Roma, 22 giugno – La lotta al cancro diventa sempre di più una priorità politica a livello internazionale: tra le risoluzioni dei capi di stato riunitisi a Évian in occasione dell’ultimo G7 c’è infatti l’adozione della Leaders’ call on the Fight against cancer, dichiarazione che rilancia l’impegno nella lotta contro le malattie oncologiche ed è stata accolta favorevolmente dalla la G7 Cancer initiative, come attesta l’articolo congiunto pubblicato su The Lancet Oncology dalle organizzazioni aderenti all’iniziativa, sottolineando che accelerare i progressi contro i tumori richiederà una collaborazione sempre più stretta tra Paesi, istituzioni e comunità scientifiche.
Per l’Italia partecipa Alleanza contro il Cancro (Acc), la rete oncologica nazionale del ministero della Salute presieduta dal professor Ruggero De Maria (nella foto). L’inclusione del cancro tra le priorità del G7 è un segnale importante in una fase in cui la malattia continua a rappresentare una delle principali cause di morte a livello mondiale, con quasi dieci milioni di decessi ogni anno; nonostante i progressi compiuti dalla ricerca e dall’assistenza oncologica, i tumori continuano a esercitare un impatto rilevante sui sistemi sanitari e sulle società di tutti i Paesi. Secondo la G7 Cancer initiative molte sfide restano aperte: un numero troppo elevato di tumori viene ancora diagnosticato in fase avanzata, numerose neoplasie continuano a presentare limitate opzioni terapeutiche e una parte dei pazienti non ha ancora accesso a competenze specialistiche, terapie innovative o percorsi assistenziali multidisciplinari di elevata qualità.
Affrontare queste sfide, secondo G7 Cancer initiative, richiede qualcosa di più della prosecuzione delle attività già in corso; i Paesi del G7 e molte altre nazioni hanno costruito sistemi di ricerca e cura di livello internazionale, ma l’evoluzione dell’oncologia rende sempre più necessarie forme avanzate di cooperazione scientifica.
La medicina di precisione, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati clinici e genomici, lo sviluppo di nuove terapie e la realizzazione di studi clinici richiedono una capacità crescente di mettere in comune conoscenze, competenze e infrastrutture. La possibilità di lavorare su dati inter-operabili, raccolti e analizzati secondo standard comuni, viene indicata nel documento congiunto come una delle condizioni essenziali per accelerare l’innovazione e tradurre più rapidamente i risultati della ricerca in benefici concreti per i pazienti.
Quattro le aree indicate come prioritarie: 1) tumori pediatrici, adolescenziali e dei giovani adulti: l’obiettivo è rafforzare la collaborazione internazionale per favorire la ricerca e migliorare la disponibilità di dati e conoscenze in ambiti caratterizzati da una minore numerosità dei casi; 2) tumori a prognosi sfavorevole, quali quelli del pancreas, dell’esofago, dello stomaco, del fegato e i glioblastomi: nonostante i progressi registrati in altri settori dell’oncologia, queste patologie continuano a presentare prospettive cliniche particolarmente complesse e richiedono un ulteriore sforzo scientifico; 3) tumore della cervice uterina, per la cui eliminazione la strategia è la prevenzione, con la vaccinazione contro il papillomavirus umano (Hpv), programmi di screening efficaci e accesso tempestivo ai trattamenti; 4) quarta priorità, l’accesso a cure oncologiche di qualità; In questo quadro assumono un ruolo rilevante le tecnologie digitali, l’intelligenza artificiale, i modelli organizzativi innovativi e la diffusione delle migliori pratiche cliniche, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze esistenti tra sistemi sanitari e aree geografiche.
La dichiarazione richiama inoltre obiettivi specifici, tra cui l’aumento delle diagnosi precoci, la riduzione della mortalità per tumore del polmone nel prossimo decennio, il sostegno alla ricerca sulle neoplasie a prognosi sfavorevole e il rafforzamento dei centri oncologici di eccellenza come nodi strategici per ricerca, assistenza e innovazione. Sul fronte della cooperazione internazionale, il documento sottolinea come la crescente complessità della ricerca oncologica renda indispensabile un’integrazione sempre più stretta tra istituzioni, centri di ricerca e sistemi sanitari: sviluppare infrastrutture inter-operabili, favorire la circolazione delle competenze e costruire reti scientifiche condivise è indicato come passaggio necessario per accelerare i progressi contro una delle principali sfide sanitarie globali.


