Roma, 25 marzo – Interpretando alla lettera senso e significato dell’audizione parlamentare, lo strumento forse più significativo (per la sua natura partecipativa) di cui dispone il Parlamento per raccogliere, attraverso le sue Commissioni, informazioni e pareri necessari a svolgere correttamente l’attività legislativa (nel caso di specie, per la messa a punto della legge che delega al Governo il riordino della legislazione farmaceutica), Federfarma ha diligentemente e diffusamente fornito due giorni fa ai senatori della 10a Commissione di Palazzo Madama le sue indicazioni e proposte.
La delegazione dei titolari di farmacia privata, guidata dal presidente nazionale Marco Cossolo (nella foto) e dal presidente di Sunifar (farmacie rurali) Gianni Petrosillo, ha ovviamente messo al centro del suo articolato cahier di osservazioni e sollecitazioni la farmacia di comunità e il ruolo che essa potrà recitare per raggiungere l’obiettivo dichiarato del riordino normativo, ovvero un quadro di regole finalmente semplificato, chiaro e razionale finalizzato a migliorare e rendere più equo l’accesso al farmaco, garantendo la sostenibilità del sistema.
Un traguardo – hanno osservato i rappresentanti di Federfarma – che potrà essere centrato solo “passando” dalle farmacie, presidi di salute diffusi capillarmente sul territorio e con dotazione di risorse professionali e tecnologiche imprescindibili per sviluppare (anche qualitativamente) la sanità di prossimità, agendo sulle direttrici dell’aderenza alla terapia, e dunque di un uso più appropriato dei farmaci, della presa in carico dei pazienti e della prevenzione (questa sia attraverso servizi sia tramite attività di informazione qualificata ai cittadini): tutti ambiti che possono beneficiare della sempre più consolidata infrastruttura tecnologica di presidi di sanità del territorio, le farmacie, che già dispongono di strumenti informatici avanzati adeguati.
L’organizzazione dell’attività delle farmacie, ha spiegato al riguardo Cossolo, è storicamente molto informatizzata e ciò, insieme al “bagaglio di conoscenze sulla dispensazione del farmaco di cui disponiamo noi farmacisti”, permette incroci virtuosi con l’attività dei medici di medicina generale, come ad esempio la segnalazione di eventuali situazioni di mancata aderenza, che permettono di offrire agli Mmg informazioni e finanche occasioni “per poter contattare i pazienti non aderenti”. A questo, ha aggiunto il presidente di Federfarma, va aggiunto l‘alto numero di contatti “che realizziamo tutti i giorni nelle farmacie, dove possiamo svolgere un’attività di counseling finalizzata all’aderenza alla terapia”. La quale, ha sottolineato Cossolo, “passa prima di tutto attraverso il convincimento”, terreno dove – in ragione delle loro specifiche competenze e del consolidato rapporto fiduciario con i cittadini – farmacia e farmacisti non temono davvero rivali.
Tutto questo fa di farmacia e farmacisti uno snodo cruciale per il controllo della spesa e la tracciabilità dei medicinali: “Sappiamo esattamente qual è il farmaco prescritto, quando viene erogato al paziente e attraverso quale farmacia viene erogato grazie a un sistema di tracciatura precisissimo, fatto attraverso un ente pubblico che è la Tessera sanitaria” ha evidenziato Cossolo, aggiungendo che le norme europee su tracciabilità e anti-contraffazione cui l’Italia sta per adeguarsi porteranno a un sistema di tracciatura sempre più completo, in grado di consentire di conoscere, come già avviene per la spesa farmaceutica convenzionata, il medico che prescrive il farmaco, il paziente che lo riceve e la farmacia (o il farmacista, nel caso delle farmacie ospedaliere) che lo ha distribuito. Si tratterà, semmai – hanno voluto evidenziare e chiedere i rappresentanti di Federfarma – di “evitare duplicazioni, come la coesistenza di due sistemi paralleli di bollinatura”, dai quali arriverebbero inevitabilmente costi aggiuntivi e inefficienze”. L’obiettivo, per la federazione dei titolari di farmacia, è quello di “arrivare a un modello uniforme che consenta di tracciare tutti i canali distributivi con lo stesso livello di dettaglio oggi disponibile per la spesa convenzionata”.
Spesa farmaceutica e prezzo dei farmaci, le proposte dei farmacisti titolari
Il primo nodo da affrontare sul fronte del governo della spesa è la discrepanza ormai strutturale tra spesa programmata e spesa effettiva, che – uno sforamento dopo l’altro – ha portato alla fine a un superamento del tetto di circa 4 miliardi di euro. Un disallineamento ormai diventato prassi che è la spia di un sistema che non va e deve essere corretto: al riguardo, il disegno di legge delega in itinere prevede correttivi come l’adeguamento e la revisione dei tetti della spesa farmaceutica sia per gli acquisti diretti sia per la convenzionata e l’introduzione di specifiche clausole di salvaguardia che possano assorbire il fenomeno degli sforamenti, affiancando alle misure di recupero dei maggiori oneri anche meccanismi premiali legati al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario.
Ma va rivisto anche il meccanismo del payback, che a giudizio di Cossolo “ha ormai perso il suo scopo originale”, diventando nel tempo una voce strutturale di entrata nei bilanci regionali, con effetti distorsivi tra le diverse tipologie di aziende. Federfarma propone di rafforzare gli strumenti di monitoraggio, prevedendo l’obbligo di tracciabilità dei consumi per singola struttura sanitaria, anche attraverso l’utilizzo di indicatori con la pubblicazione periodica dei dati di dispensazione e dei risultati conseguiti.
La proposta operativa avanzata da Cossolo è quella di introdurre un prezzo unico del farmaco per il Servizio sanitario nazionale, indipendentemente dal canale distributivo. “Il prezzo del Servizio sanitario nazionale deve essere uguale qualsiasi sia il canale di distribuzione” ha spiegato il presidente di Federfarma, sottolineando come il principio possa essere reso sostenibile attraverso l’utilizzo del cosiddetto cashback, tramite cui “il Servizio sanitario nazionale riceve, laddove il farmaco è erogato attraverso le farmacie aperte al pubblico, una sorta di ristorno che tiene conto del prezzo che pagava con l’acquisto diretto, ma anche del contributo che le Regioni ricevono quando incassano il payback”.
In questa prospettiva, la proposta è di stabilire che il prezzo ex-factory dei farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale sia valido per ciascun canale di distribuzione, individuando proprio nelle disposizioni introdotte con la legge di Bilancio 2024 sul transito dei farmaci al canale convenzionato e sull’applicazione del meccanismo del cashback il punto di partenza per rendere concretamente sostenibile il modello di prezzo unico proposto. Il meccanismo, ha spiegato il presidente di Federfarma, permetterebbe di mantenere invariata la spesa per il Ssn anche in caso di erogazione attraverso la farmacia territoriale, con il vantaggio di migliorare nel contempo l’accessibilità per i cittadini e la tracciabilità dei flussi.
Non è però mancata una forte sottolineatura sulla crescita della spesa pubblica per la salute e per i farmaci, dinamica di fatto strutturale e ineludibile, legata all’invecchiamento della popolazione e all’arrivo di terapie innovative ad alto costo (citato, al proposito, l’esempio dei nuovi farmaci oncologici che migliorano significativamente la sopravvivenza ma comportano costi elevati). Di conseguenza, per Cossolo, è altrettanto ineludibile l’aumento del finanziamento della spesa sanitaria e, al suo interno, della spesa farmaceutica, “altrimenti il sistema non diventa sostenibile in termini di servizi”. La proposta di Federfarma, al riguardo, è quella di fare fronte alla necessità di programmare in modo graduale e pluriennale la crescita della spesa farmaceutica, tenendo conto di tutti i fattori in gioco (demografici, epidemiologici, di progresso tecnico-scientifico).
Nel corso dell’audizione c’è stato spazio anche per le farmacie rurali. Pur esprimendo apprezzamento per le norme sulla pianificazione territoriale, il presidente del Sunifar Petrosillo ha sottolineato che più che aumentare il numero delle sedi la priorità dev’essere quella di “rafforzare la sostenibilità delle farmacie già operative”, evitando ulteriori frammentazioni della rete, soprattutto nelle aree a bassa densità abitativa. Petrosillo ha indicato, tra le possibili soluzioni, la possibilità di attivare presidi delocalizzati gestiti dalle stesse farmacie, in modo da ampliare l’accesso senza compromettere gli equilibri economici.


