Roma, 26 maggio – Dopo quelle di Maurizio Gasparri, Federfarma (più precisamente, il suo vertice) è costretta a subire anche le bacchettate di Cinzia Bonfrisco (nella foto), capogruppo dei senatori di CoR (Conservatori e Riformisti), formazione che fa riferimento a Raffaele Fitto.
Come il suo collega di Forza Italia e con considerazioni e valutazioni in alcuni punti sostanzialmente sovrapponibili, anche Bonfrisco è infatti intervenuta a stigmatizzare, in una nota a sua firma, la scelta di Federfarma di inserire nel programma dell’assemblea pubblica celebrata martedì scorso il solo responsabile Sanità del Pd Federico Gelli.
“Ognuno a casa sua fa le scelte che gli pare, invita chi gli pare, sente chi gli pare, ci mancherebbe. Questo principio vale per tutti e, quindi, anche per Federfarma” scrive Bonfrisco al riguardo, salvo sottolineare che, almeno per quanto a sua conoscenza, non è “mai capitato nella storia delle assemblee pubbliche di categoria o di organizzazioni professionali che fosse ‘intervistato’ l’esponente di un solo partito politico e fossero esclusi dagli interventi i rappresentanti – ovviamente competenti nel settore di riferimento – dei partiti di tutto l’arco costituzionale.”
Bonfrisco osserva che, fatto curioso (evidente l’ironia dell’aggettivo), “sono stati tagliati fuori proprio quei partiti che, attraverso le competenze, il coraggio delle idee e l’etica della responsabilità, anche con pesanti ripercussioni personali, negli anni hanno difeso concretamente la farmacia italiana quale prezioso presidio sanitario. Un presidio che spesso supplisce alle carenze del sistema sanitario territoriale ed è da sempre punto di riferimento per milioni di cittadini” scrive la senatrice di CoR. “All’Assemblea, invece e guarda caso, è stato chiamato ad esprimersi proprio quel PD che con Bersani e Monti ha tentato più volte di demolire quel presidio, senza riuscirvi solo grazie alla strenua opposizione dei partiti di centrodestra”.
Bonfrisco passa quindi a ricordare che non solo nel gruppo dei Conservatori e Riformisti ma più in generale in Parlamento, “ci sono diversi di quei senatori e deputati che furono e sono ancora oggi protagonisti diretti di queste battaglie, combattute con competenza e con determinazione, accanto ai farmacisti e ai loro vertici sindacali”, citando per tutti i nomi di Luigi d’Ambrosio Lettieri e Massimo Corsaro, dei quali ricorda il “contributo… determinante nella disciplina dei farmaci di fascia C e nel ridisegnare il ruolo della farmacia italiana all’interno della governance sanitaria per promuovere un sistema sempre più efficace al servizio e a tutela della salute dei cittadini.”
Il fatto che Federfarma abbia scelto di invitare soltanto il rappresentante di quello che, al momento, è il partito di maggioranza relativa, per Bonfrisco non è ovviamente un caso. “Il fatto è che un partito di maggioranza relativa è sempre esistito” scrive la senatrice “ma nessuno, come Federfarma in questa circostanza, credo si sia mai sognato di peccare così apertamente di opportunismo e faziosità.”
L’ultima, pesante accusa non esaurisce la lunga sequela di critiche. Nessuno, scrive infatti la senatrice di CoR, “può essere così ingenuo da credere che basti effettuare una scelta di campo in una assemblea annuale per scrivere le sorti di una categoria e, soprattutto, comprimere il libero pensiero dei farmacisti italiani, quelli che i problemi li vivono sul campo ogni giorno, sulla propria pelle, che sono a stretto contatto con le realtà territoriali.” Poi, proseguendo nella collaudata e sempre efficace tecnica di affermare una cosa negandola, Bonfrisco scrive di non poter pensare “pensare che i vertici di Federfarma abbiano “prestato” al PD la propria Assemblea per fare propaganda politica al voto referendario del prossimo ottobre sulla riforma costituzionale, precludendo alle altre forze politiche di manifestare le ragioni del “no” e creando un vulnus grave anzitutto all’interno della categoria. ”
“Eppure questi dirigenti sindacali, un po’ distratti un po’ maldestri, hanno consentito al collega Gelli – che, sia chiaro, ha semplicemente fatto la sua parte – un autentico slalom fuori pista (l’argomento dell’intervista era “Quale farmacia per l’Italia che cambia?”)” osserva la capogruppo di CoR, che poi conclude con un interrogativo al vetriolo: “Già, quale farmacia ci aspetta se i vertici sindacali sono più impegnati a favorire il potente di turno che a tutelare i diritti dei propri iscritti, nel rispetto delle libere scelte di ciascuno? E’ pur vero che a pensar male si fa peccato, ma a volte ci s’azzecca. Se questo è il caso, i vertici di Federfarma, schierando le truppe del voto referendario in una Assemblea pubblica, non hanno valutato l’effetto boomerang. Insomma, hanno fatto i conti senza l’oste, cioè senza i farmacisti, i quali continueranno a trovarci al loro fianco con l’impegno, la coerenza e la lealtà di sempre.”


