Roma, 6 novembre – Com’era prevedibile, le misure su farmaci e farmacie contenute nella manovra di bilancio per il 2024 sono state salutate, al loro apparire, con valutazioni in vero piuttosto controverse: c’è chi non è ha lesinato apprezzamenti entusiastici, prefigurando un futuro di magnifiche sorti e progressive per la farmacia, grazie al ritorno alla dispensazione sul territorio di molti dei farmaci oggi appannaggio esclusivo delle strutture pubbliche, e chi invece – si veda da ultimo la sortita dei distributori farmaceutici di venerdì scorso – paventa il rischio “imminente e concreto” di una disarticolazione della stessa “catena di fornitura… con ricadute sulla sanità nazionale, sui suoi attori e soprattutto sui pazienti”.
Nei primi commenti sulla Legge di bilancio, insomma, almeno per quanto concerne le misure sul farmaceutico, nell’hortus clausus di settore c’è un po’ di tutto, in un range di sentimenti che vanno dalla speranza più viva alla preoccupazione più cupa. Ma differenze significative si registrano anche nelle considerazioni di tecnici ed esperti di varia estrazione e natura, che “leggono” le misure più in profondità e – sia pure per vie e con esiti diversi – arrivano a concludere che la “rivoluzione” prefigurata dalla legge di bilancio 2024 presenta molti limiti ed aporie e che la dichiarata intenzione di riportare il farmaco alla distribuzione di prossimità a esclusivo beneficio dei cittadini, è più semplice a dirsi che a farsi e potrebbe tradursi (come nel caso delle misure sui farmaci ipotizzate dalla manovra per il prossimo anno) in un sistema complesso di impatti, non sempre tutti previsti o desiderati, che alla fine potrebbero anche incarnare la fattispecie del “tacòn che xe peso del buso” (il rattoppo che è peggio del buco, per i pochissimi che fossero a digiuno di lingua veneta).
Su tutti, segnaliamo due significativi interventi sul tema, entrambi pubblicati venerdì scorso, 3 novembre: il primo, su Sanità 24, è quello a firma di Patrizio Armeni, Francesco Costa e Monica Otto, professori associati e lecturer della Sda School of management dell’Università Bocconi; la secon
da analisi è quella di Nello Martini (nella foto), nome sicuramente più noto alle cronache farmaceutiche, pubblicata su quotidianosanita.it. Le loro considerazioni – a volerne distillare un senso comune – evidenziano da angolature diverse le complessità e le criticità delle misure su farmaci e farmacie, esprimendo il comune auspicio che la formulazione di provvedimenti su un settore così delicato possa essere migliorata già nel corso delle procedure di conversione in legge e successivamente nei necessari decreti attuativi.
Insomma, l’avviso è chiaro: le norme così come attualmente inserite nel testo della manovra presentano molte criticità e vanno sapientemente aggiustate, se si vuole evitare – il warning è di Martini – un “effetto Butterfly” sul settore della distribuzione del farmaco e sull’assistenza farmaceutica. Che di tutto ha bisogno, fuorché di una variazione anche infinitesima delle condizioni iniziali tale da produrre variazioni grandi, crescenti e non controllabili nel funzionamento successivo del complesso sistema del farmaco.
Senza operare alcuna sintesi, rimandiamo senza indugio ai due interventi dei docenti bocconiani e di Martini, che certamente meritano l’attenzione di chi di farmaco e nel farmaco vive.


