Firenze, il CdS conferma vincoli a tutela della farmacia Pitti, “attività che dura da secoli”

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Roma, 9 gennaio – Comunque la si voglia considerare, è una bella notizia (tranne, ovviamente, che per il proprietario dello storico immobile di Piazza San Felice che praticamente da sempre ospita l’esercizio): l’antica Farmacia Pitti di Firenze resta sottoposta al vincolo della Soprintendenza. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, che con una sentenza depositata lo scorso 5 gennaio ha chiuso un contenzioso di durata decennale, per effetto della quale i nuovi proprietari dell’immobile, nei cui fondi al pian terreno è ospitata la farmacia, non potranno destinarla ad altro che non sia la sua antica destinazione. trattandosi di un luogo tutelato nella sua identità storica e nella sua funzione originaria. Gioverà al riguardo ricordare che si tratta di uno dei più antichi esercizi storici fiorentini, presente a Firenze da circa 500 anni come spezieria e poi aperta al pubblico negli attuali locali nel 1805 da Gasparo Puliti, ultimo speziale del Granducato di Toscana. Anche le stigliature risalgono alla prima metà dell’Ottocento, a testimoniarne la storia plurisecolare insieme al portale di ingresso in pietra serena con insegna e decorazioni simboliche raffiguranti l’Arte degli Speziali e un banco di vendita “a fagiolo” settecentesco.

La sentenza del CdS, non a caso, contempla anche l’obbligo di mantenere gli antichi arredi, che peraltro erano stati già rivendicati dal titolare Piero Pacenti, sfrattato nel 2019 dai nuovi proprietari, una cordata di imprenditori intenzionati a trasformare il palazzo in un resort di lusso con reception allocata appunto nei locali della farmacia, e costretto a lasciare i locali a fine ottobre 2022 per trasferirsi in altri, non distanti (nella foto del quotidiano La Nazione, Pacenti mentre chiude la serranda dell’esercizio il 29 ottobre 2022, quando fu costretto a lasciarlo).

Proprio su questo dettaglio, però, si è inceppato l’ingranaggio del progetto imprenditoriale: la Soprintendenza si oppose infatti subito alla richiesta di cambio di destinazione dei locali dell’antica farmacia. Una decisione che vecchia e nuova proprietà dell’immobile impugnarono senza successo davanti al Tar: i giudici amministrativi mantennero infatti i vincoli all’attività commerciale della farmacia, anche se nel frattempo la gestione aveva abbandonato i locali. Ora anche il Consiglio di Stato, a cui proprietari del palazzo avevano fatto ricorso, ha ribadito l’esistenza del vincolo sul fondo e sugli arredi, con questi ultimi che – secondo quanto riferisce il quotidiano di Firenze La Nazione, restano oggetto di una controversia “parallela“ tra la proprietà dell’immobile e il farmacista.

L’interesse storico della farmacia fu certificato da un decreto del Ministero per i Beni culturali del 28 settembre 1993, che riconosceva l’attività dell’esercizio, “consolidata ormai da due secoli nel citato immobile e che ne caratterizza anche l’immagine pubblica nel contesto architettonico urbano (vedasi portale d’ingresso con insegna e decorazioni simboliche) e che, pertanto, detta destinazione, connaturata e coerente ai caratteri storici, artistici e architettonici degli interni e degli esterni dell’immobile, configura un particolare decoro, di cui è necessario prevedere una specifica tutela mediante prescrizioni di divieto di variazione della storicizzata destinazione d’uso citata”.

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