Parkinson, in Italia 300mila pazienti, l’Iss avvia survey sui bisogni clinico-assistenziali

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Roma, 14 aprile – In Italia ci sono circa 300mila persone con malattia di Parkinson e circa 600mila loro familiari inevitabilmente coinvolti nella/dalle conseguenze e dalla gestione della patologia. La cifra è stata resa nota dall’Istituto superiore di sanità  durante un evento organizzato nei giorni in occasione della Giornata mondiale del Parkinson in collaborazione con la Confederazione Parkinson Italia e con la partecipazione dell’Associazione italiana Parkinson e dell’Associazione italiana Parkinson giovanile,  per mettere a fuoco la situazione di quella che per impatto sanitario e sociale è la seconda patologia neuro-degenerativa dopo la demenza, con un peso economico annuo stimato in circa 8 miliardi e mezzo di euro di costo complessivo.

Una malattia importante, dunque, che predittivamente si ritiene destinata a peggiorare, con il raddoppio dei casi entro il 2050, dovuto solo in parte al progressivo invecchiamento della popolazione generale, L’aumento dei casi, infatti, è e sarà (speriamo ancora per poco) dovuto anche dalla scarsa conoscenza dei suoi determinanti causali, essenzialmente ancora sconosciuti, situazione che rende impossibile disporre di strategie di prevenzione efficaci a livello di popolazione.

La malattia di Parkinson è inserita nel Piano nazionale della Cronicità approvato, nella nuova edizione, in Conferenza unificata il 23 ottobre 2025. L’Istituto superiore di sanità sta contribuendo alle attività promosse dal Tavolo di lavoro nazionale promosso dalla Confederazione Parkinson Italia che coinvolge associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni ed esperti di diverse professionalità, che ha già “portato a casa” due risultati concreti.

Il primo è la redazione delle linee di indirizzo nazionali (le prime) per i Percorsi diagnostici assistenziali (Pdta) del Parkinson che mirano a superare l’attuale disomogeneità territoriale e a offrire alle Regioni e Province autonome uno standard di qualità a cui adeguarsi. Il secondo  la stesura di un protocollo di studio per l’avvio della più ampia indagine nazionale mai condotta in Italia sui principali bisogni clinico-assistenziali delle persone con Parkinson e dei loro familiari. La survey, coordinata dall’Iss, verrà condotta nei prossimi mesi e i risultati saranno disponibili entro la fine dell’anno.

“L’Iss si sta impegnando inoltre per poter realizzare l’aggiornamento delle Linee guida sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson che risalgono ormai al 2013″ ha detto il presidente dell’Istituto Rocco Bellantone  (nella foto). “Va sottolineato come questo strumento delle LG potrà consentire insieme alla stesura di Pdta di qualità di superare quelle diseguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e nei tempi di diagnosi e nelle condotte terapeutiche sia farmacologiche che riabilitative”.

Oggi infatti l’Italia ha una gestione del Parkinson a macchia di leopardo: il censimento nazionale condotto dal Tavolo di lavoro fotografa una situazione critica con appena 21 documenti di Pdta attivi, di cui solo 8 a livello regionale e con più di un quarto che non prevede alcun sistema di monitoraggio strutturato. Il documento delle Linee di indirizzo verrà portato in Conferenza Unificata nelle prossime settimane.

“Il contesto attuale delle policy per le persone con Parkinson ed il loro familiari è estremamente favorevole” ha affermato Nicola Vanacore, direttore del reparto Promozione e valutazione delle politiche di prevenzione delle malattie croniche dell’Iss “e il finanziamento recentemente inserito nell’ultima Legge di Bilancio costituisce un segnale concreto di attenzione verso questa patologia e verso le esigenze assistenziali e di ricerca ad essa correlate. Con questo evento nel celebrare la giornata mondiale del Parkinson si rafforza l’attenzione pubblica e istituzionale su una patologia che coinvolge un numero sempre più crescente di cittadini e famiglie, con rilevanti implicazioni sanitarie, sociali ed economiche”.

Le conoscenze fin qui acquisite sul Parkinson evidenziano che non si tratta di una malattia inevitabile né esclusivamente genetica, ma il risultato di una serie di fattori e concause che agiscono lungo il corso della vita, molti dei quali potenzialmente modificabili. Tra i principali fattori di rischio riconosciuti rientrano l’età, alcune varianti genetiche, le esposizioni ambientali – come pesticidi, solventi industriali e inquinamento atmosferico – i traumi cranici, ma anche condizioni metaboliche quali diabete, ipertensione e sindrome metabolica, associate a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia e a forme clinicamente più severe.

Negli ultimi anni è cresciuta inoltre l’attenzione sul ruolo dell’infiammazione cronica e sul legame tra intestino e cervello. Ci sono però anche spazi – in particolare negli stili di vita –  sui quali è possibile intervenire: l’attività fisica regolare, ad esempio, è uno dei fattori protettivi più solidi, così come un’alimentazione equilibrata ispirata alla dieta mediterranea è associata a un rischio più basso e a un decorso più favorevole della malattia. Altro fattore importante è la qualità del sonno, centrale nella tutela della salute cerebrale.

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