
Roma, 19 marzo – Ridurre a una quota puramente simbolica il contributo di solidarietà Enpaf per i dipendenti. Questa la proposta – che in buona sostanza delle principali istanze che i farmacisti collaboratori avanzano nei confronti dell’Enpaf – che l’Ordine dei farmacisti di Roma ha formalmente avanzato al presidente dell’ente previdenziale di categoria, Maurizio Pace, con una lettera inviata ieri a firma del presidente Giuseppe Guaglianone (nella foto).
La nota indirizzata all’Enpaf spiega che l’istanza “non più rinviabile” avanzata dall’Ordine romano (il più grande d’Italia per numero di iscritti), “nasce dall’osservazione pragmatica della realtà professionale dei nostri iscritti, in particolare dei collaboratori e dei colleghi più giovani. Come noto, l’attuale contributo di 204,00 euro si sovrappone a una copertura previdenziale e assistenziale (Inps) già completa e obbligatoria per legge”.
Il versamento all’Enpaf di questo contributo, dunque, “si traduce in un costo privo di un reale sinallagma: non genera pensione e duplica tutele assistenziali – come la maternità e la malattia – già garantite dal regime generale del lavoro dipendente”, chiarisce la lettera dell’Ordine di Roma.
Un atto di coerenza e responsabilità
“In una fase di profonda trasformazione della farmacia italiana” argomenta ancora Guaglianone “il nostro Ente ha il dovere di dimostrare plasticamente la propria capacità di ascolto. A fronte di una gestione finanziaria estremamente solida, con utili superiori ai 200 milioni di euro, il mantenimento di questo prelievo appare oggi anacronistico e difficilmente giustificabile sotto il profilo dell’equità”.
Per questo, si legge ancora nella lettera inviata all’Enpaf, ridurre il contributo di solidarietà a carico dei dipendenti a una cifra simbolica rappresenterebbe: il superamento di una doppia imposizione su prestazioni che l’iscritto già riceve dallo Stato; un segnale tangibile di rispetto verso i redditi da lavoro dipendente, “spesso i più esposti alle attuali dinamiche economiche”; un investimento sulla fiducia, “restituendo agli iscritti la percezione di un Ente che non “fa cassa” sulla base associativa, ma ne sostiene concretamente il percorso professionale”.
La proposta, ricorda quindi Guaglianone concludendo la lettera inviata al presidente Enpaf, è sostenuta con determinazione in seno al Consiglio di amministrazione dell’ente di previdenza di categoria da Eugenio Leopardi e Vladimiro Grieco, che ne sono componenti, il primo con la carica di vicepresidente, ed è “un atto di visione politica che l’Ordine di Roma considera prioritario. Dare ossigeno ai collaboratori significa investire sulla tenuta dell’intero sistema professionale”.
Il presidente dei farmacisti romani chiude quindi confidando nella sensibilità istituzionale del presidente Pace affinché l’istanza “trovi rapido accoglimento, restituendo ai nostri iscritti un segnale di vicinanza reale e non solo formale”. Parole alle quali certamente i vertici Enpaf non mancheranno di prestare tutta l’attenzione che meritano, alla luce dell’impegno assunto dallo stesso Pace all’inizio del mandato di “avviare una stagione di rinnovamento, caratterizzata da un attento ascolto delle esigenze dei farmacisti e da un processo di riforma che rafforzi il patto di fiducia tra le generazioni della categoria”.
La lettera all’Enpaf con la richiesta di ridurre il contributo di solidarietà versato dai dipendenti a una mera quota simbolica è stata inviata per conoscenza, nella giornata di ieri, anche a tutti gli iscritti all’Albo professionale dell’Ordine di Roma.


