Roma, 13 febbraio – Contrordine: i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e le altre principali agenzie sanitarie degli USA non possono essere costretti a rimuovere o modificare le risorse e informazioni online riguardanti temi legati alla comunità transgender, all’identità di genere e all’equità, nemmeno se a chiederne la rimozione è una direttiva dell’Ufficio di Gestione del Personale del governo federale in linea con l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump finalizzato, appunto, a rimuovere “tutte le dichiarazioni, le politiche, i regolamenti, le forme, le comunicazioni o altri messaggi interni ed esterni che promuovono o inculcano altrimenti l’ideologia di genere”, sulla base dell’asserita convinzione del capo della Casa Bianca che “esistono solo due sessi, maschio e femmina”. Un modo piuttosto spiccio, come è nello stile del presidente tycoon, per liquidare in un nanosecondo il lungo e faticoso cammino compiuto dalle politiche di riconoscimento di genere, con il fondamentale supporto e sostegno delle acquisizioni scientifiche, per permettere alle persone di essere identificate e trattate in accordo con la loro identità di genere garantendo il rispetto dei loro diritti umani. Il passo indietro trumpiano (che significa tout court l’eliminazione di ogni politica che supporti le persone trans) suona di fatto come in via libera alla stigmatizzazione, la discriminazione e la violenza contro una comunità già vulnerabile di suo.
Ma torniamo al fatto: secondo quanto riferisce su abcnews un corrispondente di Associated Press, il giudice
distrettuale di Washington John D. Bates (nella foto) ha ordinato martedì scorso alle agenzie sanitarie federali di ripristinare con la massima sollecitudine tutte le informazioni mediche pubbliche che erano state cancellate dai loro siti web. La decisione di Bates di emettere un ordine restrittivo temporaneo è giunta dopo una richiesta di Doctors for America, gruppo senza scopo di lucro che rappresenta oltre 27.000 medici e tirocinanti in medicina, nato da una precedente organizzazione che ha spinto per la riforma sanitaria.
Il giudice ha ordinato al governo di ripristinare l’accesso a diverse pagine web e set di dati che Doctors for America ha identificato come mancanti dai siti web e di individuare altri contenuti rimossi “senza preavviso adeguato o spiegazione ragionata”.
Tutto, come anticipato a inizio articolo, nasce dall’ordine esecutivo con il quale Trump aveva ordinato le agenzie di utilizzare il termine “sesso” e non “genere” nelle politiche e nei documenti federali, subito dopo il quale il molto zelante direttore ad interim dell’Office of Personnel Management (Opm) ha chiesto ai responsabili delle agenzie sanitarie federali di eliminare tutti i programmi e rimuovere tutti i siti web che promuovono “l’ideologia di genere”.
Doctors for America ha citato in giudizio l’Opm e le agenzie federali che avevano subito applicato le direttive, ovvero Cdc, Fda e Hhs. Il gruppo no-profit ha citato l’impatto negativo dell’ordine esecutivo su due dei suoi membri: un medico di una clinica di Chicago che avrebbe consultato le risorse del Cdc per affrontare una recente epidemia di clamidia in una scuola superiore e un medico della Yale School of Medicine che si affida alle risorse del Cdc per quanto riguarda contraccettivi e infezioni sessualmente trasmissibili.
“Il tempo e gli sforzi di questi medici sono risorse preziose e scarse, e l’essere costretti a spenderli altrove rende il loro lavoro più difficile e il loro trattamento meno efficace” ha scritto il giudice. Il caso va ingrossare le fila delle decine di cause legali che contestano gli ordini esecutivi emessi da Trump a poche ore dal suo secondo insediamento.
Il materiale censurato include relazioni sulla prevenzione dell’Hiv, una pagina web del Cdc per fornire ai medici una guida sull’assistenza sanitaria riproduttiva e uno studio della Fda sulle “differenze di genere nella valutazione clinica dei prodotti medici”. La rimozione di informazioni importanti dai siti web del Cdc e della Fda, hanno sostenuto gli avvocati dei querelanti in un deposito in tribunale, sta ritardando l’assistenza ai pazienti, ostacolando la ricerca e la capacità dei medici di comunicare con i pazienti. “Le azioni delle agenzie creano una pericolosa lacuna nei dati scientifici disponibili per monitorare e rispondere alle epidemie, fermare o ostacolare la ricerca sanitaria chiave e privare i medici di risorse che hanno un impatto sulla pratica clinica” hanno scritto i legali di Doctors of America.
Di diverso avviso gli avvocati del governo, per i quali le affermazioni di Doctors for America sono “ben lontane dal dimostrare chiaramente un danno irreparabile” a qualsiasi querelante e difficilmente avranno successo nel merito”.
Durante un’udienza tenutasi lunedì scorso, riporta sempre abcnews, il giudice ha chiesto all’avvocato dei querelanti Zachary Shelley se la rimozione del materiale online danneggia il pubblico. Shelley. premettendo che gli interessi dei medici sono allineati con quelli dei loro pazienti, ha affermato che “c’è un danno immenso per il pubblico, enormi minacce alla salute pubblica”. Il giudice ha concluso che il danno in questo caso alla fine si riversa sui “cittadini americani” che cercano cure mediche. “Se quei dottori non riescono a fornire a queste persone le cure di cui hanno bisogno (e che meritano) entro i tempi programmati e spesso limitati” ha annotato Bates “c’è la possibilità che alcune persone non ricevano cure, anche per condizioni gravi e pericolose per la vita”


