Curia: “Datore lavoro può obbligare a vaccinarsi chi è esposto a rischio biologico”

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Roma, 11 luglio – Il datore di lavoro può imporre requisiti in materia di salute e di sicurezza più rigorosi di quelli previsti dalla legge, per ridurre al livello più basso possibile i rischi per la salute dei lavoratori e garantire che, se esposti a fattori di rischio biologico per i quali esistono vaccini efficaci, abbiano la possibilità di essere vaccinati.

A ridurlo in estrema sintesi è questo il senso della sentenza che la Corte di Giustizia della Ue ha pronunciato lo scorso 12 giugno, sostenendo che la direttiva 89/391/CEE “Misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori” e la direttiva 2000/54/CE “Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti biologici” devono essere interpretate nel senso che “non ostano a una normativa nazionale in forza della quale un datore di lavoro può obbligare i lavoratori con i quali ha concluso un contratto di lavoro a farsi vaccinare se sono esposti a un rischio biologico“.

La Curia si è espressa sollecitata da una domanda di pronuncia pregiudiziale sollevata dalla Corte Suprema dell’Estonia nell’ambito di una controversia tra alcuni autisti di ambulanze e la municipalità di Tallin in merito alla risoluzione dei contratti di lavoro avvenuta in applicazione della normativa nazionale in forza della quale, in buona sostanza, il datore di lavoro può imporre requisiti in materia di salute e di sicurezza più rigorosi, incluso l’obbligo alla vaccinazione. I magistrati del Lussemburgo hanno statuito che l’obbligo vaccinale previsto dalla normativa estone non costituisce un’attuazione del diritto europeo in quanto la direttiva 2000/54/CEE reca soltanto disposizioni di natura organizzativa in tema di prevenzione del rischio biologico («…La valutazione [del rischio] dovrebbe di individuare i lavoratori per i quali possono essere necessarie misure speciali di protezione….Qualora [si] riscontri un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa della loro esposizione ad agenti biologici contro i quali esistono vaccini efficaci, i datori di lavoro dovrebbero offrire la vaccinazione ai lavoratori…») mentre la direttiva 89/391/CEE “non prevede alcuna disposizione specifica in materia di vaccinazione dei lavoratori».

Da qui la sentenza, che conferma quello che è stato fin qui il costante orientamento della giurisprudenza della Corte di giustizia, secondo cui i diritti fondamentali garantiti nell’ordinamento giuridico euro unitario “si applicano in tutte le situazioni disciplinate dal diritto dell’Unione, ma non al di fuori di esse”.

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