Roma, 8 ottobre – Del tutto negativo l’esito dell’incontro tenutosi il 6 ottobre al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla vertenza dello stabilimento Pfizer di Catania, dopo la decisione dell’azienda di chiudere il reparto penicilline, con il conseguente licenziamento di 330 dipendenti. E i sindacati si sono affrettati a rettificare il comunicato ministeriale diffuso dopo l’incontro, nel quale si faceva riferimento – fermi restando i licenziamenti – alla volontà dell’azienda di proseguire gli investimenti sul sito. Una volontà che però, secondo i sindacati, certamente non è stata espressa al tavolo, dove Pfizer si è limitata a indicare somme che non rappresentano nuovi investimenti industriali, ma risorse destinate al mantenimento e alla manutenzione generale dello stabilimento.
“La multinazionale farmaceutica ha confermato la chiusura definitiva del reparto penicilline e l’avvio dei licenziamenti collettivi per circa 330 lavoratori su un organico di 550 dipendenti, al termine della procedura prevista a dicembre dalla legge 234/2021” scrivono in una nota le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. “L’azienda ha inoltre escluso nuovi investimenti di sviluppo per riassorbire il personale, limitando gli interventi alla sola manutenzione e digitalizzazione della linea sterile”.
“Abbiamo apprezzato la contrarietà del Mimit che ha rifiutato la gestione passiva degli esuberi e ha chiesto di estendere la procedura a 12 mesi per cercare soluzioni industriali alternative, mettendo a disposizione gli strumenti di sostegno statale e pretendendo massima trasparenza sulle trattative di vendita e sull’advisor incaricato”, sottolineano i sindacati, che respingono il piano aziendale e chiedono il ritiro dei licenziamenti e un vero piano di rilancio per il sito. “Nei prossimi giorni” concludono le sigle sindacali “si terranno le assemblee dei lavoratori per decidere il pacchetto di mobilitazioni e mettendo in campo tutte le iniziative utili a contrastare queste scelte”.


