Vaccini Covid, confermati i dati sull’efficacia di Moderna e Pfizer: 93,6% e 91,3%

Vaccini Covid, confermati i dati sull’efficacia di Moderna e Pfizer: 93,6% e 91,3%

Roma, 2 aprile – L’efficacia del vaccino anti-Covid Moderna – del quale sono in arrivo oltre 500mila dosi da distribuire alle Regioni in base al piano vaccinale nazionale – è pari al 93,6% a partire da 14 giorni dopo la somministrazione della seconda dose. È quanto emerge da tutte le ultime informazioni disponibili rese note dal ministero della Salute e aggiornate al 31 marzo 2021.

Il Covid-19 Vaccine Moderna, prodotto dall’americana Moderna Biotech, è un vaccino a mRna modificato a livello dei nucleosidi. Si somministra in due dosi,  in due iniezioni (solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio) a distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra.  Come per le altre iniezioni intramuscolari, il vaccino – si legge nel “bugiardino” – deve essere somministrato con cautela a soggetti che ricevono terapia anticoagulante o sono affetti da trombocitopenia o da qualsiasi disturbo della coagulazione (come l’emofilia), poiché in questi soggetti possono verificarsi sanguinamento o formazione di ematomi in seguito alla somministrazione per via intramuscolare.

Il vaccino Moderna si conserva in congelatore a una temperatura compresa tra -25°C e -15°C, ed è stabile tra +2°C e +8°C per 30 giorni se in confezione integra.

Le reazioni avverse più comunemente segnalate nell’impiego del vaccino, secondo il ‘bugiardino’ Aifa, sono dolore in sede di iniezione (92%), stanchezza (70%), cefalea (64,7%), mialgia (61,5%), artralgia (46,4%), brividi (45,4%), nausea/vomito (23%), tumefazione/dolorabilità ascellare (19,8%), febbre (15,5%), tumefazione (14,7%) e arrossamento (10%) in sede di iniezione. Le reazioni avverse sono state normalmente di intensità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni. Una frequenza leggermente inferiore di eventi di reattogenicità è stata associata all’età più avanzata.

Complessivamente, l’incidenza di alcune reazioni avverse è stata più elevata nei gruppi di età inferiore: l’incidenza di tumefazione/dolorabilità ascellare, stanchezza, cefalea, mialgia, artralgia, brividi, nausea/vomito e febbre è stata maggiore negli adulti di età compresa tra 18 e <65 anni rispetto a quelli di età ≥65 anni. Le reazioni avverse sistemiche e locali sono state segnalate più frequentemente dopo la dose 2 piuttosto che dopo la dose 1.

Nuove informazioni arrivano anche per il vaccino Pfizer-BioNTech, che dimostra un’alta protezione anche dopo sei mesi dall’iniezione scudo. Una nuova analisi aggiornata dimostra che il vaccino ha “un’efficacia del 91,3% contro Covid 19, misurata da sette giorni fino a sei mesi dopo la seconda dose”. A comunicarlo sono le due aziende riportando l’esito dell’analisi condotta sui 46.307 partecipanti allo studio (più di 12mila hanno ricevuto il vaccino almeno sei mesi fa).

Dall’esame di 927 casi sintomatici confermati di Covid viene confermata “l’elevata efficacia e l’assenza di gravi problemi di sicurezza fino a sei mesi dopo la seconda dose nell’analisi aggiornata dello studio storico sul vaccino”. Vaccino che è risultato “efficace al 100% nella prevenzione di malattie gravi come definite dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie ed efficace al 95,3% nella prevenzione di Covid grave come definita dalla Fda”, l‘agenzia regolatoria statunitense.

Visualizza immagine di origineQuesti dati confermano l’efficacia e il profilo di sicurezza favorevoli del nostro vaccino” commenta il presidente e Ad di Pfizer, Albert Bourla (nella foto)e ci consentono di presentare alla Fda degli Stati Uniti una Biologics License Application” (ovvero la domanda di approvazione di un prodotto biologico, NdR). “L’elevata efficacia del vaccino osservata fino a sei mesi dopo una seconda dose e contro la variante prevalente in Sudafrica fornisce ulteriore fiducia nell’efficacia complessiva del nostro vaccino”.

“È un passo importante questo per confermare ulteriormente la forte efficacia e i buoni dati sulla sicurezza che abbiamo visto finora, soprattutto in un follow-up a lungo termine”  aggiunge Ugur Sahin, Ceo e co-fondatore di BioNTech. “Questi dati forniscono anche i primi risultati clinici che un vaccino può proteggere efficacemente dalle varianti attualmente in circolazione, un fattore cruciale per raggiungere l’immunità di gregge e porre fine a questa pandemia per la popolazione globale”

“La sicurezza dei vaccini è ora valutata in più di 44.000 partecipanti di età pari o superiore a 16 anni, con oltre 12.000 partecipanti vaccinati che hanno un follow-up di almeno sei mesi dopo la seconda dose”. Le aziende prevedono di “condividere presto questi risultati con le agenzie di regolamentazione di tutto il mondo“, si legge nella nota diffusa dalle aziende.

Intanto Danny Hendrikse, vice presidente di Pfizer, si lamenta a proposito delle nuove regole imposte dalla Ue sull’export dei vaccini, che rappresenterebbero un ostacolo alla produzione degli immunizzanti. La necessità dell’approvazione da parte di Bruxelles prima dell’esportazione di qualsiasi fornitura di vaccini o di componenti necessari alla loro produzione provocato al colosso farmaceutico Usa “un significativo peso amministrativo e qualche incertezza”. Il processo di acquisizione di tutti i materiali grezzi necessari alla produzione dei vaccini, ha spiegato il vice presidente di Pfizer, è “particolarmente complesso”, perché “i componenti non provengono solo dall’Europa, ma da tutto il mondo”. Per realizzare una dose, ha spiegato ancora Hendrikse, occorrono 280 componenti provenienti da 86 fornitori in 19 Paesi.

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