la sentenza di primo grado al termine del processo che vedeva come principali imputati i due eredi del fondatore dell’azienda Alberto, deceduto due anni fa, ritenuto dagli inquirenti il vero artefice della colossale truffa che il pubblico ministero Ettore Squillace Greco, nella sua severissima requisitoria dell’11 dicembre 2015, arrivò a definire “una delle frodi più grandi che siano state commesse nel nostro Paese, un imbroglio che per anni ha alterato il mercato dei farmaci”.
I fratelli Aleotti erano accusati, tra l’altro, di evasione fiscale, riciclaggio e corruzione (capo d’imputazione, questo, addebitato a Lucia, condannata anche per questo). Ai due imputati è stato anche confiscato oltre un miliardo
Secondo l’ipotesi accusatoria, accolta dai giudici di primo grado, dal 1984 al 2010 il patron storico Alberto Aleotti avrebbe usato società estere fittizie per l’acquisto dei principi attivi, con lo scopo di far aumentare il prezzo finale dei farmaci, grazie ad una serie di false fatturazioni truffando così il Servizio sanitario nazionale, che ha rimborsato medicinali con prezzi ‘gonfiati’.
Il danno per lo Stato, secondo gli inquirenti, sarebbe stato di 860 milioni di euro. Il reato di truffa non è stato contestato invece ai due figli del patron e ciò è all’origine del mancato risarcimento alle diverse aziende sanitarie che si erano costituite parti civili al processo: a Lucia e Alberto Giovanni Aleotti è stato contestato il riciclaggio dei soldi portati all’estero dal padre e i collegati reati fiscali, ma non il reato di truffa.
I fratelli Aleotti, tra l’altro, sono stati assolti, perché il fatto non sussiste, anche dall’accusa di riciclaggio delle somme provenienti dal delitto di corruzione per il quale il padre era stato condannato dal tribunale di Napoli nel 1997.
I difensori degli imputati hanno subito annunciato che impugneranno la sentenza. “C’erano elementi per ritenere che i reati contestati non fossero sostenibili” ha dichiarato all’Ansa il difensore dei fratelli Aleotti, Sandro Traversi, annunciando il ricorso in appello contro la sentenza di condanna.
Intanto, Lucia Aleotti ha subito trasmesso le sue dimissioni irrevocabili dalla carica di Componente del Comitato di Presidenza di Farmindustria, come ha confermato con una nota alla stampa il presidente della sigla delle aziende del farmaco Massimo Scaccabarozzi.
“L’Associazione, nel prendere atto che Lucia e Giovanni Alberto Aleotti sono stati assolti dall’accusa di truffa nei confronti del Servizio sanitario nazionale e che essi hanno fatto ricorso in appello” si legge nella nota “è fiduciosa che possano dimostrare nel successivo grado di giudizio la propria estraneità ai reati fiscali contestati. Il gruppo Menarini con i suoi circa 16 mila dipendenti rappresenta un grande patrimonio italiano che saprà certamente proseguire nel suo percorso di sviluppo internazionale.”


