Progetto locker dell’Asl Parma “congelato” dalla Regione: “Servono adeguate valutazioni”

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Roma, 22 giugno – Contrordine, compagni: la Regione Emilia Romagna ha imposto lo stop (almeno per ora) al progetto della Asl Parma di utilizzare  dei locker per il ritiro differito di farmaci della distribuzione diretta (Rifday ne ha riferito ieri), Sulla decisione, quanto mai tempestiva, ha certamente influito la diffida di Federfarma Emilia Romagna, prontamente inviata venerdì scorso alla Asl parmense, di “attivare l’utilizzo del locker per la consegna dei medicinal”, in aperto contrasto con il pareri espressi dal Ministero della Salute in una nota del 19 maggio 2023, a conferma di un precedente orientamento già espresso a marzo 2019.

Alla diffida, che ha evidentemente allertato i vertici regionali, è seguita l’immediata convocazione di un incontro per approfondire e chiarire i termini della questione, tenutosi nella mattinata di oggi a Bologna a Palazzo della Regione tra l’assessore alla Salute Massimo Fabi (nella foto) e le rappresentanze delle associazioni delle farmacie territoriali private e pubbliche, Federfarma Emilia Romagna e Assofarm. Nel confronto è emerso – ne riferisce diffusamente oggi la newsletter PharmacyScanner.it – che l’assessore regionale non aveva ricevuto da Parma alcuna comunicazione preventiva sul nuovo servizio  e dunque non ha potuto che  condividere le fondate perplessità e preoccupazioni delle sigle delle farmacie, dando disposizioni per “congelare” con effetto immediato e sine die il progetto della Asl di Parma. Che sarà però oggetto in futuro delle necessarie, adeguate valutazioni, chiamando in causa tutti gli stakeholders: Ministero, Fofi e associazioni delle farmacie di comunità.

Il progetto parmense, dunque, al momento subisce uno stop ma resta sul tavolo e prima o poi (ma è ragionevole prevedere che tanto poi non sarà…) si tornerà a discuterne. E sarà interessante vedere se le posizioni fin qui emerse a proposito dell’uso dei locker, radicalmente diverse, potranno trovare una composizione. Sul fronte del no senza se e senza ma (per quanto è ragionevole prevedere) si attesteranno Ministero, ordini dei farmacisti e Federfarma, mentre Assofarm – in piena coerenza con posizioni già espressa in passato – potrebbe diciararsi disponibile alla consegna di farmaci tramite locker, nel rispetto di una conditio sine qua non:  la definizione di regole chiare e valide per tutti, così che il servizio possa essere assicurato non solo dalle farmacie ospedaliere ma anche dalle farmacie di comunità.

Nel suo articolo, PharmacyScanner ricorda molto opportunamente che una survey di Doxapharma del 2023 ha rilevato che la maggioranza degli italiani (57%) sarebbe favorevole a un servizio di locker per il ritiro in autonomia dei farmaci. E ricorda altresì che già l’anno prima la Società italiana di Farmacia ospedaliera aveva elaborato un documento che, alla luce della riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal Pnrr, prefigurava l’ipotesi di installare locker nelle Case di comunità, primo luogo di cura sul territorio,  per erogare i farmaci sette giorni su sette, con modalità non troppo dissimili (si veda il comunicato stampa Sifo diramato all’epoca)  da quelle del progetto parmense. Forse è vero: tout se tient, e tutto torna.

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