Giornata del personale sanitario, il Governo sottolinea il suo impegno record per la sanità

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Roma, 21 febbraio – In occasione della Giornata nazionale del personale sanitario e sociosanitario, del personale assistenziale, socio-assistenziale e del volontariato 2025, il Ministero della Salute e la Fofi, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani, in rappresentanza di tutti gli Ordini e le Federazioni nazionali dei professionisti sanitari, hanno organizzato e tenuto ieri a Roma, nella suggestiva cornice delle Corsie Sistine, nel Complesso monumentale del Santo Spirito, un evento celebrativo che è stato anche un’occasione  – davanti a una foltissima e qualificata platea di operatori della salute – di dibattere un tema cruciale, quello del Rinnovamento delle professioni per una nuova sanità, confronto quanto mai necessario per riflettere sul futuro della sanità e per approfondire l’evoluzione delle professioni e delle competenze necessarie per affrontare le sfide della sanità.

Si è infatti discusso di ruolo e valorizzazione dei professionisti sanitari e socio-sanitari anche attraverso il riconoscimento dell’importanza dell’attività svolta, delle opportunità e sfide dell’innovazione tecnologica a supporto del lavoro delle donne e gli uomini della salute, delle proposte di rinnovamento avanzate dai rappresentanti degli ordini professionali, il tutto nella cornice più vasta delle sfide economiche e sociali che il sistema sanitario e socio-sanitario si trova ad affrontare e sulle strategie per garantirne la sostenibilità a lungo termine, inclusa la gestione delle risorse umane.

Un confronto – ovviamente – che ha visto da una parte i rappresentanti degli health professionals, e dall’altra i rappresentanti delle istituzioni,  loro naturalie interlocutori: erano presenti  il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, i presidenti delle Commissioni Salute di Senato e Camera, Francesco Zaffini e Ugo Cappellacci e il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato.

Il messaggio di Giorgia Meloni: “Sanità, dal nostro governo stanziamenti record”

L’inizio dei lavori è stato dedicato al messaggio fatto pervenire al grande raduno celebrativo dei professionisti della salute tenutosi ieri  dalla presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni (nella foto): “Questa Giornata è l’occasione per rinnovare ai tantissimi professionisti al servizio della salute il ringraziamento per l’impegno, la competenza e la professionalità che dimostrano ogni giorno, anche nelle situazioni più critiche, per costruire una sanità più attenta ai bisogni dei cittadini. Impegno che, troppo spesso, viene dato per scontato ma che costituisce uno dei presupposti per garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione”.

“L’Italia – scrive ancora il capo del Governo – può vantare un’infrastruttura di eccellenza come il Servizio sanitario nazionale e le professioni sanitarie rappresentano la colonna portante di questo sistema, che è nostro dovere proteggere, valorizzare e rafforzare. È il motivo per il quale, fin dal nostro insediamento, siamo al lavoro per rendere il Ssn più moderno ed efficiente, per dare risposte sempre più adeguate e tempestive ai nostri cittadini e riconoscere ai professionisti della salute ciò che meritano”.

Il Governo ha scelto di “destinare alla sanità stanziamenti record, portando nel 2025 il Fondo sanitario nazionale a 136,5 miliardi di euro e ad una spesa pro-capite di 2.317 euro. Con gli Accordi di coesione stipulati in questi anni con le Regioni abbiamo messo a disposizione, inoltre, un miliardo e 300 milioni di euro per investimenti negli ospedali e con la revisione del Pnrr abbiamo liberato ulteriori 750 milioni da investire sempre sulla sanità”.

“Abbiamo concentrato le risorse a disposizione sul rinnovo dei contratti dei dirigenti medici e del personale del comparto e per valorizzare il personale, a partire dalla detassazione delle retribuzioni per le prestazioni aggiuntive che servono ad abbattere i tempi delle liste d’attesa”, ha quindi aggiunto sottolineato la presidente del Consiglio, prima di sottolineare che, dopo decenni d’attesa, il governo ha voluto compiere “una piccola ma grande rivoluzione, sostenendo un emendamento parlamentare che chiedeva di stanziare 30 milioni di euro per riconoscere un compenso agli specializzandi di area non medica. Mi riferisco a professionisti come farmacisti, psicologi, biologi, odontoiatri, chimici, fisici e veterinari che finora non avevano beneficiato né di un percorso formativo ben delineato, né di un adeguato riconoscimento economico”.

“Non dimentico, inoltre, la fermezza con la quale siamo intervenuti quando si è trattato di difendere dalle aggressioni chi opera nelle strutture sanitarie” ha proseguito meloni. ” E’ un fenomeno inaccettabile, e che intendiamo contrastare con determinazione. Ciò ci ha spinto a introdurre pene più severe, incluso l’arresto in flagranza differita”, ha proseguito Meloni.

“Siamo consapevoli, noi per primi, che il cammino verso una sanità più vicina alle esigenze dei cittadini sia ancora lungo e che ci sia ancora molto da fare. Ma siamo altrettanto convinti che la direzione scelta sia quella giusta e che vada perseguita con coraggio e determinazione. Siamo certi che, in questo percorso, potremo sempre contare sul contributo e sulla collaborazione delle professioni sanitarie, che da sempre fanno la propria parte per assicurare alla nostra sanità quelle caratteristiche di universalità, uguaglianza e solidarietà che tutto il mondo ci invidia”.

Schillaci: “Professionisti sanitari spina dorsale della sanità, massimo                       impegno del Governo per  valorizzazione, economica e professionale”

Ad aprire i lavori è stato proprio il titolare del dicastero della Salute Orazio Schillaci (nella foto), con un intervento lungo, articolato e finanche minuzioso, aperto dal richiamo delle ragioni che hanno portato alla istituzione della Giornata nazionale del personale sanitario, anch’essa – in qualche modo – eredità positiva della drammatica stagione pandemica. Schillaci ha voluto ricordare che l’evento annuale giunto alla sua terza edizione è nato per  “rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno, nei propri ambiti di competenza, contribuiscono a garantire il diritto alla salute. Un diritto, lo ricordo, che è l’unico a essere definito fondamentale dalla nostra Costituzione”.

Ma l’evento, ha aggiunto il ministro, “vuole essere non solo un giusto riconoscimento al lavoro di tutti gli operatori, professionisti e volontari impegnati nella sanità, ma anche l’occasione per confrontarci sulla necessità di innovarsi alla luce dei cambiamenti demografici, epidemiologici e tecnologici. L’Italia vanta una maggiore aspettativa di vita rispetto ad altre Nazioni. Questo significa che viviamo di più ma abbiamo ancora con un’alta incidenza di patologie croniche. Oggi però abbiamo terapie più avanzate, grazie ai progressi della ricerca e alle innovazioni tecnologiche. I bisogni di salute sono diversi, sono sempre più socio-sanitari e richiedono approcci e risposte diversi e competenze adeguate e moderne. Sebbene il personale dipendente sia cresciuto negli ultimi anni, c’è ancora un problema di carenza, che si è determinato nel corso degli anni e si è acuito dopo il 2020. Dobbiamo fare i conti poi purtroppo con una disaffezione al servizio sanitario pubblico e le conseguenti difficoltà nel reclutare professionisti, con il picco della curva pensionistica, soprattutto per alcuni profili e con condizioni di lavoro che spesso non consentono un adeguato bilanciamento tra lavoro e vita privata. Alla luce di tutto ciò, lavoriamo per disporre di una forza lavoro in numero adeguato ma soprattutto competenze aggiornate”.

“Questo governo  ha fatto della salute dei cittadini una priorità della propria azione” ha affermato ancora il ministro. “Abbiamo destinato la nostra attenzione in particolare a sostenere il capitale umano del servizio sanitario nazionale, nella consapevolezza che valorizzare il personale vuol dire migliorare il Ssn. Si può fare di più? Certo. Ritengo tuttavia che abbiamo dato segnali importanti: a partire da una maggiore sicurezza, come ha ricordato il presidente Meloni nel suo messaggio, e per equilibrare situazioni inaccettabili di disparità di trattamento come quelle dei gettonisti. Ricordo anche che è stato prorogato per il tutto il 2025 lo scudo penale, in attesa di aggiornare la normativa sulla responsabilità professionale e arginare la medicina difensiva. Per la prima volta stiamo affrontando il problema dei tetti di spesa, superando questi vincoli con una metodologia basata sui fabbisogni di personale”.

Schillaci ha quindi confermato che non si può più pensare di  più pensare di “rinviare il potenziamento della medicina generale e l’efficientamento della medicina di prossimità per una più adeguata presa in carico dei pazienti cronici” e ha annunciato che “entro il 2026, saranno pronte le nuove strutture territoriali necessarie per il rafforzamento dell’assistenza proprio sul territorio che proprio durante la pandemia ha mostrato il lato vulnerabile del servizio sanitario. Sono stati aperti cantieri già per il 70% delle strutture e procediamo secondo la tabella di marcia del Pnrr”.  Il problema è che per far funzionare pienamente queste strutture occorre personale, la cui carenza è una delle criticità della sanità italiana. “Su questo ricordo che con la finanziaria del 2024 abbiamo garantito le risorse alle Regioni, già ripartite (250 milioni nel 2025 e 350 milioni nel 2026). Nelle case di comunità ci saranno equipe multi-specialistiche, inclusi psicologi e assistenti sociali nell’ottica di una presa in carico sociosanitaria. E sarà cruciale l’apporto dei medici di famiglia” ha detto al riguardo il ministro, per poi rassicurare proprio gli mmg  rispetto alle notizie in circolazione nelle ultime settimane: “Nessuno ha intenzione di rompere il rapporto di fiducia tra cittadino e medico” ha detto Schillaci. “Vogliamo, invece, rafforzare questa alleanza offrendo alle persone un ulteriore punto di accesso dove il medico di famiglia potrà fare la sua diagnosi e avvalersi se necessario dello specialista. Stiamo lavorando con un approccio costruttivo insieme alle Regioni e non mancherà certamente il dialogo con le categorie con cui in questi due anni c’è sempre stato un canale aperto. Ma come ho avuto modo di dire in altre occasioni, dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Modelli nati quasi 47 anni fa non sono francamente più adatti alle esigenze mutate. Su questo credo che siamo tutti d’accordo”.

“Medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri, veterinari, ostetriche, fisioterapisti, psicologi, biologi, chimici, fisici, tecnici delle professioni sanitarie, della riabilitazione, della prevenzione, assistenti sociali ed operatori del volontariato: ho voluto citarvi tutti perché siete la spina dorsale della nostra sanità e da parte nostra c’è il massimo impegno per proseguire sulla strada della valorizzazione, economica e professionale” ha detto quindi il ministro. “È un percorso lungo lo sappiamo ma abbiamo compiuto i primi passi e sono fiducioso che insieme troveremo punti di incontro per soluzioni praticabili e utili. La sanità è cambiata e dobbiamo continuare ad avere professionisti di alta qualità e al passo con i tempi”.

Il titolare del dicastero ha quindi assicurato di aver ascoltato con molta attenzione gli interventi delle federazioni professionali e di aver già avviato un confronto sulle loro proposte,  in particolare “quelle dirette a superare la carenza di personale e la scarsa attrattività del servizio pubblico, la troppa burocrazia, i cambiamenti in atto nel nostro Ssn”.

Schillaci si è poi soffermato su quella che ha definito la parola chiave, cambiamento: “Un processo che richiede la partecipazione e il contributo di tutti. Non è retorica ripetere che voi siete il pilastro del servizio sanitario nazionale che certamente deve ritrovare parte della sua attrattività. Questo, credo, richiede anche una riflessione sul fattore retributivo. Credo sia giusto aumentare le retribuzioni per tutti ma credo si debba anche riflettere sull’opportunità di una differenziazione per affrontare le carenze legate alle disomogeneità territoriali e alle discipline critiche: penso per i medici all’emergenza e urgenza ma anche ad altre branche specialistiche, e penso per tutti voi a settori particolari dove impegno, responsabilità e rischi sono maggiori per il professionista”.

“Ricordo inoltre che, stiamo lavorando a un insieme di interventi per riordinare le professioni e questo parte dall’evoluzione dei profili professionali”  ha aggiunto Schillaci. “Bisogna tener conto che i cambiamenti intervenuti non possono più prescindere, ad esempio dalla certificazione delle competenze. Vogliamo tutti che i nostri operatori e professionisti continuino a mantenere un livello altissimo. E per questo è necessario rivedere la programmazione dei fabbisogni formativi e assicurare un aggiornamento maggiore delle abilità per offrire un livello più efficiente ed efficace di assistenza. Quello delle competenze è un punto rilevante, dobbiamo promuovere lo sviluppo di competenze avanzate perché il progresso tecnologico corre, le innovazioni sono tante e sono cambiate le esigenze dei diversi contesti professionali, come avete ribadito”.

“Stiamo investendo con decisione sulla digitalizzazione, penso ad esempio alla telemedicina e al Fascicolo sanitario elettronico. Questo vuol dire non solo implementare le infrastrutture e gli strumenti ma investire nella formazione di chi poi li deve utilizzare pienamente” ha detto ancora il ministro, “Vi sta a cuore la revisione della legge 3 del 2018, su cui siamo certamente impegnati, per superare criticità che impattano sul funzionamento degli Ordini e individuare misure per valorizzare le funzioni di sussidiarietà così da rilanciare questo ruolo. La revisione passa anche per l’adeguamento della disciplina della Commissione per gli esercenti le professioni (Ceps) che oggi non è nelle condizioni di operare con celerità (sono 900 i ricorsi pendenti) e c’è l’esigenza di renderla più funzionale, riordinando la composizione, l’organizzazione, le competenze e il procedimento”.

“Il nostro è un impegno a 360 gradi, dunque, che conto si possa e si debba tradurre entro la fine dell’anno in uno provvedimento normativo di riforma organica” ha quindi concluso il ministro, facendo professione d’ottimismo. “Su questo stiamo lavorando. Vogliamo dotare il servizio sanitario nazionale di una forza lavoro al passo con i tempi e costruire un nuovo rapporto di fiducia con i cittadini. Sono certo che insieme potremo raggiungere questi traguardi. In conclusione mi piace ricordarvi tutti: medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri, veterinari, ostetriche, fisioterapisti, psicologi, biologi, chimici, fisici, professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, assistenti sociali ed operatori del volontariato. Grazie”.

Mandelli: “Accelerare a livello normativo per rilanciare il lavoro degli Ordini”

“È una giornata per ricordare quello che è successo (il riferimento è ovviamente alla pandemia  iniziata nel nostro Paese proprio il 20 febbraio di cinque anni fa, NdR) ma anche una giornata per progettare, per rilanciare il lavoro degli Ordini. Ora bisogna avere il coraggio davvero di mettere in atto le analisi serie e approfondite che abbiamo fatto”. Così il presidente della Fofi Andrea Mandelli (nella foto), intervenendo anch’egli alla Giornata nazionale del personale sanitario celebrata ieri a Roma, della cui organizzazione si è fatta peraltro carico – insime al ministero – proprio la federazione professionale dei farmacisti.

Mandelli ha definito ormai superata la legge 3/2018  sul riordino delle professioni sanitarie (meglio nota alle cronache sanitarie come Legge Lorenzzin), sottolineando la necessità di cambiare: “È il momento opportuno. Abbiamo il problema grandissimo della carenza di professionisti. E’ una carenza vocazionale, però le problematiche sono tante: l’insoddisfazione sulla remunerazione, la ricerca di un ruolo più riconosciuto dalla gente”, la necessità di riequilibrare “il rapporto tra lavoro e tempo libero, che è cambiato dopo il Covid”. Inoltre, “abbiamo bisogno di sburocratizzare proprio perché mancano i professionisti”.

A livello normativo, Mandelli invita a dare “un’accelerata” al “provvedimento del Governo, il 1640, che potrebbe darci una mano per fare meglio il nostro lavoro. Sono disposizioni che – ricorda – nascono dalla presidenza del Consiglio dei ministri”. Anche “non avere la Commissione centrale degli esercizi delle professioni in funzione è un danno per tutti i presidenti degli Ordini” ha osservato ancora il presidente dei farmacisti. Da qui la proposta di “dare un ruolo agli Ordini che potrebbero vicariare lo Stato così come prevede l’articolo 118 della Costituzione e ragionare per portare ancora più vicino alla gente le cose che noi possiamo fare, che lo Stato magari fa fatica a fare, ma che noi potremmo fare per tantissime ragioni”.

 

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