Reintegro dei sanitari no vax radiati dall’Albo, anestesisti Siaarti: “Un precedente pericoloso”

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Roma, 20 luglio – Fa ancora discutere il molto controverso emendamento (prima firmataria la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri) approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito del disegno di legge delega per la riforma delle professioni sanitarie finalizzato al reintegro dei sanitari radiati dall’Albo professionale per non essersi vaccinati contro il Covid durante la pandemia, contravvenendo consapevolmente a precise disposizioni emanate per tutelare la salute dei cittadini, e/o per aver diffuso posizioni contrarie alla vaccinazione.

All’immediata opposizione manifestata contro la misura dai partiti di opposizione, parlando di  “una vergogna senza precedenti” e di “un precedente pericolosissimo”  che legittima“ancora una volta i no vax per puri fini elettorali”, si era poi aggiunta in tempo reale quella di Fnopi e Fnomceo, le federazioni ordinistiche nazionali di infermieri e medici, stigmatizzando la sconcertante  “delegittimazione di chi è preposto a difendere il Codice deontologico” e di una “frattura istituzionale che non reca giovamento a nessuno, men che meno alla salute dei cittadini” che i professionisti della salute tutelano ogni giorno.

Sulla vicenda interviene anche la Siaarti,  la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, con una nota che esprime “profonda preoccupazione e ferma contrarietà” rispetto all’emendamento, che consente ai sanitari radiati per fatti non dolosi connessi alla pandemia da Sars-CoV-2 di presentare una richiesta di re-iscrizione all’Albo professionale alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

Siaarti va dritta al punto: “Questa possibilità apre la strada al ritorno all’esercizio della professione di medici radiati per avere diffuso posizioni no-vax, informazioni false sui vaccini o terapie prive di fondamento scientifico. Non si tratta di semplici opinioni personali, ma di condotte valutate dagli organi professionali competenti e ritenute incompatibili con i doveri scientifici, deontologici e professionali del medico. Durante la pandemia”  si legge ancora nella nota “mentre migliaia di medici, infermieri e professionisti sanitari affrontavano una pressione assistenziale senza precedenti, in particolare nelle Terapie intensive, alcuni medici utilizzavano l’autorevolezza del proprio ruolo per alimentare la sfiducia nei vaccini, nelle campagne di prevenzione e nelle istituzioni sanitarie”.

La libertà di opinione, secondo Siaarti,  “non può giustificare la diffusione di informazioni false in ambito sanitario. Chi esercita la professione medica ha il dovere di fondare le proprie indicazioni sulle migliori evidenze scientifiche disponibili e di tutelare la salute dei pazienti, soprattutto nei momenti di emergenza. Il principio del primum non nocere impone al medico di non mettere mai a rischio, prima di tutto, la salute di chi si affida alle sue cure: un dovere che nessuna opinione personale può superare”.

Anche la società di anestesisti e rianimatori mette in evidenza il grave aspetto della delegittimazione del ruolo ordinistico: “Consentire una procedura straordinaria di reiscrizione rischia inoltre di delegittimare le decisioni adottate dagli Ordini professionali al termine di procedimenti individuali e di compromettere la loro autonomia”. Il Parlamento, ammonisce la Siaarti, “non dovrebbe sovrapporsi con una disposizione generale a valutazioni disciplinari assunte dagli organi competenti a tutela dei cittadini”.

Siaarti ritiene che la norma voluta dal partito della premier crei un precedente grave per la sanità pubblica e per la gestione di future emergenze sanitarie. Se condotte professionali già giudicate incompatibili con l’esercizio della medicina possono essere rimesse in discussione attraverso un intervento politico – conclude infatti la nota – “si indeboliscono il sistema disciplinare, la credibilità della professione e la capacità delle istituzioni di contrastare la disinformazione scientifica. Siaarti chiede pertanto che la disposizione venga eliminata nelle successive fasi dell’iter parlamentare e invita il Parlamento a rispettare l’autonomia degli Ordini professionali, a difendere il valore della scienza medica e a garantire la tutela della salute dei cittadini”.

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