Roma, 9 aprile – “Oggi il farmaco è diventato il nuovo petrolio geopolitico. Non è più soltanto una questione di medicina, ma di sicurezza nazionale, di autonomia industriale e di potere internazionale. Chi controlla la ricerca, la produzione e la distribuzione dei farmaci controlla una parte fondamentale degli equilibri globali”.
Ad affermarlo è Federico Serra (nella foto), presidente dell’Health City Institute e dell’International Public Policy Advocacy Association, autore insieme al presidente emerito della Simg Claudio Cricelli del libro Ecosistema del farmaco – Scienza, potere e futuro del farmaco nella geopolitica della salute globale, presentato ieri a Roma nella Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato della Repubblica.
“Il farmaco non è solo una molecola: è sintesi di scienza, potere e responsabilità” è l’assunto del volume di Serra e Cricelli. “Ogni pillola racchiude una scelta collettiva su chi può guarire e chi resta in attesa”, e “nel futuro della salute globale la scienza dei farmaci dovrà imparare a rispondere non solo all’efficacia clinica, ma anche alla giustizia sociale”.
Nel futuro dell’ecosistema del farmaco, prospetta Serra, il potere non sarà nelle mani di un solo attore. A contare sarà l’integrazione tra chi produce farmaci, chi gestisce i dati sanitari e chi orienta la ricerca scientifica. La vera leva strategica sarà quindi la capacità di connettere scienza, tecnologia e politiche pubbliche. Centrale anche il tema dei brevetti: “Il vero nodo non è abolirli” precisa il coautore del libro, che è anche segretario generale dell’Osservatorio sulla salute bene comune dell’Università̀ Cattolica Sacro Cuore e Senior membership del Royal Institute of International Affairs “ma trovare un equilibrio tra innovazione scientifica e giustizia sanitaria”.
Cricelli (nella foto) ha invece voluto ricordare la pandemia di Covid 19, cartina di tornasole delle vulnerabilità strutturali già presenti nel sistema globale di salute, evidenziando il ruolo del farmaco come bene vitale e strumento di influenza geopolitica. L’accesso ai medicinali diventa così una questione di sovranità e sicurezza collettiva: non solo cura, ma anche economia, potere e protezione strategica. “La pandemia ha dimostrato che sanità e sistema del farmaco non sono mondi separati, ma un unico ecosistema. Se un anello della filiera si indebolisce, l’intero sistema rischia di vacillare”, ha evidenziato il presidente emerito della Società italiana di Medicina generale, docente e divulgatore scientifico.
Il volume – informa una nota – propone una lettura sistemica e geopolitica del farmaco come infrastruttura critica della contemporaneità, superando la visione del medicinale come semplice prodotto terapeutico. Il farmaco viene interpretato come snodo strategico in cui convergono scienza, politica, economia, sicurezza nazionale, diritti umani e sostenibilità ambientale. La tesi centrale è che, nel XXI secolo, la salute rappresenta una nuova grammatica del potere globale.
A segnare il punto di svolta analitico del libro è la pandemia da Covid 19: non un evento eccezionale, ma un rivelatore delle fragilità sistemiche della globalizzazione. In questo contesto, il farmaco emerge come risorsa strategica paragonabile al ruolo dell’energia nel Novecento. L’opera sviluppa così una vera geopolitica del farmaco, campo interdisciplinare tra sanità pubblica, relazioni internazionali, economia, politica, bioetica e governance globale. Il farmaco diventa lente attraverso cui leggere le trasformazioni del nostro tempo: dalla crisi della globalizzazione all’ascesa delle biotecnologie, dalla competizione per i dati alle disuguaglianze globali e alla sfida ecologica. Nel XXI secolo, la misura del potere non sarà la capacità di dominare, ma quella di prendersi cura.
Il volume si articola attorno a sette grandi nuclei tematici: sovranità farmaceutica e sicurezza sanitaria; catene globali del valore e nuovi equilibri produttivi; ruolo geopolitico di Big Pharma; diplomazia del farmaco e competizione internazionale; trasformazione bio-digitale della medicina e valore strategico dei dati; sostenibilità ambientale e planetary health; salute come bene comune e democrazia sanitaria.
Serra e Cricelli auspicano una futura “Costituzione morale della salute globale”, capace di integrare scienza, etica e politica in un nuovo patto di civiltà. Sarebbe interessante conoscere, al riguardo, pensiero e intenzioni di chi, oggi, anche ai massimi livelli di potere, non perde occasione per manifestare convinzioni in assoluta antitesi e tradurle poi in scelte e decisioni che vanno in direzione esattamente contraria…


