Ddl Semplificazioni e servizi in farmacia, Uap denuncia: “Rischio deregulation diagnostica”

banner

Roma, 10 ottobre – L’approvazione da parte del Senato del Ddl Semplificazione, che come raccontiamo in altra parte del giornale contiene una serie di misure finalizzate a potenziare i servizi sanitari delle farmacie di comunità, ha subito suscitato le reazioni “preoccupate”  della Uap, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata presieduta da Mariastella Giorlandino (nella foto).

In un comunicato diffuso ieri, la presidente della sigla degli ambulatori denuncia il rischio che l’approvazione del provvedimento porti a “una deregulation diagnostica travestita da semplificazione” nel nostro Paese. Giorlandino la prende larga, esprimendo “forte preoccupazione per l’approvazione in Senato del disegno di legge Semplificazioni che, pur perseguendo l’obiettivo di snellire procedure e accelerare i servizi, introduce nel settore sanitario misure che rischiano di compromettere la qualità e la sicurezza dell’assistenza ai cittadini”. Poi mette nel mirino quello che, non da oggi, è l’unico e vero bersaglio della Uap, ovvero  “la norma che amplia le prestazioni sanitarie erogabili dalle farmacie”, che a giudizio della sigla delle principali associazioni nazionali e regionali degli ambulatori privati autorizzati e convenzionati che rappresenta anche i laboratori d’analisi, costituisce “una svolta impropria e pericolosa, poiché apre alla possibilità di eseguire test diagnostici e prestazioni di natura clinica in contesti privi dei requisiti di competenza, controllo e responsabilità propri della medicina di laboratorio”.

“Le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, in quanto operatori sanitari” spiega la nota della Uap “rientrano nel campo di applicazione della direttiva Ue 2022/2555 (NIS2) e del suo recepimento nazionale di cui al D.Lgs. n. 138/2024, con obblighi di sicurezza informatica, gestione del rischio e incident reporting, anche in ordine alla trasmissione dei dati sensibili al fascicolo sanitario elettronico (Fse)”.

E Uap non capisce quindi perché  alle farmacie possa essere consentito di erogare prestazioni analoghe e trattare dati sanitari sensibili senza assoggettarle agli stessi, stringenti vincoli. “Chi tutela la riservatezza dei dati di un cittadino affetto da patologie i cui dati vengono trasmessi dalle farmacie alle Asl o addirittura in telemedicina?” chiede Unione nazionale degli ambulatori nella sua nota. “Come verrà considerata l’applicazione della direttive Ue sulla sicurezza informativa nei confronti delle farmacie, considerando, peraltro, che il mancato adempimento a tali norme per le strutture sanitarie private accreditate può essere causa di risoluzione del rapporto con il Ssr e/o di mancata assegnazione del budget Ssr nel 2026?”

Reclamando una risposta a queste domande, Giorlandino attacca: “La salute non può essere trattata come un ambito di semplificazione burocratica” afferma la presidente di Uap. “Ogni prestazione diagnostica comporta atti medici, responsabilità professionali e standard di qualità che le farmacie, per loro natura, non possono garantire. Siamo di fronte a un intervento che appare più il frutto di un’azione lobbistica che di una riflessione sulla qualità del servizio erogato”.

Del tutto in linea la considerazione conclusiva, che ribadisce un concetto più volte sottolineato nel tempo da Uap: “Non si fa sanità con le semplificazioni: la tutela della salute richiede qualità, appropriatezza e sicurezza, non scorciatoie normative o esperimenti dettati da interessi di categoria”. Affermazione in sé del tutto condivisibile, ma non certamente applicabile al caso della ‘farmacia dei servizi, il cui percorso legislativo è iniziato nel 2009 e ha ormai alle spalle molti atti normativi nazionali e regionali: davvero si può pensare e affermare che sia una “scorciatoia”?

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni