FederFarDis, una tantum per l’up grading da parafarmacia a farmacia, memoria scritta al Senato

FederFarDis, una tantum per l’up grading da parafarmacia a farmacia, memoria scritta al Senato

Roma, 8 novembre – Trasformare le attuali parafarmacie in farmacie convenzionate dietro il pagamento una tantum di 150 mila euro. Questa la proposta che FederFarDis, la Federazione Farmacisti e Disabilità, sigla della galassia delle parafarmacie, ha formalizzato in una memoria scritta depositata ieri  alla Commissione Bilancio del Senato nell’ambito delle attività conoscitive dell’organismo parlamentare collegate alla Legge di bilancio 2020-

La proposta prodotta da FederFarDis e firmata dal suo presidente Paolo Moltoni (nella foto), della quale il nostro giornale aveva già dato conto, anticipandola (cfr. RIFday del  14 ottobre scorso)   si propone di risolvere l’annosa questione delle parafarmacie, nate nel 2006 ma che – in ragione di un percorso di liberalizzazione mai completato – ancora non “sfondano” e lasciano “professionisti che hanno la stessa laurea e abilitazione dei colleghi titolari con limitazioni mortificanti”.
La proposta, scrive Moltoni,  “garantirebbe un reperimento di cassa molto prezioso per l’attuale manovra finanziaria: mezzo miliardo di euro, facendo sì che vi sia anche un aumento consistente di occupati in un canale in crisi occupazionale da anni”.
Moltoni fornisce un aggiornamento (citando come fonti Iqvia Italia e Comuni italiani) sulla realtà del retail farmaceutico, costituita da 19 mila farmacie e 4700 parafarmacie, delle quali solo 2630 sarebbero di proprietà di farmacisti non titolari di farmacia. Le restanti sarebbero di proprietà di farmacisti titolari anche di farmacia (1200),  di non farmacisti (500) e della Gdo (370). Il totale di codici univoci registrati sarebbe pari a 6400, ma gli esercizi di vicinato effettivamente attivie e operanti sono  come già riferito 4700.

Tracciato il perimetro della questione, Moltoni argomenta che la sua proposta raggiungerebbe intanto lo scopo di concorre ad ovviare al sostanziale fallimento del concorso straordinario a nuovi sedi farmaceutiche previsto nel 2012 dal Cresci Italia, che – nato per  aprire almeno 4-5000 farmacie – alla fine delle sue complesse  e contrastate procedure riuscirà ad aprirne, secondo il presidente FederFarDis, circa 500.  Da qui “il provvedimento di buon senso” proposto da Moltoni, che oltretutto “porterebbe nelle casse dello Stato un’ingente somma di denaro”, i già ricordati 500 milioni di euro,  cifra “assimilabile a quella che si andrà a ricavare dal taglio del numero dei parlamentari” e che potrebbe essere reinvestita “per costruire 66 nuove scuole o 33.000 aule per i nostri bambini, ma anche per comprare 7.000 ambulanze, assumere 12.500 infermieri o 5.500 nuovi medici” o ancora per acquistare “67 nuovi treni per i nostri pendolari, al Sud come al Nord”. La destinazione ottimale della somma, ribadisce però il presidente di Federfardis, è l’abolizione di “una tassa definita iniqua dallo stesso ministro della Salute”, ovvero il superticket, che “aumenta le discriminazioni e le diseguaglianze tra i territori e nei territori”, ingiusto balzello che il Governo si prefigge di superare.
Il documento di FederFarDis si diffonde quindi nel merito dei contenuti della proposta, che in buona sostanza prevede che in sede di revisione delle piante organiche, successivamente all’entrata in vigore del provvedimento che permette la trasmutazione, ove i richiedenti siano in possesso dei requisiti e abbiano pagato la già ricordata una tantum di 150 mila euro,  delle parafarmacie in farmacie, siano riassorbite nella determinazione del numero compelssivo delle farmacie stabilito in base al parametro della popolazione”.

In conclusione, il documento consegnato ieri da FederFarDis alla Commissione Bilancio fa cenno alla “condizione sociale, fisica ed economica di una popolazione sempre più avanti negli anni (solitudine, deambulazione ridotta, qualità media pensionistica, solo per citare taluni dei mille problemi della terza età)”, che rende “sempre più urgente migliorare la capillarità del servizio farmaceutico”, in accordo con quello che era peraltro l’obiettivo del già ricordato concorsone del Cresci Italia.
Se la proposta venisse accolta, conclude Moltoni, Governo e Parlamento darebbero prova “di aver preso le distanze da logiche di cortissimo respiro che hanno contraddistinto l’operato degli esecutivi che lo hanno preceduto”.

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