Fentanyl, Siaarti: “Farmaco insostituibile e sicuro, non va confuso uso clinico con illecito”

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Roma, 12 luglio – Il clamore sollevato dal  furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con il timore di qualche distorsione informativa, in ragione della quale la validità di una molecola che da decenni rappresenta una risorsa terapeutica molto importante soprattutto in anestesia e nel contrasto al dolore, viene completamente sepolta, con tanto di croce sopra, dalla fama di “droga killer”, ha indotto la Siaarti, la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, a intervenire sulla vicenda.

In una nota diffusa giovedì scorso, la società scientifica invita a distinguere con chiarezza l’episodio criminoso dall’impiego terapeutico del fentanyl, “da oltre sessant’anni pilastro dell’anestesia moderna e della terapia del dolore”. Le fiale sottratte, precisano gli anestesisti, sono formulazioni endovenose destinate esclusivamente all’uso intraoperatorio e gestite negli ospedali con rigorosi protocolli di custodia e tracciabilità, diversi da quelli previsti per le formulazioni utilizzate nella terapia del dolore cronico a domicilio.

“È fondamentale che l’opinione pubblica non faccia confusione tra due mondi completamente distinti” spiega Elena Bignami, presidente Siaarti (nella foto). “All’interno dell’ospedale, il fentanyl viene maneggiato in dosaggi minimi, calcolati al microgrammo, da personale specializzato che conosce esattamente cosa sta somministrando, in quale quantità e in quali condizioni cliniche. Il paziente è costantemente monitorato in un ambiente protetto ed è  proprio questa cornice di controllo a rendere il farmaco sicuro”. Il rischio cambia completamente natura, chiarisce la presidente Siaarti, “quando lo stesso principio attivo esce da questo perimetro e finisce in mano a chi non ha competenze né strumenti di monitoraggio: non è più una questione legata alla molecola, ma alla totale assenza di controllo su dose, purezza ed eventuali sostanze di taglio”.

Nella nota, Bignami ricorda anche che gli oppioidi “restano tra i farmaci più sorvegliati dell’intera farmacopea, e che l’attenzione mediatica generata da un furto non deve tradursi in un ostacolo per chi ha reale bisogno di queste terapie”. A destare maggiore preoccupazione tra gli specialisti è il rischio che l’episodio riaccenda un clima di diffidenza verso l’uso legittimo degli oppioidi, già in parte superato grazie ad anni di formazione e sensibilizzazione. Non è la prima volta che il nome del fentanyl finisce associato alla cronaca nera, tra sequestri, furti o mercato illegale, e proprio questa ricorrente sovrapposizione tra il farmaco e il crimine rischia di produrre un cortocircuito nella percezione pubblica: un principio attivo utilizzato ogni giorno con sicurezza in migliaia di sale operatorie e ambulatori di terapia del dolore finisce per essere percepito, quasi automaticamente, come sinonimo di pericolo o illegalità.

È proprio questa associazione impropria, più che il farmaco in sé, ad alimentare l’oppiofobia e a generare nei pazienti un timore ingiustificato verso una terapia prescritta e monitorata da uno specialista.

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