Roma, 6 luglio – È normale che un medico, al momento di prescrivere un farmaco, scopra che che il suo software gestionale gli proponga una funzionalità fin lì sconosciuta, quella di rilasciare ricette dematerializzate di benzodiazepine, senza aver ricevuto alcuna comunicazione al riguardo da nessuno dei soggetti che avrebbero dovuto farlo, dal Ministero della Salute all’Ordine professionale passando per il Servizio sanitario regionale e la Asl? Ovviamente no, non è normale.
Eppure sembra essere accaduto per davvero, per incredibile che possa sembrare. Tanto incredibile da cogliere di sorpresa in primo luogo il Ministero della Salute, ignaro di un’iniziativa che, per quanto è stato possibile ricostruire, avrebbe scaturigine in una decisione del Ministero dell’Economia relativa al completamento del percorso di dematerializzazione delle prescrizioni farmaceutiche previsto dalla Legge di bilancio 2025, n. 207/2024, che disponeva appunto l’obbligo del formato elettronico per tutte le ricette farmaceutiche, incluse quelle “bianche”.
Ora, è cosa nota che nel nostro Paese le amministrazioni pubbliche talvolta si comportano spesso come come le tre scimmiette – una non vede, l’altra non sente, l’altra non parla -, finendo per complicare irrimediabilmente questioni che alla base sarebbero in fondo semplici. Ma – ipotizzando che le ricostruzioni fatte fin qui corrispondano alla realtà delle cose, e al momento non ci sono elementi che le smentiscano – è davvero surreale che si sia potuto offrire ai medici, senza alcun preavviso e indicazione, la possibilità di prescrivere benzodiazepine con ricetta dematerializzata, con tutto quel che ne consegue.
Come ad esempio l’ingresso in farmacia di pazienti – almeno in quelle Regioni italiane dove i sistemi informatici vengono aggiornati con tempestività – con prescrizioni non Ssn dematerializzate di medicinali stupefacenti in regime privato. Ovvero prescrizioni che, secondo i dettami di una circolare del Ministero della Salute del 2 marzo 2022, non possono essere effettuate in modalità elettronica. Il tutto senza che né la Fnomceo né la Fofi, le federazioni nazionali degli Ordini professionali di medici e farmacisti, fossero state tempestivamente e (soprattutto) doverosamente informate.
La Fofi, dopo aver registrato diverse segnalazioni relative alla presentazione in farmacia di prescrizioni dematerializzate di medicinali stupefacenti in regime privato, si è subito rivolta al Ministero della Salute per segnalare il fatto e chiedere lumi. Il risultato – comunicato dalla stessa Fofi in un’informativa alla professione – è stato il blocco della nuova funzionalità immediatamente disposto dal Ministero della Salute in ragione del fatto che essa è stata attivata senza alcuna comunicazione preventiva alla Fofi e dunque ai farmacisti.
Il dicastero ha anche fatto sapere in una successiva comunicazione che le eventuali ricette dematerializzate rilasciate tra il primo e il 3 luglio 2026 e presentate in farmacia per la spedizione sono da considerarsi non valide.
Siamo quindi davanti a un vero e proprio pasticcio generato da uno “scollamento” delle procedure operative delle diverse amministrazioni, che – in assenza di altre convincenti spiegazioni – verrebbe da attribuire a ragioni inscrivibili nei perimetri colposi della superficialità, dell’approssimazione, dell’incapacità aut similia, anche se non mancano i complottisti in servizio permanente effettivo che dietro lo scivolone di cui si è appena riferito, avente ad oggetto farmaci che – ricadendo sotto la severa disciplina degli stupefacenti, medicinali soggetti a regole stringenti e a un controllo rigoroso – imponevano in caso di modifica delle procedure prescrittive la massima pubblicità e trasparenza, arrivano addirittura a sospettare di peggio.
Una modifica procedurale come quella di cui si parla avrebbe infatti richiesto indicazioni operative chiare e tempestive a tutti i professionisti sanitari coinvolti, oltre la verifica del necessario allineamento – sul piano della gestione informatica – delle attività dei professionisti che prescrivono, quelli che dispensano i farmaci e le amministrazioni alle quali spetta il governo e il controllo del sistema a garanzia dei cittadini.
Per quanto se ne sa, è invece avvenuto esattamente il contrario e si è proceduto – come direbbero a Napoli – alla sanfasò, avviando procedure prescrittive che avrebbero potuto generare – se non fossero state stoppate subito – molti e diversi problemi non solo ai professionisti coinvolti, medici e farmacisti, ma in primo luogo ai cittadini. E il tutto in piena estate, con il Paese sotto lo schiaffo pesante di un’emergenza climatica e delle difficoltà connesse. Non ci vuole molto a immaginare cosa sarebbe potuto accadere a livello clinico-sanitario se un paziente sotto terapia benzodiazepinica si fosse recato in farmacia con una prescrizione impossibile da accettare e spedire. E meraviglia che si possano assumere con tanta leggerezza decisioni che – alla fine – prima e più ancora che sulla funzionalità del sistema e sui professionisti che ne garantiscono il funzionamento, ricadono sulla salute delle persone.
Resta comunque un fatto: la ricetta elettronica per le benzodiazepine dovrà anch’essa finalmente arrivare, come è previsto dalle norme e molti chiedono e come è giusto e necessario che sia per consentire un controllo più efficace dell’appropriatezza prescrittiva, del monitoraggio della durata delle terapie e della tracciabilità della dispensazione. Ma ovviamente est modus in rebus: i ministeri dovranno garantire che il passaggio avvenga solo a condizione che siano stati informati fino ai minimi dettagli operativi tutti gli attori del sistema, Regioni, medici prescrittori, farmacie e farmacisti, sistemi e operatori informatici, preoccupandosi anche di garantire che le nuove regole siano uguali per tutti e vengano introdotte nello stesso momento.
Le fughe in avanti in ordine sparso – lo si è appena visto – non servono a nulla, se non a creare impedimenti e ritardi (ma anche a seminare dubbi e resistenze) sul percorso di digitalizzazione del sistema di salute. Non è possibile, e non dovrebbe nemmeno essere pensabile, che l’avvio dell’utilizzo della ricetta dematerializzata per la prescrizione di farmaci importanti e critici come le benzodiazepine parta dal solo MEF lasciando del tutto impreparati (almeno per quel che si è visto) il Ministero della Salute, le Regioni, gli Ordini professionali dei medici e dei farmacisti e le software house, informati solo a ridosso o addirittura dopo l’entrata in vigore del provvedimento, senza il tempo necessario per adeguare procedure e sistemi informatici, sancendo una condanna certa alla disomogeneità nell’applicazione a livello regionale.
Un vero e proprio caso di scuola di lack of coordination, ovvero di mancanza totale di coordinamento e regia tra le diverse amministrazioni: un esempio (da tenere ben presente per non ripeterlo) di caos istituzionale, di macchina amministrativa incapace di mettere a terra una riforma prevista da una legge di un anno e mezzo fa.
Si può e si deve fare di meglio, se davvero si hanno a cuore le sorti della sanità e dei cittadini del nostro Paese.


