Roma, 16 luglio – Radiati dall’Albo professionale di appartenenza per non essersi vaccinati contro il Covid durante la pandemia, contravvenendo a precise disposizioni emanate per tutelare la salute dei cittadini, i professionisti sanitari che durante le drammatiche fasi della pandemia avevano rifiutato di immunizzarsi potrebbero ora essere reintegrati. A “riabilitarli” è infatti intervenuto un emendamento di Fratelli d’Italia, prima firmataria Alice Buonguerrieri, già più volte segnalatasi in passato per le controverse posizioni sui vaccini, approvato in Commissione Affari sociali della Camera nel corso dell’iter del disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie.
La modifica, pur non disponendo il reintegro automatico dei professionisti radiati, apre la strada a una possibile re-iscrizione. L’emendamento approvato dalla maggioranza prevede infatti una finestra temporale di 60 giorni per presentare istanza di nuova ammissione all’Ordine professionale, subordinata alla presenza di precisi requisiti, primo tra i quali che il contenzioso contro la radiazione risulti ancora davanti alla Cceps, la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. Nel caso poi la radiazione sia conseguente a una condanna penale, l’istanza di riammissione nei ranghi ordinistici potrà essere presentata solo dopo la riabilitazione dei richiedente riabilitazione. In ogni caso, la modifica legislativa non prevede alcun risarcimento per il periodo di radiazione.
Colpisce che, in un Paese che attraversa una fase molto critica in ragione di problemi di ben altra gravità che non si riesce a trovare il tempo di affrontare, una preoccupazione prioritaria della maggioranza di Governo sia quello del reintegro di professionisti che hanno deliberatamente (e talvolta piuttosto rumorosamente) scelto di trasgredire precise norme varate a protezione e tutela della salute dei cittadini. Comprensibili, dunque, le forti proteste dei partiti di opposizione di fronte all’approvazione dell’ineffabile proposta emendativa sottoscritta da Buonguerrieri e altri due deputati FdI, Vietri e Morgante.
In una nota congiunta, Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa parlano di “una vergogna senza precedenti” e di “un precedente pericolosissimo: si riscrive la memoria di una fase drammatica del Paese, quella in cui migliaia di operatori sanitari hanno rischiato la vita per curare i pazienti, quella in cui abbiamo pianto migliaia di morti, mentre oggi si premia chi si è sottratto a quell’obbligo”.
La nota intesta quindi ai firmatari dell’emendamento Buonguerrieri, Vietri e Morgante “la piena responsabilità politica di aprire una ferita profonda nel Paese” e annuncia una opposizione “con tutte le nostre forze” a quella che viene definita “un’offesa alla credibilità non solo della nostra sanità pubblica, ma dell’intero Paese. Non permetteremo che si cancelli, con un colpo di spugna, il sacrificio di chi ha servito la sanità pubblica nel momento più difficile della nostra storia recente” concludono i partiti di opposizione. “Basta usare il Covid per una indecente e gravissima battaglia politica, riabilitando chi si è irresponsabilmente sottratto alle proprie responsabilità e legittimando ancora una volta i no vax per puri fini elettorali”.
Non inferiore lo sconcerto e lo sdegno tra le file degli Ordini professionali dei sanitari. “Se il Parlamento indebolisce il ruolo di enti sussidiari che lo Stato ha affidato agli Ordini professionali si apre una frattura istituzionale che non reca giovamento a nessuno, men che meno alla salute dei cittadini che ogni giorno tuteliamo” scrive ad esempio la Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) presieduta da Barbara Mangiacavalli (nella foto), in una nota che commenta la vicenda.
Il testo approvato, scrive la federazioni degli infermieri, fa riferimento ai “fatti non dolosi connessi alla pandemia”, lasciando intravedere una sorta di “sanatoria” per gli infermieri che, per le loro posizioni apertamente antiscientifiche e contrarie alla deontologia, furono oggetto di sanzioni disciplinari, fino ad arrivare alla estromissione dalla comunità professionale. “Non si trattò di decisioni prese con leggerezza” precisa la nota degli infermieri, “in molti casi rappresentano ferite ancora aperte. Se lo abbiamo fatto, è per onorare il nostro ruolo di garanzia presso la collettività”.
Protesta anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, parlando di una “delegittimazione di chi è preposto a difendere il Codice deontologico”. “Siamo sconcertati, amareggiati e delusi” per “un affronto alle vittime e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare”, spiega il presidente della Fnomceo Filippo Anelli (nella foto). “La radiazione è infatti l’extrema ratio: certifica che il sanitario si è voluto chiamare fuori dalla comunità scientifica”.
Posizioni sovrapponibili sull’emendamento sono state espresse anche dalla Federazione nazionale degli Ordini Fno, Tsrm e Pstrp (tecnici radiologi, professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione), che evidenzia il rischio che iniziative legislative imprudenti e comunque non sufficientemente meditate possano non solo trasmettere “messaggi ambigui” ma anche indebolire il ruolo degli Ordini come garanti del decoro professionale, della disciplina e della fiducia della collettività. Ordini che – oltre tutto – godono di un’autonomia che è oggettivamente scalfita e minata da misure come l’emendamento Buonguerrieri che passano come un caterpillar sulle prerogative degli organismi professionali.
Una questione (seria) di rispetto istituzionale, che è il fondamento di ogni ordinamento, ma che gli esponenti della politica nazionale sembrano applicare a targhe alterne. Poco importa se – alla fine – l’emendamento Buonguerrieri è in pratica rivolto a uno sparuto gruppo di professionisti (i medici radiati non arrivano alla decina): quello che rileva è la grave lesione all’autonomia del principale pilastro della governance professionale, ed è su questo, non a caso, che si sono concentrate le reazioni degli Ordini. Un vulnus pericoloso accompagnato dal messaggio – davvero poco edificante, sia per i professionisti che per i cittadini – che alla fine le trasgressioni non sono altro che un punto di vista: un modo per evitare le sanzioni, farla franca e non pagare dazio alla fine si trova, se colà dove si puote qualcuno dà una mano.


