Roma, 18 maggio – Il claim forse non passerà alla storia della comunicazione, ma restituisce perfettamente il senso dell’iniziativa voluta dalla Regione Lazio: Screening per il tumore del colon retto? Fatto! Alla prevenzione mettici la spunta. Lo slogan (come si sarebbe detto un tempo) è un inequivocabile invito rivolto ai cittadini della Regione tra i 50 e i 74 anni a effettuare i test gratuiti per la diagnosi precoce del tumore del colon retto, patologia che in Italia registra poco meno di 50mila nuove diagnosi l’anno, il 56,4% in uomini.
Nella Regione Lazio sono stati stimati nel 2023 i 3797 casi di tumore maligno del colon-retto, con un tasso d’incidenza standardizzato pari a 55,4 per 100.000 residenti. Si tratta, rispetto a tutti i tumori, del terzo più frequente per gli uomini e del secondo per le donne, con incidenza rispettivamente di 69,3 per 100.000 residenti tra i primi e 44,7/100mila per le seconde.
Evidente, dunque, la necessità di un più deciso contrasto all’insidiosa patologia, utilizzando quella che è l’arma più efficace, la prevenzione. Da qui la campagna di screening, alla quale assicurano un contributo importante le farmacie di comunità dislocate sul territorio, che aderiscono numerose all’iniziativa della Regione.
Lo screening ha cadenza biennale. I cittadini (che, spiega la Regione, non sono solo i destinatari dello screening, ma i protagonisti che, con la loro adesione, “trasformano un invito in un atto concreto di cura”) possono ritirare gratuitamente l’apposito kit presso uno dei centri della propria Asl oppure in una delle farmacie aderenti al programma, per poi riconsegnarlo negli stessi centri e presidi una volta effettuato lo screening. Possono aderire anche i cittadini che, pur rientrando nella fascia d’età 50-74, non hanno mai ricevuto una lettera d’invito dalla propria Asl o non ha mai aderito in precedenza al programma di prevenzione regionale: è sufficiente recarsi in uno dei centri deputati, Asl o farmacia (la mappa e tutte le informazioni necessarie sono disponibili a questo link) e ritirare il test.
Nel corso del 2025 hanno partecipato oltre 255mila persone al test di screening e 13.500 hanno effettuato degli approfondimenti diagnostici, grazie ai quali, sono state individuate oltre 300 lesioni cancerose e 4.500 adenomi pre-cancerosi.
Un semplice test della durata di pochi minuti è stato dunque decisivo per ridurre in modo importante il numero di interventi chirurgici e di cure invasive, con tutto ciò che questo importante risultato comporta in termini di vite umane salvate, sofferenze evitate e (anche) minor carico e minori spese per il Servizio sanitario regionale. Alla fine, dunque, anche se più che bimillenaria, la lezione di Ippocrate di Kos (460 a.C. – 377 a.C) suona più attuale che mai: prevenire è meglio che curare, ed è davvero un peccato che (soprattutto negli ultimi due secoli) l’antica lezione sia passata progressivamente in secondo piano e si sia preferito dare più peso al fatto che curare è più redditizio che prevenire. Ma – non fosse altro che per necessità – alla lezione ippocratica bisognerà inevitabilmente tornare.


