Roma, 19 gennaio – La quasi totalità delle farmacie inglesi (la percentuale supera il 90%) ha presentato la richiesta per aderire a Pharmacy First (Prima la farmacia), il nuovo servizio del Nhs, il servizio sanitario pubblico inglese. Il progetto, che si propone l’obiettivo di allentare il carico di lavoro degli ambulatori medici territoriali, consente alle farmacie di comunità di trattare in prima istanza alcuni tra i disturbi più diffusi e comuni (si tratta di sinusite, otite, mal di gola, punture di insetti, impetigine, herpes zoster e infezioni femminili del tratto urinario non complicate), senza che i pazienti debbano prima passare dal medico.
A fornire i numeri davvero notevoli dell’adesione all’iniziativa delle farmacie è stata Andrea Leadsom
(nella foto), sottosegretario di Stato per l’assistenza primaria e la sanità pubblica, rispondendo alla sollecitazione di una deputata laburista, Rachael Maskell, desiderosa appunto di conoscere i più recenti progressi del progetto Phrmacy First.
La massiccia risposta positiva dei farmacisti all’iniziativa del governo non si spiega però soltanto con l’apprezzamento, il compiacimento e in qualche caso l’entusiasmo espressamente manifestati da quei farmacisti che considerano Pharmacy First un importante, fondamentale riconoscimento delle farmacie di comunità come “parte integrante della salute pubblica”. Dietro, almeno secondo Nick Kaye, presidente della National pharmacy association (il sindacato delle farmacie indipendenti), che aveva peraltro previsto il boom di iscrizioni al nuovo servizio lanciato dal Governo, ci sarebbero con ragioni decisamente più concrete e “sostanziose”. L’altissimo numero di adesioni, secondo Kaye, trova spiegazione nel lungo periodo di chiari di luna attraversato dalle farmacie inglesi sotto il profilo economico; il comparto è in crisi e l’inadeguata remunerazione che il Nhs riconosce al servizio di dispensazione davvero non basta a uscire dalle difficoltà. Comprensibile, dunque, che in Pharmacy First si intravveda una possibilità di nuove entrate e di una boccata d’ossigeno, a partire dalle 1000 sterline (circa 1150 euro) al mese che verranno corrisposte ai farmacisti che forniranno i servizi di assistenza e trattamento seguendo le procedure fissate dal Nhs, piuttosto impegnative, che prevedono anche la stipula di un contratto con un fornitore di servizi informatici (per il collegamento telematico con i general practitioners, i medici di base, e la gestione delle cartelle elettroniche dei pazienti) e il rispetto dei protocolli Pgd (Patient group direction) predisposti dallo stesso Nhs.
Oltre alla già citata quota fissa di mille sterline al mese, i servizi resi dai farmacisti nell’ambito di Pharmacy First prevedono un fee di 15 sterline a consultazione, subordinato all’erogazione da parte delle farmacie di un numero minimo di consulenze che crescerà nel tempo, a partire dal prossimo febbraio (quando ne basterà una) fino a raggiungere le 30 a ottobre 2024. Ma proprio a proposito dei soldi, ancora il presidente di Npa Kaye dà voce al timore che le risorse destinate a PF potrebbero essere risucchiate nel “buco nero dei finanziamenti di base”.
In ogni caso, secondo quanto confermato tre giorni fa da Community Pharmacy England (Cpe), il sito delle farmacie di comunità del Regno Unito, le farmacie aderenti a Pharmacy First potranno iniziare a fornire ufficialmente il nuovo servizio dal 1° febbraio 2024, a condizione che siano predisposti e attivi i sistemi informatici richiesti.


