Ecdc, virus Shav, contagio umano in Francia. Siti: “Malattie emergenti, alzare la guardia”

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Roma, 26 ottobre – Identificato in Francia il primo caso umano di virus Shamonda, in un paziente “gravemente malato” che è “morto a inizio ottobre”. Lo annuncia l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che sta “monitorando attentamente la situazione in seguito alla notizia, diffusa dalle autorità francesi, del primo caso documentato di infezione umana da virus Shav. Un patogeno che finora aveva colpito esclusivamente gli animali”. L’Ecdc spiega di essere “in contatto con le autorità francesi e con i partner europei per esaminare le potenziali implicazioni per la salute pubblica derivanti da questo primo caso umano”.

“L’unica persona finora contagiata” dal virus Shamonda (Shamonda virus o Shav), informa l’Ecdc, “era un paziente già affetto da una grave patologia, condizione che lo rendeva più vulnerabile alle infezioni e alle relative complicazioni rispetto alla popolazione generale. Il paziente è morto all’inizio di ottobre” e “sono in corso accertamenti per stabilire se il virus abbia causato o abbia contribuito al decesso, nonché per determinare le modalità di trasmissione dell’infezione”.

L’alert su questo primo caso umano di Shav arriva dopo “il primo rilevamento in assoluto del virus tra gli animali da allevamento in Europa, nell’estate del 2026. La comparsa di segni clinici negli animali è stata segnalata a partire da giugno – ricorda l’agenzia Ue – mentre l’identificazione di Shav risale alla fine di luglio. Da allora il virus è stato riscontrato in animali da allevamento in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Jersey. In precedenza, Shav era già stato rilevato negli animali in Paesi extraeuropei”.

“Il virus Shamonda si trasmette solitamente tra gli animali attraverso la puntura di moscerini del genere Culicoides” spiega l’Ecdc., precisando però che in questo primo caso di contagio umano “non è ancora nota la specie responsabile della trasmissione”.  I moscerini in grado di trasmettere lo Shav sono generalmente più attivi dalla primavera all’autunno, con dinamiche stagionali che variano a seconda della specie, dell’area geografica e delle condizioni meteorologiche. In ogni caso, con l’abbassamento delle temperature caratteristico della stagione in corso, osserva l’Ecd,  “l’attività della maggior parte di queste specie è in fase di diminuzione in Europa”.

L’agenzia europea, informa una nota, “sta seguendo l’evolversi della situazione in stretto coordinamento con la Commissione europea e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ente competente in materia di salute animale e sicurezza alimentare nell’Unione europea. L’Ue dispone di un solido sistema di sanità pubblica e l’Ecdc continua a collaborare con tutti gli Stati membri per rafforzare i piani di risposta alle emergenze sanitarie. Il centro sta collaborando con il competente laboratorio di riferimento dell’Ue per rafforzare la capacità di analisi e offrire ulteriore sostegno agli Stati membri nell’individuazione di eventuali altri casi”.

L’alert Ecdc sul primo caso umano di infezione da virus Shamonda, è subito rimbalzato tre gli esperti della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), impegnati a Genova nel 59° Congresso nazionale della società scientifica, che si è concluso sabato 24. Sulla vicenda è intervenuto il presidente Enrico Di Rosa (nella foto), che in una dichiarazione ad Adnkronos Salute ha evidenziato come il ministero della Salute. con una circolare del 17 settembre scorso, avesse già segnalato la circolazione del virus in Europa e in alcuni allevamenti italiani e sottolineato la necessità di un’attenta sorveglianza veterinaria. “L’episodio francese conferma quanto sia fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica, attraverso una stretta integrazione tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health” ha detto ancora Di Rosa. “I cambiamenti climatici, modificando la distribuzione geografica, la stagionalità e le condizioni di diffusione degli insetti vettori, stanno contribuendo a ridefinire gli scenari epidemiologici, esponendo anche il nostro Paese a rischi infettivi nuovi o finora poco conosciuti”.

Per Di Rosa “è necessario investire nella capacità dei Dipartimenti di Prevenzione di intercettare precocemente questi fenomeni, potenziando la sorveglianza, le competenze professionali e le reti di collaborazione tra istituzioni e servizi sanitari. La prevenzione – ha quindi conclude – “deve essere in grado di anticipare i rischi, non soltanto di rispondere alle emergenze”.

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