Roma, 28 novembre – Prima che arrivi primavera, potrebbe arrivare a dama la riforma dell’Aifa (in cantiere da almeno un paio d’anni, dopo le innovazioni introdotte – e in verità non attuate – dalla ministra pentastelleata Giulia Grillo nel 2019) che cambierà faccia e governance e finanche natura dell’agenzia (da ente regolatore in materia di farmaci a struttura in grado di promuovere lo sviluppo scientifico e industriale in “rapporto virtuoso” con l’industria farmaceutica).
L’attesa riforma dell’agenzia che governa i destini dei farmaci in Italia potrebbe passare da due emendamenti identici (presentati da FdI e Forza Italia) al ddl di conversione del decreto-legge 8 novembre 2022, n. 169, che reca disposizioni urgenti di proroga della partecipazione di personale militare a iniziative della Nato, delle misure per il servizio sanitario della Regione Calabria, e – appunto – di commissioni presso l’Aifa. Il provvedimento è attualmente all’esame della Commissione Affari sociali, Sanità e Lavoro di Palazzo Madama.
Le novità principali che le proposte correttive puntano a introdurre sono l’abolizione della figura del direttore generale, che oggi assomma le funzioni gestionali e quelle di legale rappresentante dell’agenzia, e la soppressione della Commissione tecnico-scientifica (Cts) e del Comitato prezzi e rimborso (Cpr), le cui funzioni farebbero capo a una nuova commissione unica, la Commissione scientifica ed economica del farmaco (Cse).
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a rappresentanza legale dell’agenzia, nella nuova governance, andrebbe così al presidente Aifa (oggi è Giorgio Palù, nella foto, che i rumors individuano come il principale ispiratore della nuova architettura dell’agenzia), e con un decreto ministeriale verrebbero individuate le funzioni del direttore amministrativo e del direttore tecnico-scientifico, figure previste nella già ricordata riforma dell’ex ministra Grillo ma “rimaste in canna” e mai nominate. L’ipotesi di riforma, come è evidente, va nella direzione dei modelli di governance (previsti peraltro per legge) già presenti in altre agenzie ministeriali come l’Agenas (servizi sanitari regionali), l’Asi (agenzia spaziale) o l’Anvur (valutazione universitaria), dove al Dg spetta la sola funzione di gestione, al presidente del Consiglio di amministrazione quella di rappresentante legale, mentre il Cda stesso è l’organo collegiale con potere di indirizzo e controllo.
La Commissione unica plenipotenziaria, la Cse, sarà costituita da dieci componenti che saranno nominati sulla base di criteri e modalità fissate in un decreto da adottare entro 60 giorni dall’approvazione della legge. La Commissione, in ogni caso, non potrà entrare in carica prima del prossimo 1° marzo 2023, dovendosi attendere la scadenza della proroga delle Commissioni oggi operanti, la Cts e il Cpr, scadenza fissata al 28 febbraio 2023.
Lo stesso decreto disciplinerà tutte le funzioni apicali, sia quella del presidente Aifa che quelle del direttore tecnico-scientifico e del direttore amministrativo, il primo con competenze scientifiche e l’altro con competenze amministrative (entrambi dovrebbero essere nominati dal ministero della Salute su indicazione del Cda di Aifa). L’abolizione della figura del direttore generale, invece, sarebbe immediata e scatterebbe con la conversione in legge del decreto n. 169 dell’8 novembre. La maggiore spesa in compensi e retribuzioni originata dal doppio direttore troverebbe compensazione nella riduzione di qualche unità del numero di dirigenti di seconda fascia.


