Roma, 10 novembre – É e sarà sempre di più il genoma la chiave di volta dei farmaci del futuro: alla base del 38% delle richieste di approvazione dei nuovi farmaci presentate in Europa e negli Stati Uniti, ci sono infatti le conoscenze relative al DNA e, come ha detto ieri a Roma il genetista Giuseppe Novelli, dell’università di Roma Tor Vergata, nel corso di un convegno sulle sfide della medicina contemporanea organizzato dalla Fondazione Armenise Harvard, ”oggi i nuovi farmaci si basano soprattutto sulle conoscenze relative alla genomica e si tende a progettare il farmaco giusto per la giusta malattia per una particolare persona”.
Avere farmaci così mirati significa evitare sprechi: ”Se un farmaco non funziona su alcuni pazienti potrà funzionare su altri, di certo non si butta”. Per Novelli ”si apre una prospettiva nuova, che con il tempo potrà tradursi in un risparmio significativo per la sanità pubblica”.
Una conseguenza analoga, secondo il genetista, si annuncia con il cosiddetto ‘riposizionamento’ dei farmaci, ovvero un nuovo impiego terapeutico per farmaci finora utilizzati per altre malattie: è il caso della “vecchia” metformina, nata per il diabete, della quale si è scoperta l’efficacia contro i tumori di seno e colon.


