Fimp: “Bene rete di collaborazione pediatri-farmacisti, ma senza invasioni di campo”

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Roma, 1 aprile  – La legge delega per il riordino delle norme sulla farmaceutica (AS 1786) può e deve servire anche a chiarire e blindare il concetto che l’atto medico deve rimanere distinto dalla logistica del farmaco. Ben venga, insomma, la collaborazione e la sussidiarietà tra medici e farmacisti in una rete di supporto reciproco, ma ognuno all’interno di questa deve svolgere solo e soltanto quello che è il suo ruolo. Niente invasioni di campo, insomma, e a questo riguardo, le previsioni contenute negli articoli 2 e 3 del ddl AS I786 all’esame del Senato dovrebbero essere formulate in modo tale da rendere chiaro e inequivocabile per tutti che tra l’atto medico e i servizi di prossimità deve esserci una distinzione invalicabile.

A dirlo, in occasione dell’audizione davanti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato sul tema del testo unico sulla farmaceutica è stato il presidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Antonio D’Avino (nella foto), per mettere in guardia da eventuali “effetti indesiderati” derivanti dall’attribuzione alla farmacia di attività cliniche – come le tele-visite e il tele-monitoraggio – che “potrebbero far correre il rischio di frammentare il percorso di cura del bambino”.  

Nel Testo unico, il presidente dei pediatri rintraccia comunque anche contenuti positivi, come il richiamo, definito ottimo,  “alla digitalizzazione rispetto a tutto quello che comporterà come innovazione tecnologica“. Anche in questo caso, però, D’Avino, traccia per così dire i confini: “L’obiettivo deve essere l’interoperabilità tra i sistemi” e, in merito all’appropriatezza prescrittiva, “ognuno deve svolgere il proprio ruolo”.

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