Roma, 9 giugno – La decisione dell’Italia di astenersi – insieme a 10 soli altri Paesi, tra i quali Russia, Iran, Polonia, Slovacchia e Ungheria – dal sottoscrivere il Piano pandemico dell’Oms approvato a maggio 2025 da tutto il resto del mondo (124 Paesi), strumento peraltro nato proprio da un’iniziativa italiana, durante la pandemia Covid, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione sanitaria tra Stati, aveva comprensibilmente destato – a voler usare un eufemismo – non poche perplessità. Che la giustificazione addotta dal nostro Governo per chiamarsi fuori dall’accordo aveva, se possibile, accentuato: l’Italia, in linea con gli altri astenuti, motivò infatti l’astensione al piano con la necessità di riaffermare la sovranità degli Stati nell’affrontare le questioni di salute pubblica. Che sarebbe un po’ come a dire che, di fronte a virus che non hanno certo bisogno di visti e passaporti per spostarsi e diffondersi ovunque con il rischio di scatenare rovinose emergenze internazionali, ognuno fa per sé.
Una motivazione che risultò incomprensibile a una larghissima parte dell’opinione pubblica nazionale, passata attraverso lo tsunami Covid e dunque “vaccinata” (è il caso di dirlo) in materia di emergenze sanitarie, che impongono di ragionare e pensare al netto di ogni propaganda politica e di ogni pregiudizio. Uniche e giubilanti eccezioni, insieme alle frange sovraniste più radicali, gli anti-vax e gli anti-scienza, che non perdono occasione per dare segnali di esistenza in vita ogni volta che le circostanze offrono loro un’occasione.
Sulla questione è tornato nei giorni scorsi, a distanza di un anno, il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), intervenendo alla Festa dell’innovazione a Venezia. Il titolare del dicastero competente in materia ha voluto precisare che l’astensione italiana sull’accordo pandemico dell’Oms “non è un no definitivo”, ribadendo così la posizione espressa all’Assemblea Oms di un anno fa e precisando la natura “tattica” della mancata sottoscrizione dell’accordo.
Schillaci ha infatti lasciato aperto un ampio ventaglio di opzioni all’eventuale ratifica dell’Accordo, precisando che “il Piano pandemico Oms non è stato approvato, è ancora sotto discussione perché mancano tutti quanti gli allegati, che sono la parte essenziale. È stato rinviato nell’ultima seduta dell’Oms” ha argomentato il ministro “e verrà credo riproposto nel prossimo maggio. Quindi c’è tempo per vedere cosa ci sarà all’interno del piano pandemico. Io ribadisco quella che è la nostra serietà che abbiamo dimostrato con i fatti. Io, per natura mia e della mia professione originale, preferisco i fatti alle parole, sono una persona che si basa sui fatti e sui dati”.
Non si possono che accoglierle positivamente le dichiarazioni del ministro, perché prefigurano una posizione non pregiudizialmente ostile del governo del nostro Paese al Piano pandemico Oms. E, anche se a molti potrà sembrare poco, poco invece non è, se si vuole davvero essere pragmatici. Schillaci rassicura infatti su un punto fondamentale: quando sarà il momento di ragionare nel merito del Piano che definisce i principi, gli approcci e gli strumenti per un migliore coordinamento internazionale in una vasta gamma di settori, con lo scopo di rafforzare l’architettura sanitaria globale per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, l’Italia sceglierà cosa fare.
Abbiamo fiducia che – siccome stiamo parlando di un accordo che include l’accesso equo e tempestivo a vaccini, terapie e strumenti diagnostici per rendere più sicuro il mondo, un accordo che, per usare le parole dell’Oms, “rappresenta una vittoria per la salute pubblica, la scienza e l’azione multilaterale” e garantisce l’impegno della comunità internazionale a non lasciare indifesi i nostri cittadini, le nostre società e le nostre economie di fronte a catastrofi come quella rappresentata da Covid 19, chi rappresenta il nostro Paese – nella consapevolezza che nessuno si salva da solo – non mancherà di fare l’unica scelta possibile.


