Servizi sul territorio, le farmacie sorpassano gli sportelli bancari, il commento dell’esperto

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Roma, 6 marzo – Secondo i dati elaborati da First Cisl e riferiti al 31 dicembre 2024, in termini di diffusione sul territorio le farmacie hanno ormai sopravanzato gli sportelli bancari; mentre questi sono scesi sotto la soglia dei 20mila (19656 per l’esattezza, le farmacie l’hanno comodamente superata, attestandosi a quota 20100).

Lo ha segnalato ieri sulle colonne de Il Sole 24 Ore Marco Alessandrini (nella foto), responsabile della  Divisione Health&Pharma di Banca Fucino,  che in ragione del suo lungo e prestigioso percorso professionale nei servizi bancari e finanziari per le farmacie, è un profondo conoscitore di entrambi i mondi, quello del credito e quello del retail farmaceutico.

Al di là dei significati intrinseci del “successo” registrato dalle farmacie con il superamento di un agguerritissimo avversario nella ipotetica classifica dei punti di riferimento dei cittadini sul territorio, il dato ricordato da Alessandrini altro non è che un nuovo ed evidente segnale del processo di erosione della sfera dei servizi che è da tempo in corso nel nostro Paese. Il progressivo e apparentemente inarrestabile processo di desertificazione ha colpito e colpisce indistintamente non solo gli sportelli bancari, ma anche quelli postali, i distributori di carburante, gli sportelli sociali e sta interessando anche i gangli vitali come, tanto per citarne due, le scuole dell’obbligo e la stessa medicina territoriale.

La territorialità, insomma, costa, come opportunamente osserva Alessandrini, e costa pure molto. Un molto che, evidentemente, tracima sempre più spesso nel troppo, sia per gli investitori privati sia per le amministrazioni pubbliche, sempre alle prese con risorse sottostimate e tagli finalizzati a contenere la spesa pubblica.

I risultati? Drammatici, come ben sanno i cittadini che vivono nei comuni, diciamo così, meno fortunati per posizione, territorio e situazione demografica. Cittadini per i quali accedere a un servizio si trasforma spesso – letteralmente – in una via crucis. Milioni di cittadini, peraltro:  tra i dati riportati da Alessandrini spicca il 42,8% di comuni che oggi sono privi di uno straccio di sportello bancario e che lasciano di fatto 11 milioni di persone prive della possibilità di interloquire direttamente con un professionista del credito. “Vabbe’, c’è pur sempre l’internet banking” potrebbe osservare giustamente qualcuno. Vero, peccato però che non basti davvero, in un Paese demograficamente anziano e dove dunque abbondano i non nativi digitali: sempre secondo i dati riportati da Alessandrini, l’Italia vanta (si fa per dire…) l’11% in meno di utilizzatori di internet banking rispetto alla media europea. Le cose peggiorano drammaticamente nella fascia degli over 65, dove solo un italiano su tre accede alla banca via internet. E bisogna anche considerare che nei più dei quattro comuni su dieci privi di sportelli bancari, insistono qualcosa come 280 mila aziende: i cui amministratori avrebbero “anche bisogno di dialogo con la banca  per sviluppare e far crescere la propria attività a beneficio dell’economia del territorio e quindi dello sviluppo del nostro Paese”, scrive Alessandrini.

Invece nisba: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato e a chi è stato tolto si arrangi e faccia fronte come può, se può, alle sperequazioni che spaccano il Paese molto più che le faglie sismiche. Basti pensare che se in Emilia Romagna soltanto l’8,5% dei comuni è privo di sportello bancario, in Molise bisogna moltiplicare la percentuale degli “sbancati” per dieci: i comuni senza sportello bancario sono infatti ben l’83,1% del totale.

Ma torniamo alla “gara” tra banche e farmacie in termini di presenza sul territorio, che al momento vede vittoriose le seconde non solo sul piano quantitativo ma anche qualitativo, dal momento che la diffusione delle farmacie, al contrario degli sportelli delle banche, è all over the country: più di un terzo del totale degli esercizi (7200) sono infatti ubicati i comuni con meno di 5000 abitanti e più di 2000 di questi si trovano in località con meno di 1500 abitanti.

Alessandrini registra nel suo articolo l’andamento in assoluta controtendenza delle farmacie rispetto ai molti, troppi servizi che soggiaciono a quella sorta di  “legge delle chiudende”, non scritta ma ineluttabile  e inesorabile, che sta decimando i servizi al pubblico nel nostro Paese. Ma – al netto dell’apprezzamento per come gli esercizi della croce verde abbiano saputo resistere e affermarsi anche grazie a un percorso di evoluzione sul terreno dei servizi, che potrà essere ulteriormente implementato –  Alessandrini, forte delle sue conoscenze specifiche e di una non comune esperienza, invita a considerare alcuni determinanti da tenere sotto osservazione, prima che arrivino a impattare in modo devastante anche sulle farmacie.

Il primo: le previsioni Istat stimano che nel 2050 il nostro Paese avrà più di quattro milioni di residenti in meno. Andrà però ancora peggio nei trent’anni successivi,, con un calo più marcato, fino ad arrivare nel 2080 a una popolazione di appena 46 milioni di abitanti: la stessa che il nostro Paese contava agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso, quelli in cui nascevano i boomers.

Alessandrini prefigura e illustra le inevitabili conseguenze che deriveranno dal dover insistere e operare in un Paese che già oggi, al suo interno, è in fase incontrovertibile di spopolamento. “Bisognerà supportare la domanda aggregata demolendo retaggi storici apparentemente  granitici” scrive l’esperto, a significare che la farmacia dei decenni a venire dovrà essere cosa ben diversa da quella che è oggi. “Lo spazio fisico di una struttura sul territorio dovrà essere polivalente ma anche multidisciplinare e intersettoriale” scrive Alessandrini “e non dovrà scandalizzare, per esempio che una farmacia potrà avere all’interno non solo un bancomat evoluto con una piattaforma di consulenza a distanza ma anche altri prodotti oggi culturalmente distanti dalla farmacia come avviene in tanti altri Paesi del mondo”.

Il dirigente di Banca Fucino ragiona sui dati: a fronte di una media abitanti per farmacia che oggi è pari a 1/2900, ipotizzando l’avveramento delle previsioni dell’Istat il bacino di utenza passerà a 1/2200 abitanti. E la domanda scatta inevitabile: “Il sistema riuscirebbe a resistere?”.  Alessandrini non indossa i panni (peraltro femminili) della Cassandra ed evita una risposta diretta. Che però sostituisce con una considerazione conclusiva che è di fatto una sorta di suggerimento sul da farsi: “In maniera pragmatica dobbiamo preparaci al progressivo ridimensionamento tradizionale dell’offerta dei servizi sul territorio, ma al mantenimento degli stessi attraverso una rimodulazione trasversale per la quale non siamo preparati né culturalmente né tanto meno dal punto di vista regolamentare, ma che sarà la soluzione per mantenere la fruibilità dei servizi da parte dei cittadini”.

 

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