Adoc su Ffp2, tamponi e azitromicina: “Consumatori vittime di messaggi distorti”

Adoc su Ffp2, tamponi e azitromicina: “Consumatori vittime di messaggi distorti”

RVisualizza immagine di origineoma, 27 gennaio – Adoc, l’Associazione nazionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori promossa dalla Uil, con una nota del suo presidente Roberto Tascini (nella foto), torna sul tema delle mascherine Ffp 2, balzate al centro di non poche polemiche dopo l’entrata in vigore del loro uso obbligatorio a causa della difficile reperibilità sul mercato e del prezzo, schizzato verso l’alto e subito “calmierato” (o,75 euro a pezzo) a seguito degli accordi intervenuti tra ministero della Salute e sigle della farmacia.

A prezzo calmierato,  quanto costano le mascherine, che – ricorda Adoc – “si trovano anche nei supermercati e si possono comprare on line”? E sono tutte a norma, atteso che  le stesse aziende produttrici “denunciano la presenza sul mercato di dispositivi che hanno dimostrato di garantire un livello di protezione non adeguato e non rispondente ai parametri della normativa di riferimento (EN 149), e parliamo di acquisti fatti attraverso farmacie e shop on line”?

Tascini osserva che, “a seguito di obblighi e a volte raccomandazioni”, i cittadini hanno speso “non poco” per acquistare le mascherina, con  la sola e magra consolazione poter detrarre la spesa in sede di dichiarazione dei redditi. Consolazione peraltro fittizia, perché le mascherine “sono obbligatorie ma non detraibili. Si possono portare a detrazione solo quelle con il codice AD, considerate dispositivi medici. Al momento rispondono a queste caratteristiche solo le mascherine chirurgiche mentre le Ffp2 e le Ffp3, sono annoverate come Dpi (dispositivi di protezione individuale). Siamo al paradosso. Più sei protetto dal virus meno sei garantito in sede fiscale”.

Un paradosso-beffa non troppo diverso da quello registrato sui tamponi, “fino ad un certo periodo, concomitante con le festività natalizie,  terminati e quindi introvabili nelle farmacie e nei supermercati”, scrive il presidente di Adoc. “La necessità del tampone, soprattutto il rapido fai da te era legata alla presenza a pranzi, cene e riunioni familiari. Lunghe file e attese. Code e folla. Altro paradosso: se per proteggerti dal virus devi evitare l’assembramento, per verificare se hai il virus devi assembrarti in farmacia”.

Nella  frittura mista di osservazioni critiche finisce anche la vicenda dello Zitromax, antibiotico tra i più prescritti per le infezioni batteriche, diventato introvabile per un corto circuito dell’informazione. “Perché è diventato irreperibile nelle farmacie?” si domanda Tascini. “È bastato che qualcuno, discutibile scienziato o solo presenzialista in tv, o anche il medico di base dicesse che era efficace per la cura del virus e si è scatenato il putiferio. Questa è comunicazione efficace efficiente e trasparente?”

Tascini sollevare questi interrogativi limitandosi a concludere che,  a due anni dalla comparsa del Covid, “le domande sono sempre le stesse e l’unico punto fermo di tutte le distorsioni di mercato è la lievitazione dei costi. Le falle di un sistema mal legato, mal gestito e scarsamente organizzato hanno fatto sì che messaggi distorti potessero avere la meglio su informazioni scientifiche corrette e necessarie. Colpa di una comunicazione, istituzionale o meno, che è stata disordinata e poco mirata. E le conseguenze di tutti questi errori casuali, voluti o inevitabili, sono ricadute esclusivamente sulle spalle delle famiglie, consumatori obbligati”.

“L’Adoc monitora da tempo le tante incongruenze del mercato, denunciandole” conclude il presidente dell’associazione consumerista della Uil, auspicando che “tutte queste contraddizioni vengano sanate. Abbiamo un ruolo, vegliare sui comportamenti che mancano di trasparenza e che, in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo, vanno denunciati. Invitiamo tutti a segnalarci disagi, disservizi e speculazioni”.

 

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